“I danni climatici non sono né compensabili, né risarcibili. Sono irreversibili”

| 24 ottobre 2020 | 0 Comments

CON UN’INTERVISTA A leccecronaca.it IL PROFESSOR MICHELE CARDUCCI INTERVIENE SUL TEMA DI ATTUALITA’ DELLE COSI’ DETTE ‘COMPENSAZIONI” PER I DANNI PRODOTTI DAL GASDOTTO TAP. E’ SPIEGA CHE INDIGNARSI E’ GIUSTO: “Abbiamo sconquassato il mondo”

di Giuseppe Puppo______

Il processo a carico dei responsabili  della Trans Adriatic Pipeline Italia, e delle altre aziende coinvolte nei lavori, per la costruzione del gasdotto, è iniziato al Tribunale di Lecce lo scorso 11 settembre, la seconda udienza ci sarà il prossimo 20 novembre.

Questo pomeriggio il sindaco del Comune di Lecce, che pure si era costituito parte civile in sede giudiziaria, Carlo Salvemini, ha mandato ai mass media una dichiarazione in cui sostanzialmente sostiene che gli Enti Locali non devono trattare con Tap, ma che con Tap deve trattare direttamente il governo nazionale, quel “Governo che con le sue scelte ha imposto l’opera ai territori, al quale è giusto affidarsi perché trovi la sintesi con le aziende per finanziare investimenti utili a ristorare le comunità coinvolte con benefici adeguati agli impatti ambientali subiti in questi anni di lavori”.

La Provincia è intenzionata ad arrivare all’appuntamento con il governo, previsto il prossimo mese, dopo una consultazione fra i sindaci dei Comuni salentini interessati ad ottenere soldi a compensazione  dei danni subiti dall’opera.

Insomma, in queste ultime ore si ritorna a parlare di “ristori” o “compensazioni” di TAP, tema complicato quanto importante, su cui è necessario capire qualcosa di più, di quanto emerso finora.

Abbiamo cercato di fare chiarezza al riguardo, parlandone con il professor Michele Carducci,, docente ordinario di diritto costituzionale comparato e diritto climatico presso l’Università del Salento, che ringraziamo per l’intervista concessa in esclusiva a leccecronaca.it

 

D.) Professore, lei che da anni è all’avanguardia nelle battaglie ambientaliste in ambito internazionale, e che, a proposito di Tap, è stato sempre stato molto critico, anche nei confronti del Sindaco Salvemini, che idea si è fatto della questione?

R.) Le compensazioni sono uno strumento ormai del tutto inadeguato per ristorare un territorio dal disturbo cronico prodotto da un’opera impattante e climalterante come TAP.

Il mondo versa in una condizione di deficit ecologico e di instabilità climatica. Non lo dico io, ma le Nazioni Unite, la UE, persino lo stesso Stato italiano che, con una mano autorizza TAP e con l’altra dichiara l’emergenza climatica.

Nel 2015, il cambiamento climatico antropogenico è stato ufficialmente riconosciuto – a livello globale – come “minaccia urgente potenzialmente irreversibile”, produttiva di danni agli ecosistemi e di perdite di opportunità di futuro per le persone. È evidente che, in una situazione del genere, qualsiasi compensazione funge da indecente palliativo: è come pagare in denaro un malato cronico in stato irreversibile, illudendolo che il denaro sostituisca la malattia.

I politici farebbero bene ad aggiornarsi sull’emergenza ecosistemica e climatica in corso, altrimenti operano in modo inconsapevole, immaginando un contesto di “normalità” che purtroppo non esiste più.

 

D.) Ma gli otto Comuni parte civile nel procedimento penale contro TAP chiederanno i danni, quantificati in 800.000 euro. Alla fine, non si tratta pur sempre della stessa cosa?

R.) Il tema dei danni che ha procurato o procurerà l’opera TAP è complesso e richiede la distinzione fra danni ambientali, diretti e indiretti, e danni climatici.

I danni ambientali, come prevede il Codice dell’ambiente, oltre che il Codice civile, possono essere diretti e indiretti e dipendono da una serie di accertamenti. Inoltre, i danni ambientali includono elementi fisici, estetici e patrimoniali del territorio. Per questo, i Comuni li stanno quantificando. I danni climatici, invece, sono danni “termodinamici”, da analizzare e valutare in modo diverso.

 

D.) Cioè? Mi scusi, non ho capito: che cosa significa?

R.) In primo luogo, si deve partire dalla considerazione che TAP non è un’opera ecologica, ossia essa non è strutturalmente deputata a garantire equilibri ecosistemici e climatici, ma il contrario: essa, infatti, è un’opera climalterante, ossia incidente sulla stabilità termodinamica del sistema climatico globale e del regime climatico locale. Di conseguenza essa, per legge, non è coperta da alcuna presunzione di non pericolosità.

 

D.) Quindi?

R.) TAP utilizza gas metano e il metano è un potente gas a effetto terra.

Quando è estratto e immesso in atmosfera non da normali processi naturali, ma da apposite attività artificiali umane, come quelle di TAP, esso è identificato, da specifiche norme giuridiche, quale fattore causale del riscaldamento globale che, a sua volta, provoca il cambiamento climatico c.d. antropogenico. E il cambiamento climatico altro non è che la instabilità termodinamica del sistema climatico globale e locale (quest’ultimo definito “regime climatico”), costituito da atmosfera (aria), idrosfera (acqua), biosfera (vita umana, animale e vegetale), litosfera (rocce), pedosfera (suolo) e criosfera (ghiacci).

Tutte queste componenti vengono compromesse dall’interferenza artificiale umana; e questa compromissione identifica il danno climatico, che – a differenza del danno ambientale – risulta onnicomprensivo. Nella letteratura si utilizza ormai l’espressione “One Global Health”, per indicare la condizione onnicomprensiva colpita dal cambiamento climatico antropogenico.

 

D.) E i danni climatici sono risarcibili?

R.) Proprio perché onnicomprensivi, i danni climatici non sono né compensabili né risarcibili.

Sono irreversibili, in quanto non sono altro che la conseguenza di processi termodinamici. Le leggi della termodinamica non sono conciliabili con la logica del valore di scambio per “equivalente” in denaro. La ragione di questa inconciliabilità è talmente banale, da disarmare per la sua ovvietà: il calore è sempre e solo unidirezionale e quindi non “sostituibile” con altro.

In più, i processi termodinamici attivano i c.d. “Feedback Loop”, interazioni e retroazioni causali, a loro volta produttive di ulteriori danni.

Se ignoro questi complessi meccanismi, non capisco nulla di danni climatici e li confondo con i comuni danni ambientali.

 

D.) Chiaro. Ma può fare un esempio concreto?

R.) Le Nazioni Unite formulano innumerevoli esempi per rendere semplice il tema.

Se io rimango costantemente al sole scottando la mia pelle, non sono i “soldi equivalenti” (a mo’ di ristoro o risarcimento) a riparare la mia pelle. Il calore che ricevo è unidirezionale e il processo termodinamico, che esso attiva, continua inesorabile, anche se io utilizzo il denaro come “finzione” di riparazione: posso pure accettare il denaro, ma la pelle mi rimane bruciata e dalla bruciatura della pelle derivano ulteriori danni conseguenza sul mio stato bio-chimico e bio-fisico.

Pertanto, se noi continuiamo a illuderci che il denaro serva nonostante la pelle del pianeta (che è il sistema climatico) continui a bruciare, con ciò che ne consegue, non meravigliamoci poi se ci ritroviamo in deficit ecologico e in instabilità climatica. Con la termodinamica del sistema Terra non si scherza.

Ecco perché bisogna indignarsi di fronte agli argomenti “contro natura” di non pochi politici e amministratori. Abbiamo sconquassato il mondo e la politica continua ad argomentare come se nulla fosse.

 

D.) Quindi, i danni climatici connessi al metano di TAP rimarranno? Ho capito bene?

R.) Ripeto: i danni climatici sono danni irreversibili, piaccia o non piaccia. Non lo dico io: lo dice la scienza termodinamica e lo dice una quantità di fonti normative e istituzionali, da costituire ormai ius receptum.

 

D.) Ne consegue che le formule del politichese tipo compensazioni”, o “adeguati ristori” non abbiano senso alcuno…

R.) Nei confronti dei danni climatici non hanno alcun senso. Sono parole vuote al cospetto della realtà delle leggi della termodinamica. Suonano come una formula magica per illudersi su un palliativo.

Non saranno mai le imprese climalteranti a farlo presente. Per questo sarebbe un intelligente passo avanti se amministratori e politici smettessero di utilizzare argomenti del genere, pretendendo dalle imprese verità sul clima.

Ricordo che pretendere verità sulle responsabilità climatiche è un diritto umano, riconosciuto da diverse fonti internazionali.

 

D.) Ma i cittadini possono tutelarsi nei confronti di chi provoca questi danni climatici, o nei confronti di chi non li impedisce?

Certo! L’ordinamento italiano dispone di tutti gli strumenti giuridici per farlo. La persona umana è detentrice del diritto umano al clima stabile e sicuro. Basta volerlo esercitare, pretendendo verità e coltivando la decenza di reagire contro la distruzione degli equilibri naturali. Lo dobbiamo verso le più giovani e le future generazioni.

Category: Cronaca, Cultura, Politica

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