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IL MOSTRO AVVELENA PURE IL GOVERNO

| 7 novembre 2019 | 1 Comment

(g.p.)______“E’ una vertenza che sta particolarmente a cuore al governo, riteniamo quel polo industriale di interesse strategico per il Paese. Per il governo rilanciare l’Ilva e Taranto è una priorità”.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha tenuto nella notte una conferenza stampa (nella foto), al termine del consiglio dei ministri a sua volta convocato al termine dell’incontro con i vertici aziendali.

 

‘Tavolo’ in cui la multinazionale è rimasta sostanzialmente ferma sulle decisioni annunciate: con le sue logiche da multinazionale, appunto, di intascare profitti e di andarsene via da qualche altra parte, non appena essi diminuiscono, o sono in pericolo, come nel frattempo si è accorta, nella fattispecie, scaricando impegni, responsabilità, costi e quant’altro sullo Stato che la ospita.

 

Riunione di un governo intossicato da nuove tensioni: il Pd preme in pratica per un nuovo decreto salva-Ilva, come quelli che fece a suo tempo Matteo Renzi; il M5S, che tradì le promesse di chiudere lo stabilimento, avviando la riconversione economica che aveva delineato in due convegni internazionali di rigenerazione, e la vendette al miglior  offerente, pare non voler cedere nel mantenere almeno le prescrizioni ambientali.

 

L’opposizione di centro – destra incalza l’esecutivo affinché tenga in piedi il Mostro siderurgico tarantino.

 

Nessuno parla dei morti che ha causato in questi anni, delle ferite sociali che ha inferto, delle devastazioni ambientali che ha provocato.

 

Quadro politico in fibrillazione.

 

Qui di seguito una sintesi delle dichiarazioni di questa notte del presidente del Consiglio.

“Non riteniamo giustificate le preoccupazioni di ArcelorMittal e il governo ha dichiarato, per sgombrare  il campo, la sua disponibilità all’immunità.

Il governo si è dimostrato disponibile a introdurre lo scudo penale, che è stato rifiutato.

Dopo un po’ è emerso nella discussione che non era questa la vera causa del disimpegno dell’azienda. Lo scudo penale non è il tema, il tema è che l’azienda ritiene che con i livelli di produzioni non siano sostenibili gli investimenti e di non poter assicurare gli attuali livelli di occupazione. Per assicurare la continuità aziendale ci viene rappresentato l’esubero di 5mila lavoratori. Per noi è inaccettabile.

Qui non è una qualsiasi crisi aziendale. E’ una vertenza che in questo momento prospetta un disimpegno da impegni contrattuali specificamente assunti a seguito da una gara. Se ci sono criticità non giustificano affatto la riconsegna dell’intero impianto, per noi è scattato un allarme rosso. Ci siamo resi disponibili ad aprire una finestra negoziale, ventiquattro ore su ventiquattro.

Ribadisco la disponibilità a valutare elementi di accompagnamento alla situazione di mercato contingente, alle guerre commerciali in corso, alla previsione dei dazi. Ma per loro la riduzione della produzione è strutturale. E questo per noi non è accettabile.

La produzione è scesa a 4mila tonnellate. Benissimo. A chi spetta il rischio impresa? Chi è che viola il contratto? Vogliamo dire che il Governo non rispetta il contratto? Nessuna responsabilità sulla decisione dell’azienda può essere attribuita al governo. Nessuno ha costretto ArcelorMittal a partecipare a una gara con regole chiare e trasparenti. Chiediamo il rispetto del piano industriale e ambientale. Questa è un’altra preoccupazione: che non garantendo la continuità produttiva non si continui con il risanamento ambientale. L’azienda rimedi alle sue iniziative.

Abbiamo invitato il presidente Mittal a prendersi un paio di giorni e valutare la situazione per altre soluzioni. Ma al momento  non c’è nessuna soluzione, nessuna richiesta nostra è stata accettata”.

“Non lasceremo soli gli operai e le comunità locali. Domani convocheremo i sindacati. C’è l’assoluta determinazione di rilanciare Ilva e Taranto. Non è questione di minoranza o maggioranza, è l’intero Paese che deve reggere l’urto di questa sfida, sono assolutamente inutili le polemiche”.______

LA RICERCA nel nostro articolo del 4 novembre, con tutti gli aggiornamenti successivi, fino a ieri sera

I PADRONI DEL MOSTRO PROVANO A FORZARE LA MANO

 

Category: Cronaca, Politica

Comments (1)

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  1. Egidio Personè, Fiamma Tricolore - tramite mail ha detto:

    “Il caso Ilva conferma ancora una volta l’incapacità politica, la superficialità, la mancanza di amore per la propria terra dei rappresentanti istituzionali pugliesi. Tutti protesi a “chi la spara più grossa”, ma tutti sullo stesso livello di inconcludenza.

    Il Movimento Sociale, da partito visionario quale era, attento al sociale e quindi alla tutela contemporaneamente di ambiente e lavoro, contestava gli insediamenti di “cattedrali nel deserto” quali erano gli insediamenti industriali del Mezzogiorno.
    Un Sud trattato da Terzo Mondo, terra di conquista di capitalisti del Nord che sfruttavano i vantaggi (così li definivano) per il Sud, ma non garantivano nessun rispetto delle regole ai danni della salute delle persone. Cerano, Ilva, sono due esempi. Ma non avevano alcun rispetto nemmeno per la garanzia della dignità del lavoro.
    Accanto al caporalato ci sono stati gli schiavi dell’industria, perennemente sotto la spada di Damocle del licenziamento.
    Il tutto è accaduto con l’accondiscendenza della maggior parte dei politici pugliesi. Quel che è più grave è la mancanza di impegno della regione Puglia sin dall’inizio degli anni duemila, per cercare di porre rimedio ad una situazione che ineluttabilmente sarebbe divenuta esplosiva per Taranto.
    I 5 Stelle hanno completato l’opera con i loro ministri che hanno rastrellato voti al Sud sulla base di fantasiose promesse e motivate da una politica mai fatta “per”, ma sempre punitiva “contro”.
    Ora il Pd ed i 5 S hanno il dovere di individuare soluzioni vere (non parchi giuoco) per Taranto che sta vivendo da anni una situazione insostenibile. Non vogliamo più il diffondersi di malattie oncologiche, ma nemmeno mettere sul lastrico migliaia di famiglie. Regione e governo centrale individuino subito una soluzione e che sia almeno all’altezza di far rispettare i patti da parte di un’azienda estera che probabilmente aveva voluto investire il suo denaro non per garantire produzione, ma per affossare l’Ilva per fare produzione altrove. Le elezioni sono vicine e il popolo pugliese saprà questa volta far bene il suo conto”.

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