LE IDEE / LA MUSICA ITALIANA, MERAVIGLIOSA CREATURA

| 28 novembre 2020 | 0 Comments

(Rdl)______“Di tanta diversità che abbiamo in Europa, l’Italia è sicuramente un panorama bio-diverso che abbiamo solo noi. Noi abbiamo tanti modi di fare musica, un esempio è la Taranta che salvaguarda questo con un’istituzione sulla Taranta con una grande organizzazione, per far sì che la Festa della Taranta sia sempre presente ogni anno, ma questo è un piccolo granello, bisogna andare molto più a fondo su questa cosa qua”.

E’ questo il passaggio che ci sembra più significativo di una comunque tutta quanta interessante dichiarazione di Gianna Nannini (nella foto, durante la sua esibizione dell’agosto scorso)  in difesa della cultura popolare, anche se, nella fattispecie, ci sarebbe molto da discutere su come il Concertone di Melpignano degli ultimi anni abbia difeso e valorizzato la cultura popolare e la Tradizione della Taranta salentina.

 

La famosa cantautrice senese è intervenuta ieri, ovviamente da remoto, al Teatro Ariston di Sanremo, dove, in modalità on line, si è svolto un seminario internazionale sulle nuove modalità di fare impresa e di fare cultura, con i rischi di varia natura ad esse collegate, denominato World Protection Forum e organizzato da Kelony First Risk-Rating Agency, cui sono intervenuti decine di imprenditori ed esperti da tutto il mondo.

Ecco altri estratti dal suo intervento, che ci sono sembrati particolarmente interessanti:

“L’obiettivo della nostra musica per comunicarla è che bisogna invertire i parametri e dare precedenza alle nostre produzioni in italiano e alle tipicità dei linguaggi che solo la musica italiana possiede perché c’è un’articolata territorialità. È un patrimonio e non bisogna disperderlo e neanche dimenticarlo. Io è un po’ tutta la vita che mi interesso alle culture popolari, innanzitutto mi sento proprio in dovere di tutelarle perché mi ci sono dedicata attraverso i miei studi, anche all’Università, sulle culture e soprattutto sulla cultura dei territori diversi in Italia.

Questo è molto importante perché il rischio è che tutta questa cultura popolare di nostra origine si disperda, perché è molto diversa, però è rimasta un po’, nei ristoranti per esempio… Nessuno oggi prende un mandolino, una fisarmonica, perché sembra una cosa un po’ antica.

 

Quindi sia la musica ma soprattutto l’appartenenza alla lingua italiana, cioè bisogna assolutamente rivalutare e promozionare la lingua italiana, questo vuol dire che bisogna cantare in italiano, ed è importante perché la lingua italiana è da proteggere, un po’ come è stato fatto in Francia con la legge Toubon, valorizzando la propria lingua oggi i francesi sono molto più attenti ai contenuti nella loro nazione.

 

…Noi abbiamo una grande percentuale di musica italiana sui media ma non è abbastanza per tutelare la nostra lingua, bisogna imporla di più, fare in modo che questo accada. Quando io ho dovuto studiare tante cose che non sapevo, mi sono resa conto del grande lavoro che ha fatto Alan Lomax, che lì per lì mi dava anche fastidio, lui è venuto qui per un anno, ha registrato tutti i nostri canti popolari e ha creato un grande archivio, ma meno male l’hanno fatto con la Bbc, oggi è un grande patrimonio culturale nostro e lo trovate anche su YouTube, meno male che è uscito.

Si può attingere a questa cosa, che non vuol dire rifare il passato ma fare il futuro, la tradizione è il futuro, non vuol dire rimanere nel passato, essere antichi, vuol dire che puoi fare rap, trap, rock (che è musica popolare per me), e difendere la nostra cultura folk, il folk è il nostro futuro. Non ho capito perché gli altri lo possono fare e noi non lo facciamo, rimane lì in un angolo.

Sono stata a Nashville, a fare il disco nel Tennessee dove c’è la country music, guai a chi gliela tocca la country music, è una roba importante come la nostra musica dovrebbe essere. Mi sono resa conto che bisogna fare qualcosa”.

 …Bisogna stare molto attenti a quello che è proteggere le nostre differenze, la tipicità dei linguaggi, perché sono così diversi, c’è un modo di accentare le parole, secondo la musica, secondo la forma.

Nel sud Italia, dalla Tarantella alla Pizzica, trovi talmente tante cose diverse e dialetti diversi, che bisogna attingere a questi per continuare la nostra lingua. È molto importante non farla in dialetto per forza, io canto in italiano, perché non ho il dialetto. Bisogna prendere assolutamente una posizione, una posizione governativa, non si può stare qui solo a lamentarsi, bisogna creare questa possibilità come hanno fatto anche in altri paesi d’Europa perché il rischio è di perdere questo patrimonio culturale, che è un patrimonio dell’umanità, come la voce. 

…Bisogna difendere prima di tutto la lingua italiana, perché senza quella in tutti i meccanismi di comunicazione musicale, radiofonico, televisivo, ormai c’è un’invasione di musica in inglese, niente contro la musica in inglese ma perché prima non difendiamo la nostra?”.______

L’APPROFONDIMENTO nel nostro articolo di ieri

VIA DALLA PIZZICA-BUSINESS!

Category: Cultura

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