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SE GIORNALISTI E POLITICI CHIUDONO UN OCCHIO. NERO

| 5 novembre 2019 | 0 Comments

(g.p.)______Premesse necessarie. Primo, in generale: chi è arrestato è innocente, fino ad eventuale condanna definitiva in terzo grado di giudizio. Secondo, sempre in generale: se l’ arrestato è esponente di un partito politico, per un’ accusa specifica, la responsabilità penale è personale, e il suo partito non c’entra nulla.  Terzo, nello specifico: il datore di lavoro dell’arrestato è estraneo alle indagini che hanno portato in carcere il suo collaboratore.

Detto ciò, e tutto ciò sottolineato, assodato e acquisito, c’è da dire molto altro ancora.

Ieri è successo un fatto a mio modo di intendere eclatante, su di una materia sicuramente esplosiva, passato non dico in sordina, ma certamente senza nessuna enfasi e quasi quasi, salvo alcune rare eccezioni, minimizzato.

La materia è la lotta alla mafia, e i rapporti fra mafia e politica.

Il fatto è che, insieme ad altre quattro persone,  a Palermo è stato arrestato Antonello Nicosia, 48 anni, di Sciacca, assistente parlamentare, esponente dei Radicali italiani, con la pesantissima accusa di associazione mafiosa.

Di più: visitando le carceri, sempre secondo le accuse, di portare all’esterno i messaggi dei boss.

Di peggio: di essere vicino mica a un capo bastone qualunque, in qualche remoto paesino, ma addirittura al capo dei capi ancora latitante Matteo Messina Denaro.

 

Ora, al di là degli aspetti giudiziari, che seguiranno il loro iter, c’è già sempre a mio avviso un problema politico, su cui in molti hanno sorvolato.  Il collaboratore parlamentare non è un dipendente qualunque, bensì ricopre un incarico fiduciario, di massima vicinanza con il datore di lavoro, e, al suo pari, gode di tutta una serie di prerogative, quali l’accesso ai Palazzi del potere, oltre ad essere ben retribuito.

Antonello Nicosia era collaboratore della deputata Giuseppina Occhionero (nella foto), 41 anni, di Campomarino, di Liberi e Uguali, il partito di Pietro Grasso, e da poco passata con Italia viva di Matteo Renzi.

Come abbia potuto la Occhionero scegliersi un assistente parlamentare del genere, rimane un mistero, checché la diretta interessata abbia provato a spiegarlo: “Ringrazio la magistratura e le forze dell’ordine per lo straordinario lavoro di contrasto alla mafia. Quello che si legge nelle intercettazioni e’ comunque vergognoso e gravissimo.

La collaborazione con me, durata solo quattro mesi, era nata in virtù del suo curriculum, in cui si spacciava per docente universitario oltre che di studioso dei diritti dei detenuti.

Non appena ho avuto modo di rendermi conto che il suo curriculum e i suoi racconti non corrispondevano alla realtà ho interrotto la collaborazione.

Le visite in carcere peraltro sono parte del lavoro parlamentare a garanzia dei diritti sia dei detenuti sia di chi vi lavora.
Sono profondamente amareggiata ma la giustizia farà il suo corso. Mi auguro nel più breve tempo possibile. Un grazie di cuore a tutti coloro che, in queste ore, mi hanno manifestato affetto e solidarietà. In questi momenti, quello che serve è il calore di chi ci vuole bene. Un abbraccio forte a chi sta dimostrando di volermene”.

Convincente? Tutto a posto così?

Pare di sì, nessuno ha avuto alcunché da ridire.

Sullo stalliere di Arcore, che poi faceva lo stalliere, appunto, cioè accudiva i cavalli nella rimessa, e frequentava le stalle, mica le aule di Monte Citorio, si è scritto, letto, dibattuto e processato per anni, che dico anni? decenni.

Per l’assistente parlamentare che secondo i magistrati portava i pizzini per conto del capo supremo latitante, è finito tutto in un giorno.

 

 

 

 

 

 

 

Category: Cronaca, Politica

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