LECCECRONACHE / ANTICHI SAPORI

| 15 maggio 2020 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

Cambiano. Cambiano i gusti alimentari, nella nostra vita. È logico, ci mancherebbe. Eppure non finisce di sorprenderci un piatto che gustiamo con appetito e che, un po’ di anni fa,  non ci attirava per niente.

Sicuramente, i condizionamenti cui eravamo (e siamo) sottoposti, influiscono anche sulle scelte alimentari e sulla nostra preferenza per questo o quel cibo. Aggiungiamo che, nel nostro immaginario, c’è un sapore ben definito. Che non è, purtroppo, lo stesso dopo un lungo periodo di tempo.

Il concetto, insomma, è questo: le ciliegie che mangiavo da bambino, rubate di nascosto perché non mi facessero male (tutte le cose buone, allora, ‘ci facevano male’…) non hanno lo stesso sapore di quelle che abbiamo scelto accuratamente al mercato, pagandole molto e beandoci del loro colore incredibilmente vivace.

Niente da fare, non ci siamo, il sapore è diverso.   Abbiamo provato anche a rubarne qualcuna, passando dalla bancarella dove erano esposte, per verificare se l’atto trasgressivo desse più sapore alla frutta… Macché, il sapore non è assolutamente quello che ricordavamo.

E il panino con la mortadella e la provola, buonissimo allora e adesso.

La ‘mortazza’ profuma sempre, è di marca, quello che volete: ma non ha la fragranza di quella che ci ammannivano al mercato, sotto la tettoia, inserita nel mezzo filone avvolto nella carta marroncina, che spesso finivamo per addentare, assieme al panino…

Lo stesso per i latticini: giuncata, primo sale, ricotta, mozzarella sembrano di plastica, non sanno di niente, paragonata a quella che la mamma comprava dal venditore ambulante, conservata nei contenitori di vimini, la giuncata di adesso fa sorridere.

Il gelato no, quello di limone, l’attuale, ha colore e sapore vivacissimi, anche troppo. Ricordiamo con  nostalgia lo sbiadito prodotto che riempiva il tronco di cono biscottato, costava 10 lire ma era buonissimo, come i ‘gelati Sicilia’, anch’essi venduti da un simpatico gelataio che li estraeva da una cassetta, avvolti nella stagnola, come fossero lingotti d’argento.

L’immaginazione, certo, ha il suo importante ruolo.

Ma il sapore, perbacco, come fa a cambiare?

Va bene, siamo noi che siamo cambiati: prima odiavamo la verdura e il pesce, soprattutto quello con le spine.

Oggi ricerchiamo con golosità il pesce di qualsiasi tipo e vogliamo la verdura, di tutte le specie.

Però, lo confessiamo: alle ostriche preferivamo le cozze.  E allo champagne, lo spumante.

Solo questi due elementi non sono cambiati, nella nostra evoluzione pilotata da comunicati commerciali e condizionamenti di tutti i tipi.

Insomma, siamo ancora noi stessi, nonostante il sushi e l’angus argentino.

 

 

Category: Cronaca, Cultura

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