TRA ‘FAVOLOSA’ E ‘FASTIDIOSA’

| 27 Gennaio 2018 | 0 Comments

di Crocifisso Aloisi * (consigliere comunale di Galatone)______

Da un po’ di tempo, politici, diversi giornalisti, alcuni agronomi e una fetta di commentatori Facebook ci stanno raccontando che la Favolosa Fs-17 è “un olivo che, secondo quanto svela il Cnr di Bari e il Centro di ricerca ‘Basile Caramia’ PARE METTA IN DIFFICOLTÀ IL BATTERIO, addirittura meglio del Leccino, l’altra specie olivicola su cui si sono concentrate le ultime sperimentazioni che pure SEMBRA tollerare la malattia”.
Già, pare…E sembra…

Mentre alcuni giornalisti PARE abbiano dimenticato alcuni importanti passaggi del TESTO UNICO DEI DOVERI DEL GIORNALISTA, come questo”Il giornalista..evita nella pubblicazione di notizie su argomenti scientifici un sensazionalismo che potrebbe far sorgere timori o speranze infondate”, in questo ennesimo nuovo capitolo della storiella xylella, stanno emergendo aspetti sempre più inspiegabili.

Com’è possibile che da una parte si parli di varietà resistenti al batterio xylella (ma spesso si usa il termine ‘tolleranti’), quando poi PARE non esista una scheda tecnica di cultivar che riporti questa specifica caratteristica ?

Per esempio, nelle schede di presentazione della Favolosa Fs-17 che sono riuscito a trovare in rete, le informazioni riportate a proposito di resistenza ai patogeni, sono le seguenti: resistenza ai parassiti – ‘rogna (medio/alta) – occhio di pavone (media)’ – ‘verticillosi (media) – lebbra (alta)’. Per carità, una gran bella cosa la resistenza a questi patogeni, ci mancherebbe. Ma ancora niente su ‘tolleranza’ , ‘resistenza’, sopportazione o antipatia al batterio xylella fastidiosa (se qualcuno mi comunica schede tecniche che riportano la descrizione ‘tollerante’ o ‘resistente’ alla Xylella Fastidiosa, rettifico quanto scritto).

Eppure di tempo ne è passato, visto che la notizia sulla ‘resistenza’ al batterio da parte della Favolosa circola da un anno. Per non parlare poi del Leccino. Ma anche in questo caso niente, nessuna scheda di presentazione parla di varietà resistente al batterio.

A questo punto le domande nascono spontanee: perché i fornitori delle cultivar che alcuni soggetti affermano essere ‘tolleranti’, compreso le associazioni di categoria, non scrivono esplicitamente sulla scheda la resistenza o tolleranza al batterio Xylella Fastidiosa ? Anche in presenza di uno studio del Cnr che avrebbe provato ciò? (Ma poi, questo studio è stato pubblicato dopo l’iter previsto per le pubblicazioni scientifiche indipendenti ?)

Perché qualcuno sta già abbondantemente diffondendo la notizia su una presunta tolleranza al batterio, tramite la formula del ‘PARE METTA IN DIFFICOLTÀ IL BATTERIO’, facendo così credere di aver trovato la soluzione per l’olivicoltura salentina ?
S

i vuole proporre la conversione olivicola salentina con cultivar che ‘PARE mettano in difficoltà il batterio’ ma che, guarda caso, sono CERTAMENTE adatte all’ olivicoltura intensiva (mini, semi o super)?

Siete proprio convinti che il territorio salentino possa sopportare tecnicamente (disponibilità di acqua ed altro) una olivicoltura intensiva ?
Oppure non ha importanza dimostrare la resistenza o la tolleranza a X.F. perché la caratteristica fondamentale è che siano resistenti alla ‘verticillosi’ – ‘rogna’ – ‘occhio di pavone’ o ‘lebbra degli olivi’ in quanto potrebbero essere veramente questi gli agenti patogeni che stanno devastando gli olivi salentini, mentre invece si vuole far credere un’altra storiella ?

A proposito, quando si scrive che “il batterio ha devastato gli olivi del Salento”, sarebbe opportuno fornire i dati scientifici che confermano questa affermazione, le prove di laboratorio, visto che in Salento non si stanno effettuando analisi di laboratorio da moltissimo tempo, così come sta avvenendo invece nella zona di contenimento (brindisino e tarantino), ma si stanno facendo, a quanto PARE, solo esami visivi di massa.

 

Parlare poi di tolleranza implica quindi una convivenza col batterio, o no ? Dunque se si parla di convivenza, e visto che il batterio è ormai stato ritrovato in diverse zone d’Europa, perché continuare a proporre uso massiccio di pesticidi/insetticidi (andando ad appesantire una situazione ambientale e sanitaria già fortemente stressata, come testimoniano i diversi report forniti ciclicamente dalle autorità sanitatarie salentine) ed eradicazioni anche in zona dichiarata ‘infetta’ ?

Infine si deve far notare la schizofrenia di certi passaggi e certe proposte: perché insistere su eradicazioni di piante ritenute spacciate, che rappresentano anche un indiscusso patrimonio paesaggistico non riproducibile in pochi anni ma solo dopo secoli, da sostituire con nuove cultivar (che PARE.. e SEMBRA..) quando poi ci sono in campo ben 27 sperimentazioni finanziate dalla Regione Puglia per la cura piuttosto che lo sradicamento della nostra olivicoltura tradizionale ?

Il problema disseccamento ed abbandono degli oliveti è complesso, necessità di un approccio multidisciplinare ed è risolvibile solo con un adeguato programma politico, prima nazionale, poi con politiche regionali e locali ad hoc.

 

Category: Costume e società, Cronaca, Politica

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