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GIORNALISMO ANTIMAFIA: BEPPE ALFANO, IL CRONISTA MISSINO UCCISO DALLA MAFIA 26 ANNI FA

| 15 febbraio 2019 | 0 Comments

mv_______Ventisei anni fa Beppe Alfano veniva ucciso dalla Mafia. Il pensiero è andato a questo siciliano, a questo giovane padre di due figli perché passando da Monteroni di Lecce, ho visto un manifesto che annunciava una manifestazione per ricordare un altro siciliano,  un altro morto di mafia. Era lo stesso ragazzo che  lo scorso anno  abbiamo commemorato a Nardò, dove l’amministrazione Mellone gli ha intestato una strada.
Ricordo quel convegno perché c’era anche il nostro Direttore Giuseppe Puppo nella veste di moderatore, ed io ero lì per procurarmi del materiale fotografico da mettere a corredo dell’articolo che avremmo pubblicato il giorno dopo.
Così mi son chiesto come mai nel giro di pochi mesi nel Salento, una terra tutto sommato lontana da dove questi episodi si sono verificati, la stessa vittima veniva ricordata per la seconda volta, ho pensato che ci fosse  una ricorrenza, magari la data della morte. E così ho scoperto che , come in questo periodo, tanti anni fa era stato assassinato Beppe Alfano.

Mi sono vergognato delle domande che mi sorgevano spontanee, mi sono chiesto se anche per i morti di mafia, ci sono quelli di serie A e quelli di serie B, quelli di cui ci ricordiamo e quelli a cui intestiamo strade e piazze, e quelli di cui ci scordiamo con maggiore facilità. Quelli a cui vengono dedicati libri, da cui traggono origine fiction televisive, e altri a cui a mala pena li si commemora nella propria terra.
Sono domande legittime, certo meriterebbero una riflessione approfondita ed una risposta, ma noi siamo in ritardo, colpevolmente in ritardo, Beppe Alfano fu ucciso in una fredda giornata di gennaio, e noi siamo già a febbraio, ma come tutti sanno meglio tardi che mai.
Ricordiamo questa Vittima della mafia con una serie di interventi, di un giornalista, di un amico e dei figli Sonia e Chicco.
Uno spaccato da cui emergono frammenti della vita di quest’Uomo con le sue sfaccettature, quello dell’impegno politico, del giornalista senza tesserino, del genitore, della vittima che ancora dopo tanti anni non ha avuto giustizia.

 

di Salvatore Recupero____Barcellona Pozzo di Gotto, 8 gen – La sera dell’otto gennaio 1993 la mafia decise di mettere a tacere per sempre Beppe Alfano. Le dinamiche di questo omicidio sin dall’inizio apparvero poco chiare. Vediamo perché. Il cronista siciliano era seduto al posto di guida della sua Renault 9, accostata sulla destra, in via Marconi (poco distante da casa sua) con il finestrino lato passeggero abbassato, il cambio in folle e il motore acceso. Insomma, pareva aspettasse qualcuno. Verso le dieci di sera il killer lo uccise con una calibro 22: tre colpi a rapida successione e a breve distanza. Ma chi era Alfano? E cosa c’entra la mafia?

Un uomo così certo non poteva rimanere indifferente di fronte alla mafia.  Poi per un fascista siciliano, i mafiosi erano dei partigiani con la coppola. Nessuno deve scordarsi che il boss Salvatore Lucania alias Lucky Luciano ha contribuito alla caduta del Fascismo e all’arrivo degli americani in Sicilia. Per questo Alfano iniziò ad ingaggiare una lotta impari contro i boss locali. Nonostante la provincia di Messina fosse ritenuta provincia babba (ossia poco furba e di conseguenza non incline al crimine) Barcellona faceva la differenza. Il clan dominante era legato a doppio filo con Nitto Santapaola e dunque con i corleonesi. Non solo, ma nella stessa città, o meglio nel comune limitrofo di Terme Vigliatore, c’era un altro clan che contendeva ai barcellonesi il controllo de territorio. Beppe Alfano, però, non si accontentava di fare la cronaca nera, come Giovanni Falcone adottava la tecnica del Follow the money, ossia seguire i soldi per incastrare i mafiosi. I temi sui quali si concentravano le sue inchieste furono: gli illeciti compiuti nella gestione dell’Aias (l’associazione d’assistenza ai disabili di Milazzo), le illegalità nel comune di Barcellona, le truffe del settore agrumicolo all’Ue nella zona tirrenica messinese. Inoltre, egli pare che avesse scoperto che il superlatitante Nitto Santapaola era nascosto proprio nella sua città. A muovere le file, però, non c’erano solo i padrini. Secondo il cronista missino nella sua città si era formata una confraternità di tipo massonico (La Corda Frates) che univa gli esponenti della classe dirigente ai membri della Cupola.

 

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 Il ricordo dI Beppe Alfano dei figli Sonia e Chicco.

Beppe Alfano, insegnate di scuola media con l’hobby del giornalismo. Si hobby perché papà quando è stato assassinato, con 3 colpi di pistola di cui uno in bocca, non era iscritto all’ordine dei giornalisti, era un semplice cronista di provincia che scriveva per “La Sicilia” di Catania.

Stava conducendo tantissime inchieste: dal traffico di armi, alle truffe ai danni della comunità europea su agricoltura e abigeato, sulla malasanità, sugli appalti pubblici; sulla massoneria e sulle latitanze dorate di alcuni boss di rilievo

Papà era un uomo di destra, nessun mistero, aveva fatto parte di Ordine nuovo per poi rientrare tra le fila del M.S.I.-D.N., nel 1970 richiamato da Giorgio Almirante. Tra i 2 vi era una sana e reciproca amicizia basata sugli stessi ideali e valori.

Oggi a distanza di 25 anni dalla sua morte non possiamo non esprimere il nostro rammarico in merito al fatto che, salvo i suoi e i nostri pochi amici, pochi hanno ricordato papà. Qualche istituzione ma nessuna cerimonia o evento per ricordare un anniversario così importante.

25 anni sono tanti per noi familiari. Sono 5 lustri durante i quali abbiamo affrontato le tappe fondamentali delle nostre  vite da soli, abbiamo cercato e cerchiamo la verità sul suo omicidio, talvolta lottando anche contro depistaggi messi in atto da pezzi deviati dello stato.

Oggi più che mai, a distanza di 25 anni ci viene data conferma che nel nostro paese esistono vittime di serie A e di serie B, e vi è persino la macabra volontà di continuare a produrre film e fiction su nomi noti e stranoti relegando al dimenticatoio tutti gli altri.

Non va meglio sul fronte politico istituzionale, continuiamo ad assistere al declino della lotta alla mafia nonostante gli scandali di questi ultimi anni impongano una seria riflessione sulla necessità di tornare ad affrontare l’argomento in maniera inequivocabile. La lotta alla mafia deve ritornare ad essere un punto cardine nell’agenda politica del paese. A prescindere dai partiti e dalle militanze. Il piombo uccide ma l’oblio seppellisce e sfigura la memoria ed il sacrificio.

Sonia e Chicco Alfano

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Giulio Francese ha scritto: “Ventisei anni fa veniva ucciso a Barcellona Pozzo di Gotto il giornalista Beppe Alfano. Anzi, giornalista non lo era ancora, il tesserino lo avrebbe avuto alla memoria anni dopo. Faceva l’insegnante ma il giornalismo era la sua passione. Gliene venivano in tasca pochi spiccioli, ma non aveva importanza, al cuore non si comanda. E Beppe Alfano ci metteva il cuore nelle sue cronache, la serietà e il rigore di chi ama questo mestiere e rispetta i lettori. E teneva gli occhi aperti, per raccontare tutto ciò che vedeva, che sapeva, come deve fare un buon giornalista. E scriveva, dalle pagine de La Sicilia con cui collaborava, di abusi, sprechi, inadempienze nella pubblica amministrazione, ma anche di mafia e degli intrecci, in quel territorio, con politica e massoneria. Scriveva e le sue parole davano fastidio. E non hanno esitato a ucciderlo per metterlo a tacere.
Ventisei anni dopo, ricordiamo quel sacrificio, ricordiamo la serietà professionale di Beppe Alfano, il suo rigore, il suo essere giornalista vero. E pensiamo ai tanti giornalisti-collaboratori di oggi che si riconoscono nel suo esempio e nel suo rigore e vanno avanti, con passione e dedizione, nonostante siano pagati poco e quando capita, nonostante le minacce e gli insulti via social.
Un pensiero anche alla sua famiglia, alle sue fiere battaglie per onorare la memoria di Beppe, che ha dato fastidio anche da morto. Un pensiero e un abbraccio particolare alla figlia Sonia, indomabile nelle sue battaglie in nome della legalità, esponendosi a seri rischi. E che non ha esitato a rinunciare alla scorta per sottolineare le “disattenzioni” di chi dovrebbe garantire la sua sicurezza. Una decisione che ci preoccupa e che getta una cupa luce su questo anniversario.

Category: Cultura

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