SAN PA QUERELA NETFLIX

| 7 aprile 2021 | 0 Comments

mv_______La docu-fiction “SAN PA: luci e tenebre di San Patrignano” che il colosso finanziario americano Netflix ha messo sul mercato è stato realizzato da Gianluca Neri, scritta insieme a Carlo Gabardini, Paolo Bernardelli e diretta da Cosima Spender, è stata realizzata con 25 testimonianze, 180 ore di interviste e immagini tratte da 51 differenti archivi.

Una serie che per come era stata realizzata aveva immediatamente infastidito coloro che a San Patrignano hanno guardato senza pregiudizi, ossia la maggior parte degli italiani.

Invece era piaciuta a quel mondo ovattato, dei salotti buoni, radical chic, a cui quest’omone aveva sempre dato fastidio, perché era portatore di una cultura differente dalla loro, una cultura contadina, che ruotava intorno alla famiglia.

Nella Comunità di San Patrignano non c’era spazio per l’ideologie alla moda, per le sostanze topanti alternative, la cura di Muccioli era semplice, tanto amore, lo stesso che un padre dà ad un figlio, il duro lavoro che purifica il corpo e ridà dignità alla persona, la responsabilità personale e quella verso gli altri imparando a seguire le regole della Comunità, imparando a prendersi cura di se stesso e degli altri, e poi c’è la divisione netta tra maschi e femmine, a Muccioli la licenziosità non piaceva.
Tutto questo ad una parte della società, a certo intellettualismo da salotto televisivo, da sezione di partito, da giornali satirici come Cuore, non piace, anzi lo ritengono insopportabile.
Se a tutto ciò si aggiunge che i metodi per disintossicare i ragazzi funzionano, il quadro è completo.
L’odio per Muccioli ha radici lontane.

Ecco perchè la verità raccontata da Neri e compagni è quella appresa mentre frequentava la redazione di Cuore il giornale satirico di sinistra che mentre Muccioli era in agonia ancora sputava veleno senza alcun ritegno.

Ecco perchè le testimonianze sono attentamente vagliate e dopo aver ascoltato centinaia di testimoni, si limitano a poche testimonianze quasi tutte di detrattori alcuni persino finiti in tribunale e condannati per diffamazione nei confronti di Muccioli. Eppure avrebbe fatto bene alla pubblicità della fiction intervistare per esempio figli di personaggi famosi come Piero il figlio di Paolo Villaggio, che pure era uscito dalla Comunità in polemica con Muccioli, e che come lo stesso dichiara aveva dato il suo assenso ad essere intervistato quando era stato contattato da Netflix.

 

Andrea e Giacomo Muccioli, figli di Vincenzo il fondatore della Comunità di San Patrignano, hanno deciso quindi di querelare per diffamazione aggravata Netflix, che ha realizzato il documentario sulla comunità e sulla figura del padre, diciamo che quasi sono stati obbligati.

Il legale della famiglia Muccioli Alessandro Catrani dichiara che nella serie: «Vincenzo Muccioli viene indicato come misogino e omosessuale, che la causa della sua morte è attribuita all’Aids. Ovvero ad un’infezione da Hiv, contratta a causa del suo stile di vita e dei suoi comportamenti privati». Per i familiari si tratta di bugie ben confezionate prive di qualsiasi fondamento, bugie presentate a milioni di persone che hanno avuto modo di vedere la serie». L’avvocato Catrani prosegue dichiarando:” i figli del fondatore di San Patrignano accusano a muso duro la produzione della serie in cui si diffama, al di là di ogni legittima opinione sulla vita e l’operato di Vincenzo Muccioli, l’immagine e la memoria di una persona scomparsa, un grande padre ed un uomo che ha dedicato la sua esistenza al Bene, violando altresì i più elementari principi di privacy

 

Category: Cronaca, Cultura

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