HANNO FATTO DISCUTERE ALCUNE MULTE DELLA POLIZIA LOCALE DI LECCE NEI CONTROLLI PER LA QUARANTENA

| 16 aprile 2020 | 1 Comment

L’ECCESSO DI SOLERZIA PUO’ CREARE INGIUSTIZIA

di Francesco Buja______

Chiarite le idee ad alcuni solerti esponenti delle forze di polizia: «Summum jus, summa iniuria». Se è difficile comprendere Cicerone, lo spieghiamo con il vocabolario Treccani:«L’uso rigoroso e indiscriminato di un diritto o l’applicazione rigida di una norma può diventare un’ingiustizia». Non è ancora chiaro?

Passiamo all’esempio.

Un tizio milanese, ma trapiantato a Lecce sarebbe stato multato perché trovato a Torre Chianca, dove avrebbe portato acqua e cibo ai suoceri non autosufficienti. Sanzionato perché fuori dal Comune di residenza.

Brillante decisione degli agenti della Polizia stradale. I quali però, accecati dalla solerzia (summum jus), non hanno considerato che quell’uomo, se davvero trapiantato a Lecce, non si sarebbe potuto che trovare nel territorio del capoluogo salentino. E Torre Chianca, marina adriatica, ne fa parte. Cosa dovrebbe fare, quel tizio, viste le note restrizioni? Tornare a Milano, anche se ormai vive a Lecce? E quindi sarebbe multato anche se venisse fermato in città? Non può dunque nemmeno provvedere alla spesa propria (sic!).

 

Obiezioni suscita l’operato dei poco riflessivi agenti anche se si considera l’azione che lo sfortunato tizio stava compiendo, cioè assistere persone anziane e non autosufficienti. Sarebbe meglio ignorarle? In nome del chilometraggio si può quindi sacrificare la solidarietà.

 

Ora, può darsi che questo caso, così come è stato narrato, riservi qualche dettaglio che giustifichi, per la fortuna degli agenti in questione, la salata sanzione, ma la vicenda è paradigmatica delle situazioni che si possono verificare.

Sorvoliamo sulle multe che sarebbero state elevate, in altra città, a individui senzatetto, perché non erano rimasti in casa (summa iniuria). Ma cosa faranno i solerti rappresentanti delle forze dell’ordine quando si imbatteranno nel divorziato che, sbattuto fuori di casa, ha rimediato un alloggio magari nel Comune confinante con quello di residenza anagrafica? E si consideri il caso di un individuo indigente, che sia ospite di qualcuno, o che magari dimori in un’abitazione sita in località di mare, soluzioni extra Comune di residenza: può uscire a comprare pane e acqua oppure deve morire di fame per non essere multato?

 

A Lecce la Polizia municipale ha multato due persone entrate in chiesa per pregare. Invece potevano farlo, perché l’accesso ai luoghi di culto è consentito, «purché – precisa il decreto di Giuseppe Conte – si evitino assembramenti e si assicuri tra i frequentatori la distanza non inferiore a un metro». Il giorno dopo, Giovedì santo, infatti,  gli agenti municipali hanno notificato l’annullamento della sanzione.

 

E le scuse del comandante dei vigili urbani di Lecce, Donato Zacheo, e dell’assessore alla Polizia locale, Sergio Signore, sono giunte a un medico incappato, nel giorno di Pasqua, nella cieca solerzia di una vigilessa. Questa avrebbe dubitato un po’ troppo dell’intenzione del sanitario di recarsi in clinica per assolvere a un’urgenza. O forse era solo curiosa di sapere se pure a Pasqua si verificano urgenze e a cosa serva l’anestesista rianimatore per un infarto. Ne avrebbe chiesto al malcapitato, il quale, poi, spazientito, avrebbe deciso di andarsene. E per fortuna è arrivato in tempo per salvare una vita umana. Per i comandante della Polizia locale si sarebbe trattato di un equivoco. Ma cosa si poteva equivocare?

La ratio delle restrizioni in corso, si ricordi, è evitare assembramenti. Solo questo è l’equivoco che occorre chiarire.

 

 

Category: Cronaca

Comments (1)

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  1. Giuseppina ha detto:

    Parole Sante

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