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MUSICA / ESCE UN CD SUI GENERIS, PER CONCILIARE VECCHIO E NUOVO: “Di zampogne, partenze e poesia” DEL POLISTRUMENTISTA SALENTINO GIULIO BIANCO, DOVE LA FAN DA PADRONE LE ZAMPOGNE

| 9 dicembre 2018 | 0 Comments

di Roberto Molle______

Un pomeriggio plumbeo, uno dei tre gatti stanziali che proprio non ne vuole sapere di liberare la poltrona, un ginseng bollente che dal bar a casa ha incendiato il palato e la scelta random tra alcune delle uscite discografiche più recenti da recensire. Non proprio una bella situazione, comunque, la scelta del disco viene delegata a un colpo d’occhio: dalla copertina di uno dei cd, un omino fiabesco che suona la cornamusa mi proietta in territorio amarcord con un flash a metà strada tra il cappellaio matto (icona della storica etichetta discografica Charisma) e una delle tante stilizzazioni fotografiche in cui è rappresentato Ian Anderson (leader immarcescibile di uno dei gruppi più longevi del prog-rock, I Jethro Tull).

Da tutti questi presupposti la scelta cade su “Di zampogne, partenze e poesia” del polistrumentista salentino Giulio Bianco (nella foto).

Per la verità, disco molto sui generis rispetto alla nutrita produzione musicale di area salentina.

“Di zampogne, partenze e poesia” è un disco dove le parole sono ridotte all’essenziale, e tutto o quasi, è affidato alla zampogna, uno strumento che in qualche modo assurge a guida attraverso un viaggio all’interno della musica e i temi trattati. La zampogna al posto della chitarra dunque? In un certo senso si, e con la capacità di sorprendere anche, riuscendo a dialogare egregiamente con l’elettronica e le partiture orchestrali.

È un disco questo, che riesce nell’intento di conciliare un legame tra vecchio e nuovo, e lo fa attraverso un processo di scrittura che pur muovendosi lungo un tracciato tradizionale, alla fine, conduce a un traguardo fatto di sonorità contemporanee.

Il cd è costituito da solo sei tracce originali (scritte e arrangiate dallo stesso Giulio Bianco) tutte di ottimo livello.

Si inizia con “Tornare”, dove le zampogne si fanno largo tra la gente scortate dal ritmo scandito dal battito esile di tamburelli che lentamente guidano l’ascolto tra estasi e trance. Segue “Trainieri” ed è magia pura. Le voci ipnotiche di Uccio Aloisi e Uccio Bandello, cantori scomparsi e indimenticabili (che insieme all’altro Uccio Melissano, costituivano in ambito popolare salentino una realtà abbastanza sopra le righe: Gli Ucci n.d.r.).

In particolare, il canto di Uccio Aloisi si eleva a dimensione sciamanica. Succede di tutto in questo brano, anche l’innesto di campionature varie e il suono sincopato di un organetto incagliato tra gli anfratti di propaggini balcaniche. “Walzer dei giocattoli dimenticati” è il terzo brano dal titolo evocativo, e vede la collaborazione nell’arrangiamento, di Inude (una realtà abbastanza agli antipodi per la verità, essendo Inude un progetto elettro-techno), la band di un paio di ragazzi “illuminati” di Nardò.

Anche qui si incontrano strumenti di tradizione e di innovazione: la fisa di Rocco Nigro e gli intrecci tecnologi dei sintetizzatori degli stessi Inude; poi naturalmente la zampogna, onnipresente (e mai invasiva), in un ordito che guida lungo una filastrocca fatta di suoni.

A seguire “Cirano”, base di tamburello, virtuosismi di zampogna e aria soffusa di tango. “Tarantella di san Filippo” è una giostra dove la zampogna sia avvita in virtuosismi che non fanno rimpiangere certi giri di violino, tipici delle tarantelle. Delizia e sorpresa per estemporanee incursioni in ambito “scotish”. Infine “Ronda”, con un intro psichedelico e una chiusura a sorpresa che non svelerò, lascio all’ascoltare la scoperta.

Nel disco, Giulio Bianco (che suona vari tipi di zampogna oltre alla chitarra e a varie diavolerie elettroniche) è affiancato da Mauro Durante (violino e tamburi a cornice), Rocco Nigro (fisarmonica), Emanuele Licci (bouzuky), Giancarlo Paglialunga e Alessia Tondo (Tamburelli), Massimiliano Morabito (organetto) e Giuseppe Anglano (fisarmonica).

Giulio Bianco ha un background di tutto rispetto. Approccio sin dall’infanzia a strumenti a fiato particolari come flauto, armonica a bocca e zampogna. Incursioni nella pizzica e nella tradizione della musica folk irlandese. A quindici anni la prima band: Aioresis, da lì in poi collaborazioni a 360 gradi. Esperienze in ambito folk rock e world music. Partecipazione a varie formazioni dell’orchestra della “Notte della Taranta” (le edizioni concertate da Ambrogio Sparagna, Mauro Pagani, Ludovico Einaudi e Goran Bregovic), poi l’entrata stabile nella formazione del Canzoniere Grecanico Salentino, una delle realtà musicali più longeve e prestigiose del Salento e del sud Italia. Ora questo stupendo disco ad aprirne la carriera solistica.

 

Qui il video del primo brano estratto da “Di zampogne, partenze e poesia”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Category: Cultura

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