“Contro la chiusura, senza paura”…”Libertà, libertà”…TRE ORE DI MANIFESTAZIONE, IN CENTINAIA A GRIDARE RABBIA E DISPERAZIONE. CORTEI, BLOCCHI STRADALI, E A LECCE ‘STASERA SCOPPIANO PROTESTA E DISAGIO SOCIALE

| 26 ottobre 2020 | 3 Comments

di Giuseppe Puppo______Non c’era stato nessun avviso, nessuna vera preparazione, solo un tam tam diffuso tramite chat di Messenger e di WhatsApp, in forma neutra, che chiamava a manifestare “PER LA LIBERTA'” e “CONTRO QUESTE ASSURDE RESTRIZIONI” da metà  mattina, quindi per pochissime ore, niente firme, niente sigle di partiti, sindacati, enti, associazioni di categoria.

Sembrava dovesse essere un’iniziativa quasi di routine, ma…Alle 18.oo constato che la mia stessa idea, di andare comunque a vedere, l’avevano avuta anche due colleghe giornaliste delle tv locali, che cominciano a intervistare i pochi presenti, nell’ovale di una piazza Sant’Oronzo tranquilla e poco frequentata, in una bella serata d’autunno tiepido e profumato.

C’è un giovane esercente, pochi altri vicino a lui, uno ha un cartellone arrotolato, un’altra un cartello improvvisato.

Sotto i riflettori delle tv, Simone Mici, un esercente, un pizzaiolo, comincia deciso, convinto, in tono accorato: “Noi siamo contro questo nuovo dpcm” e a più riprese, in maniera sempre più decisa, convinta e accorata, spiega perché: “A noi non piace la chiusura alle 18.00. Avevamo adottato tutte le misure di precauzione che ci avevano imposto, e ora? Ora perché ci richiudono? Ora perché è tutto annullato? Ci vogliono chiudere per sempre? Se non moriamo di Covid, moriamo di fame“, e così via, per una decina di minuti.

Ma in un quarto d’ora, lo scenario cambia rapidamente e radicalmente.

Arrivano a decine. Senza bandiere, senza simboli di partito, senza niente, nemmeno un megafono. Così cominciano a parlare in due/tre, da due/tre punti diversi della piazza, e la rabbia amplifica le loro parole meglio di un megafono: “Non vogliamo aiuti, vogliamo lavorare”.

E poi accusano “i signori delle poltrone” di aver perso tempo, di di aver avuto mesi e mesi lasciati passare senza pensare a come affrontare la prevedibilissima nuova diffusione del virus, anzi, a qualcosa hanno pensato – urla uno- “Hanno pensato solo alle elezioni“, e così via.

Fanno pure esempio concreti, di come, appunto per fare un esempio, si poteva organizzare il trasporto pubblico, e non l’hanno fatto, mentre essi hanno dovuto riorganizzare le proprie attività commerciali, con costi notevoli, mentre le “compensazioni” sono state nettamente inferiori sia alle promesse, sia alle necessità.

E così via.

Ma non sono discorsi di routine, nemmeno preparati, vengono fuori a ruota libera.

Ma a questo punto la piazza si è riempita, e le parole son finite.

Nemmeno i manifestanti speravano di trovare un tale riscontro di partecipazione alla loro iniziativa, mentre continua ad arrivare altra gente.

“Sinnacu scinni”, grida qualcuno rivolto verso Palazzo Carafa, che sembra proprio il Palazzo della metafora pasoliniana, con due o tre auto della Polizia davanti, con i lampeggianti verso la piazza, e tutto il resto buio, chiuso e sprangato.

A un ragazzo che sta poco oltre dove sto io, squilla il cellulare, e lui risponde contrariato, forse era la mamma, forse la fidanzata, comunque lui la liquida dicendo che non poteva andare da lei come le aveva promesso, e annuncia solenne, prima di chiudere di scatto la comunicazione “Mo sto manifestando!”.

Nessuno aveva organizzato bene niente, nemmeno sé stesso, questa è una prova.

 

Ad un certo punto, parte un corteo spontaneo, che via via, è il caso di dirlo, lungo via Trinchese, si ingrossa rapidamente e prima di arrivare in piazza Mazzini è diventato di alcune centinaia di persone, più di quattrocento, difficile fare il calcolo esatto.

Tutti di propria iniziativa, in seguito al tam tam della mattinata. Sempre senza simboli, né bandiere, né sigle di enti o associazioni. Ognuno per conto suo, ognuno con il suo sconforto.

Di politici ci sono solamente, visti fra la gente, a titolo personale, il consigliere regionale Paolo Pagliaro, ed i consiglieri comunali Andrea Guido e Gianmaria Greco.

Il corteo, chiaramente non autorizzato, va da sé, dicevo. Parte come detto da piazza Sant’Oronzo,  e arriva in piazza Mazzini, dove staziona un quarto d’ora fra il flash continuo dei telefonini e dove, davanti la Coin, si materializzano due camionette della Polizia.

Ma è tutto tranquillo, più che pacifico, nonostante i toni concitati.

Dispiego di cartelloni, tipo “LO SPORT E’ VITA. PARTITE IVA IN LUTTO”, “COSI’ FATE CRESCERE LA CRIMINALITA'”, “NOI CI SIAMO PROGRAMMATI, VOI NO”

A questo punto i quattrocento decidono di rifare il percorso inverso, e ritornano in piazza Sant’Oronzo.

Oramai si è capito pure lo slogan vincente, “APERTURA SENZA PAURA” è quello più gettonato, vince a mani basse e a tutti polmoni su “NOI NON SIAMO CON TE” secondo classificato e usato in maniera ridotta.

Ogni tanto, fra andata e ritorno, fra slogan primo e secondo classificato, si leva a tratti il coro “LIBERTA’  LIBERTA’ “.

Ma poi c’è un po’ di tutto ancora, in un corto circuito ideologico che spazia dal revival di “Lotta dura senza paura”, a quello di “Boia chi molla”, che ho sentito entrambi riecheggiare qua e là, sia pur a titolo episodico e frammentario.

 

Quando, fatta la vasca in via Trinchese, si ritorna in piazza Sant’Oronzo, sono le 19.00 passate, i presenti si sono dimezzati, ma sono pur sempre in duecento circa, si accende un grosso fumogeno arancione, e insomma, sembrava finita là, a capannelli isolati, a spegnimento dei discorsi.

Invece no, viene deciso simultaneamente, da quelli che guidavano la protesta per esuberanza e convinzione, che non è finito un bel niente, che bisogna andare a bloccare il traffico, per dare un segnale a tutti i Leccesi, di quello che stava avvenendo.

All’imbuto verso via Trinchese, però, Polizia e Carabinieri sembrano voler significare che poteva bastare così, e niente, non si passa, ci sono i primi due schieramenti in tenuta anti sommossa.

 

La tensione dura alcuni lunghissimi minuti, poi i manifestanti sfondano le due brevi linee di Polizia e Carabinieri, che non caricano e non reagiscono.

Poco più avanti, all’altezza di via XXV Luglio, al semaforo davanti all’ Avio Bar, c’è il primo blocco del traffico (nella foto di copertina, di Davide Vivarelli). Dura una decina di minuti, sopportato con rassegnazione, senza proteste, dagli automobilisti delle auto in coda, e controllato da un adesso più nutrito schieramento delle Forze dell’ Ordine.

Poi, si riprende il corteo, che questa volta si dirige verso piazza delle Poste e viale Lo Re, si sente gridare di voler andare davanti la Questura, poi però il serpentone umano, che è sempre di circa duecento persone, si dirige verso viale Cavallotti e si ferma all’incrocio con viale Otranto.

E’ il blocco stradale più lungo, dura almeno una ventina di minuti.

Questa volta si leva un timido segnale di protesta degli automobilisti rimasti intrappolati, ma il suono dei clacson dura solo pochi secondi, sommerso dai fischi e dalle urla dei manifestanti.

 

Finito così? Macché, e va beh che sono le otto passate, ma i cortei continuano, ora tutti si muovono in direzione della Villa Comunale.

I disordini più forti, le tensioni più potenti, avvengono in via Filippo Bacile, dove una parte dei manifestanti si era infilata, tallonata da Polizia e Carabinieri, sia in divisa, sia da alcuni agenti in borghese.

C’è stata una specie di tutti contro tutti, le Forze dell’ordine che volevano fermare chi aveva lanciato fumogeni, e perciò hanno operato questa volta una vera e propria carica; ma poi c’è stato anche un parapiglia fra i manifestanti stessi, divisi sul da farsi e sulla piega non più pacifica che stava prendendo la manifestazione.

Il tutto è durato pochi minuti, poi più niente di eclatante.

Il corteo è ripreso, è andato, sia pur ormai ridotto di numero dei partecipanti, verso viale De Pietro e si è attestato all’incrocio della superstrada per Brindisi, sempre tallonato discretamente dalle Forze dell’Ordine.

Alle 20.30, i primi segni di stanchezza dei manifestanti. E’ iniziato allora una specie di bando pubblico, davanti ai Bastioni del Castello: l’appuntamento è per domani, domani sera insomma si replica, mentre il messaggio, la mission, la parola d’ordine è di far tenere aperto, nonostante limitazioni e divieti, tutte le attività commerciali a Lecce città per sabato prossimo.

 

Intanto ancora gli ultimi si sono messi in marcia verso viale degli Studenti, con l’intento di arrivare a Porta Rudiae.

Chissà che accadrà sabato prossimo, ma certo è che a Lecce città la movida, e che movida, urlata e movimentata, c’è stata già ‘stasera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Category: Cronaca, Politica, reportage

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  1. Movimento Sindacale Autonomo di Polizia - tramite mail ha detto:

    Lecce, corteo di protesta e tensioni con Polizia. Conestà (Mosap): «Disagio cavalcato da frange estremiste e violente»

    «Ennesimo corteo di protesta divenuto teatro di disordini e tensioni con gli operatori delle forze dell’ordine. Esprimere il proprio dissenso è un diritto sacrosanto, purché avvenga in maniera pacifica. Bisogna evitare che facinorosi e antagonisti cavalchino il disagio dei commercianti per creare disordini e scontri con la Polizia».

    Lo dichiara Fabio Conestà, Segretario Generale del Movimento Sindacale Autonomo di Polizia (Mosap), in merito ai momenti di tensione tra manifestanti e forze dell’ordine in pieno centro a Lecce.

    «Comprendiamo l’esasperazione di commercianti e imprenditori e la loro protesta. La Polizia è nelle piazze per garantire il loro diritto a manifestare, non reprime le libertà di nessuno. Tra i manifestanti, purtroppo – prosegue –, troviamo frange estremiste di antagonisti e violenti che cavalcano la situazione pur di inveire contro le forze dell’ordine. Ci auguriamo che chi ha creato disordini, sfondando il cordone e lanciando petardi, sia identificato e deferito all’autorità giudiziaria.
    Dal canto nostro – conclude il sindacalista -, speriamo di avere quanto prima regole di ingaggio e protocolli operativi idonei che ci permettano di fronteggiare queste situazioni nei migliori dei modi, affinché il nostro lavoro non sia criminalizzato e affinché chi ci aggredisce non resti impunito».

    Roma, 26 ottobre 2020

  2. Mascherine Tricolori - tramite mail ha detto:

    Lecce, 29 ottobre – “Il Covid contagia, il DPCM uccide”, questo il testo dello striscione, a firma delle Mascherine Tricolori, comparso sul Palazzo della Regione in viale Aldo Moro, per contestare il nuovo DPCM del governo Conte. Sotto lo striscione sono stati posizionati lumini cimiteriali e cartelli, raffiguranti alcune categorie colpite dal provvedimento ministeriale. Un decreto che, secondo gli autori, falcidia la maggior parte delle categorie produttive, mettendo a serio rischio l’economia italiana.

    “Come diciamo da tempo – sostengono in un comunicato stampa – la vera emergenza è questo governo. Dati alla mano su contagi e ricoveri, i cittadini non ci stanno a vivere in un semi-lockdown che spezza le gambe all’economia, già messa a dura prova da mesi di serrata generale”.
    “Siamo stanchi di sentire annunci, dopo otto mesi dall’inizio della pandemia ci sono molti italiani che ancora non hanno visto un euro”.

    “Il nostro obiettivo – concludono – è difendere il futuro dell’Italia e delle nostre famiglie. Le mascherine tricolori che portiamo non sono un bavaglio, ma un atto di accusa contro chi ha deciso colpevolmente di far fallire una intera Nazione”.

  3. redazione ha detto:

    La Questura di Lecce ha diffuso nella serata di venerdì 30 la seguente nota:

    LECCE: DENUNCIATE 7 PERSONE PER LE TURBATIVE REGISTRATE NEL CORSO DELLA MANIFESTAZIONE DEL 26 OTTOBRE.

    Sono accusati, a vario titolo, di violenza, resistenza e oltraggio a P.U., accensioni pericolose, getto pericoloso di cose, favoreggiamento e oltraggio a Corpo politico, amministrativo o giudiziario, le sette persone individuate e deferite dagli investigatori della DIGOS della Questura di Lecce.

    Si tratta di alcuni giovani salentini, tra i 26 e i 40 anni, quasi tutti legati al mondo della tifoseria locale e della provincia, che, nel corso della manifestazione del 26 ottobre scorso, a Lecce, hanno posto in essere azioni violente e turbato l’ordine e la sicurezza pubblica.

    La manifestazione, nata dal tam tam sui social media, non formalmente preavvisata e, quindi, non “autorizzata”, avrebbe dovuto essere un incontro pacifico nella piazza principale del capoluogo, volta, in particolare, a portare all’attenzione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica, il malumore dei commercianti che, con le nuove e più restrittive disposizioni dell’ultimo DPCM, vedono chiudere numerose attività.

    Nel corso della serata, però, allorquando le oltre 500 persone che avevano riempito piazza S. Oronzo – dove secondo le vigenti disposizioni avrebbero dovuto permanere in un presidio in forma statica – hanno improvvisato un corteo diretto a piazza Mazzini, un gruppo di circa 50 giovani, tutti indossanti abiti con cappucci di colore scuro e mascherine, utilizzate più per travisare il volto che come dispositivo di protezione dall’epidemia, si è “infiltrato” tra i manifestanti.

    La manifestazione, giunta in piazza Mazzini, al termine di alcuni interventi da parte dei commercianti, è stata dichiarata, dagli stessi, conclusa ed i partecipanti, alla spicciolata, hanno preso a fare ritorno in piazza S. Oronzo.
    Qui, però, si sono ricompattati e, dopo essersi confrontati fra loro, hanno dato vita ad un nuovo corteo diretto su via Trinchese. In questa circostanza, al fine di raggiungere il loro scopo, alcuni dei soggetti deferiti hanno dato vita ad autonome iniziative violente e forzato con prepotenza lo schieramento delle Forze dell’Ordine poste sulla via per arginare l’incedere del gruppo; subito dopo aver oltrepassato gli uomini in divisa, inoltre, non hanno esitato ad offenderli con gesti e frasi oltraggiose ed hanno acceso alcuni fumogeni che sono stati, poi, lanciati al loro indirizzo.

    In un episodio, in particolare, uno dei denunciati, non ha esitato a lanciare due artifizi in direzione della pattuglia della Polizia locale. Bloccato dagli agenti della DIGOS, presenti sul posto, il giovane ha opposto attiva resistenza al controllo e, aiutato da altri suoi sodali, è riuscito a dileguarsi tra la folla.

    Gli investigatori della DIGOS sono giunti all’identificazione delle sette persone dopo una serrata ed attenta attività d’indagine ed una accurata analisi delle immagini registrate dagli operatori della Polizia Scientifica che ha consentito loro di individuare i rei e contestargli le relative condotte antigiuridiche.

    Le indagini, intanto, proseguono, in attesa dei riscontri per l’identificazione di altri soggetti che, nei filmati, si vedono chiaramente far parte del gruppo di facinorosi.

    Lecce, 30 ottobre 2020

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