“Ma che ci fanno mangiare?!? / LA RISPOSTA DELL’ASL DI LECCE

| 30 agosto 2019 | 0 Comments

E’ ARRIVATA LA RISPOSTA – ARTICOLATA E MOTIVATA – DELL’ASL DI LECCE. ECCO L’INTERVENTO DEL DOTTOR FRANCO LEOMANNI, CHE RINGRAZIAMO PER IL QUALIFICATO CONTRIBUTO, LASCIANDOLO ALLA LIBERA VALUTAZIONE DEI LETTORI

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di Franco Leomanni * (direttore del servizio veterinario area c sud dell’ ASL di Lecce) _______

In riferimento all’articolo del 23-08-2019 pubblicato su leccecronaca.it sotto il titolo :“Ma che ci fanno mangiare?!? Le bistecche col batterio resistente?!? il prosciutto all’antibiotico?!?”, sembra opportuno fare alcune considerazioni sull’argomento “antibiotico resistenza” che non può essere affrontato in modo superficiale ed astratto, ma richiede un livello di conoscenza adeguato dei fattori che direttamente ed indirettamente la influenzano.

 

Si premette che l’Unione Europea, con la decisione UE /652/2013, ha disposto un piano di azione quinquennale di lotta e monitoraggio armonizzato, sulla resistenza agli antibiotici dei batteri zoonotici e commensali, negli alimenti e negli animali produttori di alimenti.

Il Ministero della Salute, in ottemperanza alla decisione dell’Unione Europea, predispone annualmente un piano di controlli con il quale vengono programmati, per tutte le regioni, un certo numero di campioni da effettuare su una determinata tipologia di prodotti.

Le regioni a loro volta, a seconda delle realtà territoriali, distribuiscono i campionamenti alle ASL che provvedono alla loro esecuzione attraverso i servizi Veterinari del Dipartimento di Prevenzione.

Nell’anno 2018 i controlli hanno riguardato i polli ed i tacchini con campionamenti mirati sia presso i macelli che presso i centri di commercializzazione. Per il 2019 il piano riguarderà le carni suine e bovine.

Oltre al piano dell’Unione Europea, il Ministero della Salute, annualmente predispone due propri piani nazionali, il piano nazionale residui (PNR) per la ricerca di residui di antibiotici sugli animali vivi e sulle loro produzioni (carni, uova, miele, ecc…) e il piano nazionale alimentazione animale (PNAA), per la ricerca di antibiotici e sostanze indesiderate nei mangimi destinati agli animali. Anche questi due piani per il tramite del coordinamento delle regioni, vengono espletati dai Servizi Veterinari delle ASL. I risultati dei campionamenti vengono comunicati alle Regioni di competenza e da queste al Ministero della Salute.

 

La salubrità delle produzioni zootecniche certamente è stata condizionata anche dalle pressanti richieste provenienti dai mercati, infatti la crescente richiesta di prodotto da parte della grande distribuzione, nel tempo ha contribuito a modificare i sistemi di allevamento trasformandoli da estensivi in intensivi con il conseguente concentramento di centinaia e spesso anche migliaia di animali in spazi limitati, ovviamente tutto ciò facilita l’eventuale diffusione delle malattie negli allevamenti.

Appare scontato che eventuali terapie, in questa tipologia di allevamenti non potendo effettuarsi sui singoli capi, viene praticata come terapia di massa attraverso la somministrazione di farmaci con l’acqua di abbeverata o l’uso di mangimi medicati.

In ultima analisi, a secondo dei punti di vista, qualcuno potrebbe affermare che in fondo, queste tecnologie hanno soddisfatto le esigenze di larga parte dei consumatori ed inoltre hanno consentito di limitare i costi dei prodotti al consumo, ad onor del vero molti studi di settore hanno dimostrato che spesso il consumatore si lascia condizionare più dall’apparenza che dalla sostanza dei prodotti alimentari.

Sembra comunque opportuno far presente che gli antibiotici più recenti di ultima generazione, di norma non vengono autorizzati per le terapie in campo veterinario dove invece trovano largo uso antibiotici di vecchia generazione (penicilline ,tetracicline ecc.).

E’ scontato comunque, anche alla luce delle quantità utilizzate, che i loro residui una volta pervenuti nell’ambiente attraverso i reflui zootecnici, favoriscono la selezione di ceppi batterici antibiotico-resistenti.

Bisogna ammettere che è molto difficile prevenire e soprattutto controllare l’uso sconsiderato degli antibiotici negli allevamenti, gli addetti ai lavori hanno il sentore che il fenomeno si sia aggravato con l’allargamento dell’Unione Europea ai paesi dell’Est dove, alla carenza di vigilanza sul farmaco Veterinario, si associa il basso costo delle molecole che, insieme all’assenza dei controlli alle frontiere, permettono l’approvvigionamento di farmaci a buon mercato e soprattutto fuori controllo.

 

Da quanto esposto si può capire che la problematica legata alla lotta all’antibiotico resistenza è molto complessa, tanto che per affrontarla non è sufficiente l’incremento di risorse destinate ai servizi deputati ai controlli (Servizi Veterinari) o la predisposizione di piani di controllo straordinari, ma a parere dello scrivente, andrebbe integrata con la rivisitazione della normativa sulla legislazione alimentare che in molti casi risulta farraginosa e spesso di difficile applicazione.

Purtroppo la legislazione Europea ha avuto sempre maggior riguardo verso il rispetto degli standard igienico sanitari delle produzioni rispetto alla tutela degli standard qualitativi dei prodotti alimentari, questa inclinazione negli anni inevitabilmente ha fatto pendere la bilancia a vantaggio della grande industria del settore alimentare.

L’introduzione dei sistemi di autocontrollo ed autocertificazione certamente avranno contribuito, attraverso la riduzione costante dei controlli istituzionali, a far diminuire i costi dei controlli a carico delle pubbliche amministrazioni, ma sicuramente non hanno fatto aumentare le garanzie igienico sanitarie e qualitative dei prodotti alimentari.

 

Il consumatore giornalmente viene a conoscenza di articoli e reportage che gettano ombre inquietanti sulla salubrità dei prodotti di origine animale che finiscono sulle nostre tavole e pertanto, giustamente preoccupato, si chiede se può stare tranquillo sui cibi che consuma.

A conclusione di queste brevi considerazioni, che non hanno la presunzione di aver chiarito il quadro riguardo all’antibiotico -resistenza e alla salubrità dei prodotti alimentari, ma che hanno il solo scopo di fornire spunti di riflessione, si può tranquillamente affermare che il rischio zero negli alimenti non esiste, tant’è che in tutta la normativa nazionale ed europea sulla sicurezza alimentare, non è mai menzionata la completa eliminazione del rischio, ma solo la sua riduzione.

Infatti per quasi tutte le sostanze indesiderate compresi gli antibiotici, sono codificati dalla normativa europea ed in particolare dal regolamento CEE n 470/2009 dei limiti massima di tolleranza (LMR, limiti massimi residuali) superati i quali l’alimento non è più considerato edibile, è ovvio che pur in presenza di sostanze indesiderate al di sotto dei limiti stabiliti dalle norme i prodotti possono liberamente destinati al consumo umano. _______

LA RICERCA nel nostro articolo del 23 agosto scorso

 

 

 

 

 

 

Category: Cronaca, Politica

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