IL LECCE HA CORAGGIO MA IL CIELO SUL VIA DEL MARE HA GLI OCCHI DI LLORENTE: 1-4 CON EPISODI E RIMPIANTI

| 22 settembre 2019 | 0 Comments
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di Annibale Gagliani______

Nel cuore di leccesi e napoletani c’è perennemente il sole e sull’atteso pomeriggio del Via del Mare non è mancato. In tribuna Ernesto Chevanton ricorda che l’ultima contesa tra le due squadre l’ha risolta lui in volée, mentre le due curve del Sud si scambiano gesti d’affetto tra i selfie e gli snacks dei ventiquattromila spettatori.

Moduli relativamente speculari, Ancelotti sceglie il doppio pivot Llorente-Milik con in appoggio il folletto Insigne, creando un assetto camaleontico grazie alla duttilità del trio Zielinsky, Elmas e Fabian Ruiz. In difesa a spingere sulle fasce Malcuit e Ghoulam, mentre ad affiancare Koulibaly c’è l’eterno stagista, Maksimovic. Il Lecce risponde col trio fuoco e fiamme Farias, Falco, Mancosu, sorretto da una seconda linea di concetto formata da Tachtsidis, Majer e dall’uomo promozione Tabanelli. Difesa con Rispoli e Calderoni sulle fasce e Lucioni e Rossettini a ingaggiare un incontro di boxe assieme ai punteri avversari.

Il Napoli pressa alto grazie ai terzini, proponendo un buon numero di cross sterili e studiando cautamente i padroni di casa. Ancelotti redarguisce Malcuit, in versione sonni d’oro a inizio gara, e si rende conto di come la velocità di palleggio ed esecuzione di martedì sia lontana da quella odierna. Ma basterà.

Il Lecce è coraggioso, volitivo, si è ormai scrollato di dosso le ansie dell’esordio e con Farias al quarto d’ora lascia intendere ad Ospina che dalla sua porta oggi non prenderà soltanto una bella abbronzatura. Intanto ha messo la protezione solare. Le incursioni di Insigne sono mortifere e Rispoli lo capisce subito, prestando enorme attenzione.

Al ventesimo da un’azione caparbia di Majer, che lotta fieramente contro il miglior defender del campionato, Koulibaly, arriva un sinistro di piattone di capitan Mancosu che sibila alla destra del portiere azzurro. Servono i cambi di marcia di speedy Falco per incendiare ulteriormente gli umori di uno stadio festante, ma Insigne non ne vuole sapere di abbandonare lo scettro di fantasista d’Italia e impegna dalla sua mattonella un attento Gabriel. Il portiere carioca si ripete poco dopo sull’incornata del leone di Bilbao, Fernando Llorente.

Il playmaker giallorosso, Tachtsidis, sembra soffrire il dinamismo della mediana partenopea e spesso si ritrova a rallentare le azioni di ripartenza dei suoi. Ma al ventottesimo tutto peggiora: da un sinistro all’interno dell’area di rigore del redivivo Milik, nasce un rimpallo che Llorente sa come risolvere occhi negli occhi con Gabriel: in rete.

Il Lecce accusa il colpo e va in confusione nella costruzione della manovra, rendendosi conto che l’asino ha preso in mano il match. Al trentaseiesimo minuto il direttore di gara, Piccinni di Forlì, assegna con l’ausilio del VAR un penalty per fallo di mano in area salentina. Insigne parte deciso ma si fa ipnotizzare da Gabriel. Ci pensa Piccinni a cambiare le carte in tavola: decide di dare una seconda chance al capitano di Fratta Maggiore, per il mancato posizionamento di almeno un piede sulla linea di porta da parte dell’estremo difensore. Lorenzino non si fa pregare e mette in cassaforte il due a zero in mezzo al vortice di fischi del Via del Mare. I collaboratori di Ancelotti rischiano la pelle in tribuna e vengono scortati a bordo campo a seguito di un lancio di oggetti e insulti da saloon. Scena tra il ridicolo e l’imbarazzante, non annoverabile nel teatro di Eduardo ma nei cinepanettone dei Vanzina.

Il Napoli merita il vantaggio alla fine di un primo tempo movimentato seppur non abbia prodotto uno sforzo colossale.

Il secondo tempo parte con Petriccione al posto del sonnecchioso Tachtsidis e con gli animi in generale più rilassati. È l’ora del caffè a Lecce come a Napoli ma la banda di Liverani decide di non prenderlo, sfiorando il goal della riapertura con un colpo di testa di Lucioni di poco alto.

Fabian Ruiz in contropiede cavalca come un puledro in praterie inglesi ed esegue la sua giocata che sta diventando classica: rientra sul sinistro e infila nel sacco a giro a mezza altezza alla destra di Gabriel. Rete capolavoro, esultanza scellerata: tende l’orecchio in segno di sfida alla curva leccese, alimentando una reazione da corrida da parte dei supporters casalinghi.

Fabian Ruiz è un prospetto di fuoriclasse, ma va educato al rispetto. Piccinni lo ammonisce, Ancelotti lo aspetterà negli spogliatoi, seppur in sala stampa lo difenderà come un padre. Il Lecce non muore e a sorpresa all’ora di gioco si guadagna un calcio di rigore per un intervento a valanga di Ospina su Mancosu. Dopo il check del VAR, sempre il capitano giallorosso segna per la bandiera all’incrocio alla sinistra del gatto colombiano.

La sfida torna ad avere un senso, anche grazie alle fatiche Champions League che cominciano a pesare sugli uomini di Ancelotti. Il Lecce pressa con entusiasmo e al sessantacinquesimo Liverani sceglie di giocare la carta Lapadula, sostituendo il beniamino della torcida, Filippo Falco. Il tecnico romano inserisce Benzar – dal look trap, ci ricorderemo di lui solo per questo – con Rispoli, cercando di bloccare le avanzate di Ghoulam e sperando in qualche buon traversone per il bulimico Lapadula.

Al settantaduesimo Ancelotti chiede di arrivare alla quarta segnatura togliendo Milik ed Elmas, e inserendo la bambola assassina, Lozano, e il veterano Callejon, micidiali negli spazi aperti. La gara scorre verso i titoli di coda senza sussulti, evidenziando la concretezza di un Napoli che può dirsi stabilmente tra prime dieci squadre d’Europa (e di conseguenza del mondo) come valore e qualità complessiva.

Al Lecce l’onore delle armi per aver affrontato a viso aperto una delle tre grandi di questo torneo, dimostrando spensieratezza ma non dimenticando che due anni fa orbitava nei campi della Serie C. Resta il tempo per scrivere sugli almanacchi l’1-4 di Fernando Llorente all’ottantaduesimo con tocco da opportunista su ribattuta del portiere dopo un sinistro di Insigne: tre partite giocate dal campione del mondo spagnolo (applaudito anche dai tifosi di casa), tre segnature e un assist: il Napoli ha fatto l’affare dell’estate.

In conferenza stampa Carlo Ancelotti ne elogia lo spessore tecnico-tattico, definendolo un «giocatore completo», dribblando da buon numero dieci la mia domanda sull’aspetto finalmente “ancelottiano” del Napoli, l’anno scorso ancora troppo legato al sarrismo, ed esprimendosi anche sugli avversari: «Il Lecce è stato condizionato dal nostro pressing iniziale, ma è una squadra che gioca a calcio e Liverani mi è simpatico».

Il mister licantropo, chiamato in causa dal tecnico più vincente dell’attuale Serie A, risponde a chi parla di “batosta” nel pomeriggio trascorso e nella serata di San Siro alla prima: «1-0 o 4-1 non cambia niente, queste sono cose per il fantacalcio. La squadra ha giocato e non ha mai mollato. Dobbiamo continuare e fare esperienza, è un percorso di crescita e lo stiamo facendo. Non eravamo dei fenomeni dopo Torino e non siamo scarsi ora».

Nel turno infrasettimanale il Lecce è atteso dalla trasferta di Ferrara allo Stadio Mazza contro la battagliera Spal di Semplici. Un nuovo scontro salvezza da non fallire, perché il treno del massimo torneo dà una vista spettacolare a bordo, ma le occasioni per restarci passano poche volte.

 

 

 

 

Category: Costume e società

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