TORNANO LE ERADICAZIONI DEGLI ULIVI? / NEL SALENTO STANNO APPLICANDO LA STRATEGIA DEL TERRORE

| 2 Febbraio 2018 | 1 Comment

di Crocifisso Aloisi * (consigliere comunale Galatone)______

La notizia che sta circolando da ieri, che è fonte di sconcerto e rabbia nell’opinione pubblica, è quella relativa al taglio che si prospetta nella zona di Oria, Carovigno e Ceglie Messapica, di altri mille e cinquecento  alberi d’olivo, di cui molti anche secolari, per ottemperare alla decisione di esecuzione imposta dall’UE per la faccenda Xylella.

 

 

Decisione presa sulla scorta di quanto dichiarato, prima dalle autorità regionali pugliesi, poi dal nostro ministero per le politiche agricole, quattro anni fa. Affermazioni che una larghissima parte dell’opinione pubblica ha sempre contestato e che sono alla base dell’impalcatura giuridica che impone i tagli attraverso i decreti legge nazionali (scaturiti quindi dalle decisioni europee alimentate dalle stesse autorità nazionali).

Nel frattempo sono cambiate un po’ di cose, ma per il Salento non sembra cambiare ancora nulla.

Xylella è passata da lista Eppo A1 a lista A2; focolai del batterio sono stati trovati anche in  Francia (Corsica e Francia continentale), Germania e Spagna (isole di Maiorca, Minorca, Ibiza e Spagna continentale)- quindi presente ben oltre la zona ‘INFETTA’

( cioè il Salento, anche se ancora NON sono stati prodotti esami di laboratorio che certifichino la presenza di una epidemia da xylella, che spesso si confonde col CO.DI.R.O. grazie a media ed opinionisti diciamo poco professionali. A quanto pare basterebbero solo gli esami visivi, qui da noi)

e la zona di ‘CONTENIMENTO’ –

ma si continua con i titoli e con le decisioni drastiche (giustificate solo dai decreti nazionali e decisioni commissariali europee) sempre qui, nel nostro territorio.
Le stesse decisioni vengono imposte allo stesso modo anche nelle altre zone del continente dove è stata certificata la presenza del batterio?

Ad esempio, come è andata a finire con gli olivi di Mentone in Francia? E altrove c’è la stessa pressione mediatica (e psicologica) come qui da noi?

I politici che si presenteranno nei collegi salentini potrebbero dire qualcosa a proposito ?

Potrebbero studiarsi il decreto del ministro Martina del 19 giugno 2015 e prendere impegni per la sua revisione (con parallelo intervento sulle decisioni europee che lo proteggono) o addirittura per la sua abrogazione per aspetti di dubbia costituzionalità ? (Tutela del Paesaggio, tutela della salute e così via).

O sarà il nostro Territorio ad essere sacrificato per qualcosa che la comunità scientifica internazionale non ha ancora potuto verificare ?

E per gli agricoltori: prima di acquistare le cultivar che dicono essere ‘resistenti’ al batterio X.F. assicuratevi che la scheda tecnica del prodotto riporti esplicitamente questa indicazione nella sezione resistenza ai patogeni. Altrimenti è una bufala e state comprando un prodotto, magari anche buono, di cui il fornitore non garantisce però questa specifica caratteristica.

 

Category: Cronaca, Politica

Comments (1)

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  1. Giuseppe Vinci - tramite Facebook ha detto:

    I 140 circa olivi abbattuti a Trepuzzi nel 2014 di sicuro non hanno fermato il fenomeno dei disseccamenti in Salento, e nemmeno quelli di Oria. Delle due l’una: o gli abbattimenti non sono la soluzione, o il batterio non è causa di malattia. Personalmente sono propenso a pensare che esista una terza via. Ovvero che gli abbattimenti non sono la soluzione a una malattia che non è causata dal batterio.

    Tra l’altro vi faccio notare che:
    – i disseccamenti nel Salento risalgono ai primi anni del 2000 e sono andati crescendo di continuo;
    – i campionamenti per verificare la presenza del batterio nel Salento sono fermi a dicembre 2014;
    – i campionamenti lungo la nuova fascia di contenimento, ovvero San Vito, Carovigno, Ostuni, Cisternino, Martina Franca fino giù al tarantino, sono iniziati solo questa estate e da allora sono stati individuate le piante oggi minacciate dalle motoseghe;
    – che il presunto insetto vettore, stando ai tentativi fatti dai ricercatori baresi, pur prendendo in sé (anche se molto raramente), il batterio, non riesce ad inocularlo nelle piante.

    Ergo: non si può affermare nessuna avanzata del batterio o come qualche terrorista afferma avanzata dell’epidemia. Dati epidemiologici non ce ne sono, né per la nuova fascia di contenimento, né per il resto del Salento dove non ci sono dati nuovi rispetto a dicembre 2014.

    Se davvero il batterio fosse causa di malattia e si diffondesse come la “propaganda” vuole lasciar credere, saremmo in presenza di una probabile epidemia che dopo non meno di 5 anni avrebbe raggiunto anche il centro Italia. Fermo restando che Rosmarino, Oleandro e gli altri organismi vegetali soggetti al batterio, così come vorrebbero le liste Eppo dei patogeni vegetali, sarebbero tutte secche, mentre non è così. In particolare, già da Torchiarolo in su, fino a Oria, e poi di qui verso il tarantino, risalendo per Ostuni e Martina Franca non ci sono traccie di disseccamento.

    Ciò rafforza l’ipotesi e le considerazioni: che non c’è alcuna epidemia; che il batterio non è causa di malattia; che la malattia abbia a che fare con ben altre cause; che funghi patogeni come il Verticillium è causa di malattia accertata da anni ed è presente da anni in tutto il territorio pugliese (nel barese è causa di disseccamenti accertati da oltre 10 anni) e ciò nonostante la ricerca e le autorità politiche e burocratiche non muovono un solo dito; che tutte le attenzioni sono rivolte a un batterio che per il semplice fatto di essere inserito in Eppo tra i patogeni da quarantena, nonostante non ci sia alcuna pubblicazione scientifica che attesti il nesso di causalità tra patogeno e malattia, questo muove decine di milioni di euro di denari pubblici europei che finiscono nelle tasche di ricercatori (a cui è stato affidato con esclusività assoluta la possibilità di fare ricerca, contravvenendo ai principi stessi della ricerca scientifica e della costituzione italiana), e di apparati burocratici e politici, trascurando chi ha subito il danno; che nemmeno un euro viene stanziato per combattere la malattia (il disseccamento, che non è dimostrato dipenda dal batterio), né tanto meno per combattere tutti gli altri patogeni accertati presenti nel territorio pugliese; che le cause ambientali svolgono un ruolo nel deperimento delle piante e dell’ambiente pedologico sempre più impoverito e intossicato (dalla chimica in agricoltura – pesticidi, dalle falde inquinate, da discariche tossiche diffuse soprattutto nel basso Salento, da fattori atmosferici abioticici – Ilva, Cerano, Colacem e simili), mal predisponendo gli organismi vegetali a malattia esattamente come accade all’uomo.

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