UNA CITAZIONE AL TRIBUNALE DI ROMA PER LO STATO ITALIANO A FRONTE DELL’EMERGENZA CLIMATICA

| 4 giugno 2021 | 1 Comment

E’ LA PRIMA VOLTA CHE AVVIENE IN ITALIA. E’ NATO UN VERO E PROPRIO MOVIMENTO CIVICO DI CITTADINI E ASSOCIAZIONI. PARTE DAL SALENTO, GRAZIE AL PROFESSOR MICHELE CARDUCCI E ALL’AVVOCATO RAFFAELE CESARI

(g.p.)______Parte non a caso sabato 5 giugno, giornata mondiale dell’Ambiente, un’esperienza inedita, sia sociale, sia legale, almeno in Italia, visto che la pratica è già cominciata in Olanda, Irlanda, Francia e Germania: le cause climatiche.

Di cosa si tratta?

A Roma – è la prima volta che avviene in Italia – cittadini, genitori per conto dei loro figli e associazioni citano in giudizio il governo Italiano, che dovrà rispondere ad un Giudice della propria inerzia nel contrastare l’emergenza climatica.

Nel caso specifico, si tratta di una citazione civile davanti al Tribunale di Roma, con la quale i cittadini non chiederanno un risarcimento, ma l’effettivo rispetto degli impegni necessari a contrastare il cambiamento climatico al fine di tutelare e proteggere diritti fondamentali della persona umana, nella generazione attuale, e per quelle future.

 

I sottoscrittori sono solo una parte degli Italiani che hanno aderito alla campagna “Giudizio Universale”, lanciata nel 2019 e coordinata dall’Associazione A Sud Onlus per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’emergenza in corso: emergenza climatica, denunciata a livello mondiale dalla scienza, riconosciuta ufficialmente dall’ONU e dichiarata anche dalla UE.

 

Intorno alle tematiche della giustizia climatica, ormai è nato così quello che è già diventato un vero e proprio movimento civico composto da cittadini, studenti, ambientalisti, scienziati, avvocati, docenti universitari, comitati di ricerca, presidi territoriali.

A guidarlo, nell’impostazione giuridica, sono tre esperti di giustizia climatica: gli avvocati Luca Saltalamacchia, del Foro di Napoli, e Raffaele Cesari (foto sopra), del Foro di Lecce, affiancati dal professor Michele Carducci (foto sotto), dell’Università del Salento.

Due salentini sono dunque protagonisti di questa inedita esperienza civica, e nemmeno questo è un caso.

Le prime iniziative di giustizia climatica, infatti, sono partite proprio dal Salento, sin dalla diffida climatica allo Stato del 2018.

Ad oggi, accanto alla causa verso lo Stato, pendono altre questioni di giustizia climatica riferite al Salento: il ricorso per la proroga del gasdotto TAP, attivato da cinquantotto cittadini di Melendugno con l’avvocato Michele Macrì affiancato sempre dal professor Carducci; le proposte europee di emergenzaclimatica.it, gestita dagli studenti dell’Istituto Ferdinando di Mesagne con il professor Angelo Gagliani; le denunce di greenwashing e le azione sull’ex-Ilva da parte dell’ ISDE,  associazione Medici per l’Ambiente (nella foto di copertina, apocalittica, ma purtroppo vera, la città di Taranto durante una giornata particolarmente avversa a causa del vento) , sempre con il professor Carducci.

 

Tra l’altro, l’azione legale nei confronti dello Stato riguarda anche le sue omissioni e contraddizione sulla gestione del gasdotto TAP.

Dopo anni di indifferenza, la centralità della giustizia climatica è stata finalmente riconosciuta dall’Italia, che vi dedica un’apposita spiegazione sul sito del Governo.

A livello internazionale, il termine ‘giustizia climatica’ è adoperato per inquadrare il cambiamento climatico come una questione etica e politica, piuttosto che una questione di natura puramente ambientale o fisica.

Del resto, le azioni legali climatiche, da quella verso TAP a quella verso lo Stato, sono del tutto legittime in base alla Dichiarazione ONU sui difensori dei diritti umani.

Esse partono dalla considerazione che le evidenze scientifiche mondiali in tema di riscaldamento globale e cambiamento climatico, risultando ormai inconfutabili e allarmanti, costituiscono un vincolo sia per gli Stati che per le imprese, non ignorabile né eludibile.

Di conseguenza, i cittadini hanno il diritto di poter chiedere a un giudice di accertare, sulla base appunto della scienza, la portata delle inerzie pubbliche o private in materia.

Come detto, lo hanno fatto già in diversi altri Paesi, dove Stati e imprese (da ultimo la Shell condannata con una storica condanna in Olanda), non avendo fornito evidenze scientifiche a giustificazione delle proprie decisioni, hanno dovuto conteggiare, secondo criteri verificabili, la quantità di emissioni di gas serra da abbattere per scongiurare definitivamente gli effetti negativi del riscaldamento globale.

Dunque le azioni che proprio dal Salento hanno avuto origine si inseriscono nel solco dei contenziosi climatici che si stanno celebrando in tutto il mondo, come risulta dal Database della Columbia University di New York.

 

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Politica

Comments (1)

Trackback URL | Comments RSS Feed

  1. Concetta Stoppa ha detto:

    I care ❤️

Lascia un commento