NUMBER STATIONS

| 1 aprile 2021 | 1 Comment

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di Raffaele Polo______

Mio figlio Giovanni è un appassionato radioamatore. Io, in merito, non capisco niente. Anzi, quel mezzo (la radio) mi ha visto solo partecipe di trasmissioni e rubriche, dagli anni Settanta in poi. Ma, dal punto di vista tecnico, sono una frana.

 

Naturalmente, come succede sempre, i figli NON seguono le orme dei genitori ed era giocoforza che Giovanni si appassionasse di qualcosa che non c’era, in casa nostra. Ricordo ancora il primo ‘baracchino’ che fu acquistato, sembra ieri ma era un miracolo, quasi, sentire voci lontane e capire che venivano trasportate dall’etere. Sono iniziati i lunghi ed interessanti, a volte fastidiosi, passi per convincere i vicini che l’antenna del radioamatore non disturbava le trasmissioni televisive, anche se i più anziani non ci hanno mai creduto e continuano, ancora adesso, a sostenere che ogni minuscola perturbazione dello schermo sia dovuto alle radio ricetrasmittenti. Poi, ogni anno, bisogna versare una tassa ridicola di 5 euro, e il versamento lo si può fare solo alle Poste, vengo delegato io alla bisogna, faccio una fila di tre ore ma ho la soddisfazione, almeno, di ‘essere utile’ alla legalità del ‘baracchino’.

 

‘Non lo chiamare così, non ti permettere!’ grida mio figlio. E, in effetti, adesso ha, a casa sua, una postazione avveniristica che sembra un’astronave. E ha cercato di spiegarmi che si collega tramite satellite e sta lì, per ore, a lanciare messaggi criptici in un linguaggio che non riesco a tradurre (lui dice che è inglese, ma ne dubito…).

 

La cosa che mi sorprende e mi lascia interdetto è che questi ‘collegamenti’ avvengono da e verso ogni parte del mondo, proprio in una realtà nella quale le comunicazioni semplici, ad personam, sono ostacolate e interdette. Ci possiamo collegare con la Nuova Zelanda, per dire, ma non possiamo parlare con il vicino, se non a distanza e con l’ostacolo della mascherina.

 

Mio figlio Giovanni ha anche una moglie e un gatto.

E se la moglie non si interessa più di tanto alle trasmissioni via satellite, Igor (il gatto rossiccio che è una vera e propria tigre, l’ho sperimentato quando viene ad affilarsi le unghie alle mie gambe, usandole come se fossero tronchi di legno…) è invece sempre indaffaratissimo a sdraiarsi sulle radio e, nel migliore dei casi, a spalmarsi sullo schienale della poltrona. È, insomma, anche lui un gatto radioamatore, bisognerà segnalarlo all’ARI, soprattutto al suo Presidente Icilio Carlino che, magari, lo farà socio onorario.

 

Di recente, ho chiesto a mio figlio informazioni su quei segnali, quelle voci meccaniche che si sentono, a volte, nello spazio.

‘Ah, le number stations’ mi ha detto, con sufficienza. Ed è partito con una lunga dissertazione, indicandomi anche i siti dove attingere notizie. ‘Perché, a cosa ti servono?’ mi ha chiesto ancora.

‘Devo inserire l’argomento nel mio prossimo scritto’ gli ho risposto.

Ha fatto una faccia dubbiosa e ha detto solo: ‘Poi fammi leggere che sicuramente scriverai in merito un sacco di sciocchezze’.

Ecco, la degna conclusione che mi è toccata. Assieme alle risate di mia nuora e alle unghie di Igor che continua a scambiarmi per un albero.

Category: Costume e società, Cronaca

Comments (1)

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  1. Elena Vada ha detto:

    Ci prendono sempre per “tonti”, ‘sti figli ipertecnologici!

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