PUBBLICATA IERI, AGGIORNATA FINO A SETTE MESI FA, LA DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA MANDA AL PARLAMENTO LA SUA RELAZIONE SEMESTRALE. ECCO QUELLO CHE DICE PER QUANTO RIGUARDA LA PROVINCIA DI LECCE. CON FATTI, LUOGHI, E PURE NOMI E COGNOMI

| 18 gennaio 2020 | 0 Comments

(Rdl)______Resa nota la nuova “Relazione semestrale al Parlamento” della Direzione Investigativa Antimafia. Si riferisce al primo semestre del 2019. Pubblichiamo qui di seguito integralmente la parte dedicata alla provincia di Lecce______

Nel semestre in esame, sebbene non si possano escludere criticità connesse a mire espansionistiche o a tentativi
di supremazia per il controllo del territorio857, non sembra ancora vacillare l’intesa criminale siglata tra la consorteria BRIGANTI, appoggiata dai TORNESE di Monteroni di Lecce, e PEPE858, entrambe attive nel traffico di
stupefacenti e nelle estorsioni. Ciò è quanto risulta dagli esiti investigativi dell’operazione “Le Vele”859, conclusa
il 7 gennaio 2019 dalla Polizia di Stato, che ha consentito di smantellare due gruppi criminali, nati dalle ceneri
dei sopracitati clan leccesi, i quali avevano impiantato nella zona della cd. “167”860 di Lecce il proprio quartier
generale della droga. L’attività criminale riconducibile ai boss dei clan PEPE e BRIGANTI è risultata dedita al
traffico di stupefacenti, all’usura e alle estorsioni – anche con l’imposizione di servizi di guardiania e di vigilanza
a cantieri, esercizi commerciali, locali pubblici e privati ed in occasione di pubblici spettacoli – al recupero crediti,
all’esercizio abusivo del gioco d’azzardo ed al controllo di attività economiche. Tra gli indagati figura un elemento
di rilievo del clan TORNESE861 di Monteroni di Lecce. Quest’ultimo clan, per quanto ridimensionato dagli esiti
dell’operazione “Labirinto” (luglio 2018)862, attualmente risulta il sodalizio tra i più strutturati e ramificati nella
provincia salentina. Nel medesimo contesto territoriale863, in antitesi al clan TORNESE e nonostante i vincoli familiari864, opera il gruppo CARACCIOLO-MONTENEGRO, dedito al traffico di sostanze stupefacenti e al racket
estorsivo. L’operazione “Battleship”865, conclusa il 27 marzo 2019 dalla Guardia di finanza, ne ha ricostruito l’operatività, evidenziando il profilo criminale di due coniugi, inizialmente affiliati al clan TORNESE, entrambi con

857 Il 9 marzo 2019, presso l’Ospedale di Nardò (LE), una persona giungeva ferita da un colpo di arma da fuoco. Tale episodio potrebbe essere ricondotto alle attività di spaccio di sostanze stupefacenti su quel territorio.
858 Che estende le sue ramificazioni anche in alcuni territori della provincia.
859 OCCC n. 2041/18 RGNR-14/18 RDDA-5557/18 Reg. GIP-174/18 ROCC, emessa il 14 dicembre 2018 dal Gip presso il Tribunale di Lecce nei confronti di 3 soggetti, mentre altri 13 sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.
860 Dove l’8 maggio 2019 la Polizia di Stato interveniva presso la terrazza di un condominio, riscontrando la presenza di un giovane leccese gravemente ferito da tre colpi di pistola alla testa ed attinto da coltellata alla gola ed alla milza. Tale efferato episodio è annoverabile tra quelli maturati nel mondo del traffico e dello spaccio di droga.
861 L’influenza del sodalizio si estende fino alla zona jonica di Gallipoli, un tempo feudo del clan PADOVANO.
862 Il 28 marzo 2019, in provincia di Lecce, i Carabinieri hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo nei confronti di un pluripregiudicato.
Il provvedimento si incardina nell’ambito dell’operazione “Labirinto”, eseguita il 2 luglio 2018, nei confronti di 33 soggetti, accusati, a vario titolo, di partecipazione al sodalizio “TORNESE”, di traffico e spaccio di stupefacenti, estorsione, rapina, detenzione illegale di armi, favoreggiamento, intimidazioni nei confronti di commercianti ed imprenditori. I beni sottoposti a sequestro, imprese individuali con relativi compendi aziendali, immobili, autoveicoli, motoveicoli, rapporti finanziari e bancari attivi hanno un valore complessivo di 800.000 euro.
863 Monteroni di Lecce, Guagnano, Carmiano, Veglie, Copertino, Leverano, Arnesano, Porto Cesareo e Sant’Isidoro.
864 Il boss del clan CARACCIOLO è fratello della moglie del boss del clan TORNESE.
865 OCCC n. 9018/14 RGNR-6278/18 RGGIP-38/19 ROCC, emessa il 6 marzo 2019 dal Gip presso il Tribunale di Lecce nei confronti di 14 soggetti (uno dei quali sottoposto agli arresti domiciliari), indagati, a vario titolo, per aver fatto parte di una associazione di tipo mafioso, denominata clan CARACCIOLO-MONTENEGRO, dei delitti di traffico organizzato di sostanze stupefacenti, delitti contro il patrimonio (estorsioni, furti),
estorsioni mediante l’imposizione dei servizi di guardiania in occasione di pubblici spettacoli, delitti in materia di porto e detenzione di armi.

ruolo apicale all’interno dell’organizzazione mafiosa e in grado di assumere il controllo delle attività delinquenziali “disponendo le spedizioni punitive nei confronti dei debitori riottosi al pagamento di pregressi debiti nonché le azioni a contenuto intimidatorio, funzionali ad accrescere il prestigio dell’organizzazione mafiosa nell’area di influenza”. Dall’attività investigativa emerge, in particolare, il ruolo delle donne del clan che, nella gestione del malaffare, avevano compiti di primo piano, sovrintendendo allo svolgimento di tutte le attività delittuose.
In provincia si rileva la presenza anche di altri sodalizi, alcuni dei quali notevolmente ridimensionati rispetto al
passato866. Particolarmente radicate e strutturate nei territori di rispettiva competenza sono le consorterie COLUCCIA867, DE TOMMASI e PELLEGRINO868, la cui capacità criminale si è manifestata nel dal traffico delle sostanze stupefacenti, nelle estorsioni e nelle frodi sportive.
Come confermato dalle indagini “Le Vele” e “Battleship”, anche nel semestre in esame, il mercato delle sostanze
stupefacenti869 continua ed essere il core business delle predette organizzazioni criminali salentine, in stretto contatto con i gruppi criminali albanesi. La costa leccese, quindi, continua a rappresentare, per la vicina Albania, il
primo attracco fondamentale per rifornire di marijuana, e non solo, i mercati italiani ed europei. Tale assunto
trova ampia conferma nell’operazione di polizia giudiziaria denominata “Fiori di primavera”870, conclusa il 12 febbraio 2019 dalla Guardia di Finanza, ove le “attività di indagine hanno dato atto della quotidiana ed indefessa attività criminale posta in essere da tre sodalizi, della frenetica ed ininterrotta attività di importazione e di cessione di sostanze stupefacenti posta in essere tra l’Albania e l’Italia e successivamente sul territorio salentino e su quello di altre regioni italiane

866 Il clan LEO, benché ripetutamente colpito dalle attività di indagine degli ultimi anni, delinque attraverso familiari e sodali in libertà, principalmente nei comuni di Vernole, Melendugno, Lizzanello, Cavallino, Caprarica di Lecce e Calimera; il clan RIZZO che, presente nel capoluogo, in particolare nel rione Castromediano, estende la propria influenza anche nei Comuni di Cavallino, Lizzanello, Melendugno, Merine, Vernole,
Caprarica, Calimera e Martano; il clan GIANNELLI di Parabita, destrutturato a seguito dell’importante operazione “Coltura” (dicembre 2016).
867 Attivi a Noha di Galatina, Galatina, Aradeo e Cutrofiano. Con riguardo alla capacità del clan COLUCCIA di relazionarsi con organizzazioni di altre matrici, si segnalano gli esiti dell’operazione “Re Mida” (OCCC n. 13838/16- 6421/17 GIP del 9 maggio 2019), coordinata dalla DDA di Roma, che ha consentito, l’arresto di 18 soggetti appartenenti ad un’organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti
con base nel quartiere romano di Montespaccato, collegata ad esponenti della ‘ndrina BELLOCCO di Rosarno (RC) e ad un pluripregiudicato “di rilevante caratura criminale” appartenente ai COLUCCIA, fornitore di cocaina sulla citata piazza di spaccio della Capitale. L’operazione verrà meglio illustrata nel paragrafo dedicato alla Regione Lazio.
868 Entrambi i clan sono attivi a Campi Salentina, Trepuzzi e Squinzano.
869 Numerosi sono stati gli arresti, in flagranza di reato, per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, prevalentemente marijuana, ma anche hashish, cocaina ed eroina, con contestuali sequestri, talvolta, di ingenti quantitativi. Da rilevare che tra gli arrestati figurano anche soggetti albanesi accusati di detenzione e traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
870 OCCC N. 7020/2016 RGNR – n. 7834/2016 R. GIP – n. 154/2018 OCC, emessa il 12 novembre 2018 dal GIP presso il Tribunale di Lecce ed eseguita, come detto, il 12 febbraio 2019 dai finanzieri di Lecce e dallo SCICO di Roma, coordinati dalla Direzione Nazionale Antimafia e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce. Sono stati tratti in arresto 27 soggetti (5 dei quali sottoposti agli arresti domiciliari), la maggior parte dei quali (21) di nazionalità albanese, responsabili di traffico internazionale di stupefacenti e detenzione ed introduzione nel territorio italiano di armi e munizioni. In particolare, l’attività investigativa ha permesso di disarticolare differenti consorterie criminali italo-albanesi, con basi operative in provincia di Lecce e con ramificazioni e contatti in altre regioni italiane (Calabria, Sicilia).

 

(Calabria, Sicilia, Emilia Romagna, Lombardia) dai membri delle tre associazioni”. I positivi risultati dell’indagine sono frutto della piena collaborazione tra Magistratura e Forze di polizia delle due sponde dell’Adriatico, per il tramite di una Squadra di investigazione comune871, che ha consentito di individuare i luoghi di produzione, preparazione, stoccaggio e spedizione della droga. Le indagini, scaturite a seguito dell’operazione “Oceano”872 (settembre 2016), hanno fatto luce su come la criminalità albanese fosse in grado di garantire ingenti forniture di droga da destinare al mercato europeo, specialmente Germania e Svizzera.

È emersa, inoltre, la complicità di soggetti leccesi e brindisini anche nelle fasi del temporaneo stoccaggio delle partite di sostanze stupefacenti in attesa della loro successiva consegna ai soggetti incaricati dello smercio. La struttura imprenditoriale dedita al traffico poteva, altresì, contare sui canali calabresi per l’approvvigionamento di cocaina.
Il controllo del mercato della droga e delle relative piazze di spaccio è spesso causa di attriti e scontri sanguinosi
fra compagini criminali che insistono sul medesimo territorio. In tal senso appaiono emblematiche le risultanze
investigative connesse all’operazione “Tornado”873, conclusa il 24 giugno 2019 dai Carabinieri, che ha ricostruito
le motivazioni di un omicidio874, avvenuto a Maglie, e di far luce su una serie di atti intimidatori che, dal 2017,
avevano interessato i territori dei Comuni salentini di Maglie, Scorrano e zone limitrofe.
Gli stabili collegamenti tra sodalizi pugliesi e gruppi criminali dei Paesi dell’area balcanica, in particolare albanesi,
sono risultati strumentali non solo al traffico di stupefacenti e al contrabbando di tabacchi ma anche a quello
dell’immigrazione clandestina875, in ciò avvalendosi di motovelieri con al comando scafisti originari dell’Est,
ucraini, russi e georgiani. Un’ulteriore fenomenologia criminale che sembra ugualmente interessare le coste salentine è il traffico di armi dall’Albania e dal Montenegro876. Gli esiti giudiziari dell’inchiesta “Bulldozer”877, con

871 Costituita a Tirana l’1 dicembre 2016 – ai sensi dell’articolo X dell’Accordo tra la Repubblica Italiana e la Repubblica d’Albania, sottoscritto a Tirana il 3 dicembre 2007 e ratificato dall’Italia con legge 14 giugno 2011 n. 97 – con apposito accordo siglato dalla Procura della Repubblica di Lecce e dalla Procura della Repubblica per i Crimini Gravi d’Albania. La squadra investigativa comune consente di effettuare approfondimenti
investigativi, riguardanti i crimini transnazionali, in maniera coordinata direttamente all’estero e senza attivare le complesse procedure rogatoriali.
872 L’inchiesta era stata conclusa dalla Guardia di Finanza nei confronti di 18 soggetti (sette italiani e undici albanesi), che avevano organizzato un vasto traffico di droga, trasportata dall’Albania e destinata principalmente nel Salento (Lecce, Brindisi e Taranto).
873 OCCC n. 10872/17 RGNR-10221/18 Reg. GIP, emessa il 17 giugno 2019 dal GIP presso il Tribunale di Lecce nei confronti di 36 soggetti (10 dei quali sottoposti agli arresti domiciliari), accusati, a vario titolo, di aver fatto parte di un’associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti, estorsione, sequestro di persona, minacce, danneggiamento a seguito d’incendio e detenzione abusiva di armi, munizioni ed esplosivi.
874 Il 25 aprile 2019, giungeva presso l’ospedale di Scorrano (LE) una persona ferita alla gola da un colpo di arma da fuoco, che poco dopo decedeva a causa della grave lesione riportata. L’immediata attività investigativa consentiva, lo stesso giorno, l’arresto dell’omicida.
875 Nel corso di distinte operazioni di polizia, sono stati rintracciati 158 migranti, di cui 121 uomini, 12 donne, 9 minori accompagnati e 16 minori non accompagnati provenienti, in prevalenza, dal Pakistan e dall’Iraq, sono state sequestrate 3 imbarcazioni ed arrestati 2 scafisti di origine turca. Il luogo di approdo maggiormente utilizzato dagli scafisti è la costa del basso Adriatico, in particolare il litorale che da San Cataldo si
estende fino Santa Maria di Leuca, con saltuari sbarchi sulle coste Joniche.

clusa il 29 marzo 2019 dalla Guardia di finanza, hanno permesso di arrestare due cittadini di origine montenegrina, ma nativi di Lecce, responsabili di aver illegalmente introdotto armi da sparo, comuni e da guerra dal
Montenegro nel territorio dello Stato, coinvolgendo un soggetto originario di Galatina arrestato in flagranza (novembre 2018) presso il porto di Bari.
Oltre agli stupefacenti e alle armi, le estorsioni continuano a costituire un’importante fonte di guadagno. Non
sono, infatti, mancati nel semestre in esame i tipici segnali intimidatori e violenti in danno di beni mobili ed immobili di proprietà di artigiani, commercianti e titolari di imprese turistiche stagionali.
A ciò si aggiunge i reinvestimenti dei capitali cosi acquisiti in attività commerciali (pizzerie, ristoranti e bar) e
strutture ricettive turistico-alberghiere, nonché i tentativi d’infiltrarsi nel settore agroalimentare.
Nella tendenziale disomogeneità che contraddistingue il panorama criminale del circondario salentino, si ravvisa
comunque la comune capacità dei sodalizi di estendere i propri affari nel settore dei giochi e scommesse, anche
on line, nonché nel condizionamento della pubblica amministrazione.
L’interesse da parte della criminalità verso quest’ultimo settore era già emerso in occasione dello scioglimento
delle amministrazioni comunali di Surbo, Sogliano Cavour e Parabita878. Nel semestre in argomento, sintomatici
sono gli esiti della già citata indagine “Tornado” che, oltre ad aver consentito la disarticolazione di una associazione di tipo mafioso riconducibile al clan TORNESE879 di Monteroni di Lecce, ha messo in luce cointeressenze
fra criminalità organizzata e amministratori pubblici. Nello specifico, emerge “come l’organizzazione mafiosa abbia
avuto tra i suoi obiettivi quelli di condizionare la vita politica del Comune di Scorrano, per riceverne in cambio favori illeciti”.
Si fa riferimento, precisamente, al sostegno che il clan avrebbe apportato ad un amministratore locale in occasione
di varie tornate elettorali, in cambio dell’aggiudicazione di appalti e servizi pubblici, nonché della gestione dei
parcheggi comunali e di un parco con annesso chiosco bar. Il trait d’union tra l’amministratore e il gruppo crimi-

876 Il 21 aprile 2019, a Torre San Giovanni (LE), un 28enne di origine bulgara è stato percosso e successivamente gambizzato con un colpo di arma da fuoco da un connazionale e da un pluripregiudicato di Melissano (LE). Questi pretendevano che la vittima importasse armi illegali in Italia dalla Bulgaria.
877 Decreto di fermo d’indiziato di delitto n. 2156/19 RGNR, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecce il 26 marzo 2019, nei confronti di due soggetti appartenenti a famiglie di origine montenegrina, ma nati a Lecce, responsabili di aver, in concorso tra loro e con un 23enne salentino, illegalmente introdotto dal Montenegro nel territorio dello Stato, commissionandone il lavoro, armi da sparo, comuni e da guerra.
878 Il 12 aprile 2019 un ex consigliere del Comune di Parabita ha denunciato di aver ricevuto, presso la propria abitazione, una missiva anonima contenente tre cartucce esplose calibro 12. Il 16 aprile 2019 i commissari prefettizi dello stesso comune denunciavano la ricezione di due missive indirizzate al Comune di Parabita contenenti frasi minacciose.
879 Trattasi del clan AMATO inserito “non solo nel contesto sociale ma anche in quello politico del Comune di Scorrano” che estende le proprie attività criminali oltre che sul comune di Scorrano anche a Maglie, Otranto, Sanarica, San Cassiano, Poggiardo e Santa Cesarea Terme attivo nel traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni ed il recupero crediti con metodi violenti mediante l’utilizzo di armi ed esplosivo.

nale era rappresentato da un soggetto, tra l’altro dipendente di una cooperativa amministrata dall’amministratore
pubblico, portavoce delle istanze del clan mafioso. Il quadro investigativo ha evidenziato la presenza tra i dipendenti comunali di un elemento vicino al clan COLUCCIA. L’ Amministrazione pubblica aveva espresso il
preciso intento di risolvere “il problema attraverso il canale della criminalità organizzata e non, come tra l’altro sarebbe auspicabile da parte di un esponente delle istituzioni pubbliche, attraverso quello della giustizia”. Preso atto delle risultanze dell’operazione “Tornado”, il 30 luglio 2019 si è insediata la Commissione prefettizia di accesso, per verificare eventuali condizionamenti della criminalità organizzata nel comune di Scorrano.
Non meno rilevante il panorama criminale attinente alle infiltrazioni mafiose nel comune di Carmiano dove, nel
mese di marzo, si è insediata la Commissione di indagine880 ex art.143 del D.lgs. n. 267/2000, allo scopo di individuare eventuali condizionamenti della criminalità organizzata nell’ambito della suddetta amministrazione comunale. Il provvedimento trae origine dal rinvio a giudizio di un amministratore locale ritenuto responsabile,
in concorso con elementi di spicco del clan TORNESE, di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Sempre nel
mese di marzo, conferme del radicamento di un’area grigia nel territorio salentino provengono dall’emissione di
diverse interdittive antimafia, di cui una nei confronti di un’azienda attiva nel settore dei rifiuti.
L’altra interdittiva, invece, ha riguardato una società di gestione dei servizi pubblici.
L’azione di contrasto si è espressa anche con l’adozione di misure di prevenzione patrimoniali. In particolare,
nel mese di aprile la DIA ha eseguito due provvedimenti di confisca. Il primo881, del valore di 250 mila euro, nei
confronti di un pregiudicato condannato per associazione di tipo mafioso, usura, estorsione ed altri gravi reati.
Il secondo882 è stato eseguito nei confronti di un pregiudicato leccese, già condannato per associazione per delinquere finalizzata a reati contro il patrimonio nonché per delitti concernenti le armi e il traffico illecito di sostanze stupefacenti.

880 La DIA di Lecce fa parte del “Gruppo tecnico di supporto”.
881 Sentenza di confisca definitiva n. 36163/2018 RG emessa il 5 marzo 2019 dalla Corte di Cassazione, in relazione al decreto di sequestro n.
18/16 SIPPI, emesso dal Tribunale di Lecce il 31.10.2016.
882 Decreto n. 41/19-14/17 RMSP, emesso dal Tribunale di Lecce il 15 aprile 2019.

Category: Cronaca

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