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CULT MOVIE / RIVEDENDO “Once”

| 23 ottobre 2018 | 0 Comments

di Roberto Molle______

Come di certi libri o dischi, ci sono film di cui non potrai liberarti mai. Perché, in qualche modo, ti segnano per sempre. E film che aiutano a guardarti nel profondo, ad auto-psicanalizzarti, in sedute di novanta minuti.

“Once” è per me uno di quei film, e non lo cambierei con nessun altro, assolutamente.

Girato nel 2006, con quattro soldi e due attori non professionisti (ma grandi musicisti), una colonna sonora che ti rimette in pace col mondo, diversi premi vinti, tra cui un oscar per la migliore canzone.

Girato in diciassette giorni, sfruttando la luce naturale e le abitazioni di alcuni amici, così da poter limitare le spese, Once racconta di un busker che si esibisce con la sua chitarra in una piazza di Dublino, e di una ragazza originaria della repubblica ceca che per vivere fa le pulizie e che spesso, durante la pausa pranzo, quando le viene permesso, suona il pianoforte in un negozio di strumenti.

Il busker è interpretato da Glen Hansard, musicista (componente di una band irlandese: i Frames) che nel 1991 era stato Outspan Foster in “the Commitments”, il famoso film di Alan Parker. La ragazza, nella realtà è Markéta Irglovà, musicista e cantante ceca.

La storia è semplice: Glen vive col padre che ha un piccolo laboratorio dove vengono riparati gli hoover (aspirapolveri), la mattina va in piazza a cantare accompagnandosi con la sua chitarra eseguendo brani popolari, mentre i passanti, il più delle volte, gli lasciano qualche moneta nella custodia della chitarra; la sera ci torna e suona delle canzoni diverse, scritte da lui, che sogna di incidere su un disco.

Markéta, spesso si ferma ad ascoltarlo, sa suonare il piano, ed ha un aspirapolvere rotto; così tra un pranzo al volo, un salto nel laboratorio del padre di Glen a riparare l’aspirapolvere, e un’esibizione per chitarra, piano e voce nel negozio di strumenti, dove permettono a Markéta di suonare per un’ora al giorno.

Nasce “Falling Slowly”(la canzone che ha vinto l’oscar) e a seguire, per tutto il film, a fare da sfondo a una Dublino plumbea, ci sono tutte le altre canzoni (da “If you want me” a ”The hill” e a “Lies”) che danno un imprinting fondamentale al film.

C’è una storia d’amore che non crescerà mai, Glen è stato lasciato ma ama ancora la sua ragazza, Markéta ha una figlia piccola e un marito lontano con cui ormai non condivide più molto; c’è, però, un feeling tra i due nato sul filo della passione per la musica, che li fa avvicinare così tanto fino al punto di farli innamorare.

Decidono di andare fino in fondo nel progetto di registrare il disco che Glen ha in mente, così, riescono a coinvolgere alcuni musicisti che per sbarcare il lunario, come lui, suonano in strada. Riescono anche a ottenere un finanziamento per pagarsi lo studio di registrazione (grazie ad un impiegato di banca patito di rock); infine, durante un lungo week-end, provando giorno e notte, registrano tutte le canzoni.

E’ l’alba di domenica quando escono dallo studio di registrazione ed entrano in macchina per la prova d’ascolto: “con le casse dello studio il suono era perfetto, ora facciamo la prova della verità ascoltandole con delle casse di merda!” dirà un assonnato tecnico del suono che si offre di accompagnarli con la sua macchina fino al mare.

Seguono una serie di scene delicate e toccanti (qualcuno gioca col freesby, altri si rincorrono sulla spiaggia, Glen e Markéta passeggiano e parlano guardandosi con tenerezza) sulle note della splendida “When your mind’s made up” (tutte le canzoni di Once sono state scritte da Glen Hansard ed eseguite insieme a Markéta Irglovà). Una volta che il progetto è stato portato a termine ci sono delle decisioni da prendere, e ci vuole coraggio a soffocare quel sentimento che ormai sta montando.

In sala di registrazione, a un certo punto Markéta si isola ed entra in una altra stanza dove c’è un piano a coda, si siede, suona e comincia a cantare “The hill”, venata di malinconia e di una bellezza struggente, Glen la raggiunge e gli dice: “partiamo insieme, suoniamo dappertutto…”, e lei gli risponde: “si scappiamo, portiamo anche mia figlia!”; si guardano e capiscono che sarebbe bellissimo… ma non possono farlo.

Nel finale, Glen prende un aereo per Londra e va a riprovarci con la sua ex, e Markéta vuole dare un’altra possibilità al marito: ”per Ivanka, mia figlia”, dice con le lacrime agli occhi.

 

Ci sono, nel film, passaggi, piani sequenza e primi piani che sembrano dettati da un regista che cura poco i dettagli, e ancor meno la sceneggiatura, anche il montaggio è un po’ discutibile, e le scene girate in zone pubbliche rimandano sguardi stralunati e poco fotogenici (in realtà si girava senza autorizzazione e con teleobiettivo, in modo che tutto fosse più naturale possibile).

Insomma un b-movie o quasi, potrebbe sembrare.

Invece, è uno dei film indipendenti più belli, dove le imperfezioni diventano poesia; alcune scene non hanno niente da invidiare, per originalità, a quelle di film più famosi, e che tra l’altro tradiscono la bravura di John Carney (il regista, amico ed ex compagno di suoni di Glen Hansard), che di recente ha diretto un altro film (“Tutto può cambiare” con protagonista Mark Ruffalo) a badget milionario, ma senza quel tocco magico che aveva avuto in Once.

Nella scena finale del film c’è un furgone che si ferma vicino a casa di Markéta, ne scende un uomo che suona alla porta, lei si affaccia dalla finestra, e il suo viso si accende di stupore quando vede un pianoforte sbucare da quel furgone. Poi, si vede Glen che si avvia all’ aeroporto con lo sguardo soddisfatto (perché è lui l’artefice di quel regalo), ancora un’inquadratura sulla strada, dopo, la camera sul dolly si gira e si avvita fino ad entrare nella finestra del secondo piano, dove Markèta seduta al pianoforte si gira e sorride.

Sullo sfondo, il marito con in braccio Ivanka, poi i titoli di coda e uno spleen di cui non sarà facile liberarsi.

 

 

 

a questi link alcune canzoni del film:

 

 

 

Category: Cultura

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