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IL PROCESSO INIZIERA’ A LECCE L’8 MAGGIO. LAVORI NON AUTORIZZATI, ABUSI EDILIZI, DANNEGGIAMENTI, INQUINAMENTO DELLA FALDA ACQUIFERA, ESPIANTO DI ALBERI DI ULIVO. PESANTI CAPI DI IMPUTAZIONE PER DICIOTTO PERSONE, FRA I QUALI I VERTICI DI TAP E SAIPEM. TUTTI GLI IMPUTATI. LE ACCUSE DEI MAGISTRATI

| 7 gennaio 2020 | 2 Comments

(Rdl)______E dopo la chiusura delle indagini preliminari dello scorso 6 settembre, da parte della Procura della Repubblica di Lecce è arrivato il rinvio a giudizio per la Trans Adriatic Pipeline Italia per i suoi due legali rappresentanti, e per diciotto persone, in relazione alla costruzione del gasdotto.

Il provvedimento è datato 18 dicembre, ma se ne è avuta notizia solo oggi. Per la precisione: è un decreto di citazione a giudizio, firmato dal Procuratore della Repubblica Leonardo Leone de Castris, pubblico ministero Valeria Farina Valaori. Il processo inizierà presso la II sezione penale del Tribunale di Lecce davanti al giudice monocratico Silvia Saracino l’ 8 maggio.

Gli imputati sono Michele Mario Elia, country manager Tap; Gabriele Paolo Lanza, project manager Tap; i manager della Saipem, per la costruzione del così detto microtunnel, e del tratto offshore dall’Albania, Luigi Romano, Adriano Dreussi, Piero Straccini, Luca Gentili; Yuri Picco e Aniello Fortunato, della I.CO.P per la costruzione del così detto pozzo di spinta; Alessandro Niccoli, amministratore unico della R.A. Costruzioni di Brindisi, e Marco Paoluzzi, direttore dei lavori, della TechNip di Roma, per gli altri lavori al cantiere (nella foto).

Oltre ai responsabili delle principali aziende per la realizzazione del gasdotto, sono imputati anche Lucio Mello, titolare della omonima azienda di Carmiano, incaricata dell’espianto degli ulivi; Massimiliano Greco, legale rappresentante dell’omonima azienda di Arnesano, incaricata di costruire le recinzioni al cantiere; Antonio Vallone, legale rappresentante della cooperativa Montaggi Industriali di Melpignano incaricata dei montaggi per le recinzioni;  Giuseppe Mariano, per la preparazione delle aree del cantiere, della S.M.E Strade di Copertino; Giuseppe Cesareo Calò, della Geoambiente di Cavallino, per lo smaltimento del materiale di demolizione; Maurizio Luigi De Pascalis, dell’omonima impresa di Galatina, per la fornitura in opera di calcestruzzo; Claudio Coroneo, e Pantaleo Notaro, della Nova Montaggi di Galatina, ditta sub appaltatrice del montaggio di recinzione.

 

I reati contestati a vario titolo sono in buon sostanza di aver effettuato i lavori della costruzione del gasdotto Tap, dalla fase preparatoria, a quella esecutiva, dal così detto micro tunnel al terminale di ricezione, sulla base di autorizzazioni  ministeriali del 2014 e del 2015 illegittime, perché rilasciate in violazione di norme italiane, direttive comunitarie e trattati internazionali, quindi viene loro contestato di aver agito senza le necessarie autorizzazioni ambientali, idrogeologiche, paesaggistiche ed edilizie, in zone invece, appunto, in quanto di notevole interesse pubblico, sottoposte a precisi vincoli; come se non bastasse, viene contestato loro anche lo scarico di acque reflue industriali, nelle falde acquifere della zona, quindi con l’inquinamento che ne deriva.

 

Al processo potranno costituirsi parte civile in qualità di persone offese i sindaci di Melendugno, Vernole, Castrì, Calimera, Lizzanello, Martano, Zollino e Corigliano d’Otranto; il presidente della Regione Puglia; il ministero per l’Ambiente; il Comitato No Tap, e le associazioni V.A.S. APS, Codacons e Italia Nostra.______

LA RICERCA nel nostro articolo del 18 settembre scorso

CLAMOROSO! IL GASDOTTO TAP E’ TUTTO QUANTO ILLEGITTIMO!! LO DICONO I MAGISTRATI DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI LECCE, CHE HANNO MOTIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER I VERTICI DELLA MULTINAZIONALE E LORO ESECUTORI. E ORA, GIUSEPPE CONTE BIS E MATTEO RENZI TRIS, CHE FARETE? UN DECRETO SALVA ELIA?

 

Category: Cultura, Politica

Comments (2)

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  1. Paolo Pagliaro, Movimento Regione Salento - tramite mail ha detto:

    Sono curioso di capire se Emiliano vive sulla terra, in Puglia, o sulla luna, oppure nel paese dei balocchi, oppure ha semplicemente la memoria corta.Da quello che ha dichiarato vorrebbe chiedere un risarcimento miliardario a Trans Adriatic Pipeline per danno d’immagine e perché, ha anche detto, il danno è enorme e il vantaggio è zero per la Puglia.
    Eppure il gasdotto lo volle proprio la sinistra, la solita sinistra è il suo PD, di cui era segretario regionale, che governava e governa la Puglia, altrimenti TAP sarebbe approdato altrove.
    Dunque Emiliano ormai ha dimenticato che TAP fu voluto da Nichi Vendola? Oppure finge perché è già in campagna elettorale e cerca consenso?
    Ed è proprio il suo partito il PD ad aver avallato sempre quest’opera da Enrico Letta a Massimo D’Alema che parlò di inutili allarmismi a Matteo Renzi che lo definì un tubicino che non avrebbe creato alcun problema a San Foca e al Salento intero.
    Il gasdotto, opera che può anche essere utile, nessuno lo mette in dubbio, doveva approdare altrove e non in quell’angolo di paradiso che stanno distruggendo.
    Le lotte contro quel punto di arrivo a San Foca di TAP le abbiamo fatte noi, siamo stati noi a chiedere di cambiare con la Zona Industriale di Brindisi evitando 65 km di sfregi e profanazioni del nostro territorio, abbiamo chiesto noi di vigilare su qualsiasi forma di reato ambientale, abbiamo evidenziato che i nostri ulivi non dovevano essere toccati e siamo stati sempre in prima linea.
    Adesso Emiliano si sente parte offesa e vorrebbe chiedere un risarcimento; ben venga il risarcimento ma certamente nessuno si prenda meriti

  2. Veronica Giannone, Gruppo Misto - tramite mail ha detto:

    “Sono passati pochi mesi da quando, insieme a diversi colleghi di Camera e Senato, abbiamo presentato un esposto alla Procura di Lecce per denunciare le ripetute e gravissime violazioni perpetuate da Tap nei confronti della popolazione pugliese e della terra salentina.
    Oggi il rinvio a giudizio dei 19 indagati nell’ambito di una delle inchieste sul gasdotto, apre finalmente un spiraglio di giustizia e di speranza. Quello che sta succedendo è un atto criminale ai danni della collettività, dell’ambiente, del paesaggio e del futuro di quella Regione”.

    Ad affermarlo è Veronica Giannone, tra i firmatari dell’esposto e prima firmataria di un’interrogazione parlamentare presentata insieme ai deputati Cunial, Benedetti, Vizzini, Muroni, Fratoianni e Fassina.

    “Viste le gravissime violazioni penali e i rischi sempre più evidenti per la popolazione riscontrati dalla magistratura – dichiarano Cunial e Giannone – abbiamo chiesto al Presidente del Consiglio Conte e al Ministro dell’Ambiente Costa di deliberare circa lo stop dei lavori di Tap, provvedendo al sequestro immediato del cantiere, in attesa della conclusione del procedimento penale in corso, così da evitare reiterazione di eventuali reati e la commissione di nuovi e più gravi. Come è già successo. Ulivi espiantati senza permesso, inquinamento delle falde acquifere, violazione dei vincoli paesaggistici, abusi edilizi, ripetute e, secondo la giurisprudenza della corte UE, irrimediabili violazioni alla direttiva Via (Valutazione di impatto ambientale) – continuano le deputate – Infrazioni non di poco conto a cui si aggiungono una serie di comportamenti altamente lesivi di interessi e diritti non monetizzabili, come la salubrità dell’ambiente, i diritti fondamentali dell’uomo, l’essenza della democrazia, della sovranità nazionale e dell’autodeterminazione dei popoli. Ironia della sorte, proprio oggi 25 attivisti NO TAP vengono giudicati perché nella notte tra il 12 e 13 novembre 2017 hanno manifestato contro la realizzazione della recinzione della zona rossa eretta per consentire l’espianto di ulivi e il procedere dei lavori, ora rivelatosi illeciti.
    È il momento di scegliere da che parte stare – concludono le parlamentari – dalla parte di chi difende la terra e il proprio futuro o di chi, da anni, agisce per distruggerlo? Nel decreto della Procura oltre al comitato No Tap e ai sindaci della zona, risultano parte offesa il presidente della Regione Emiliano e lo stesso Ministero dell’ambiente. A loro il potere e il dovere di agire”.

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