IL PROF IN PENSIONE SPOPOLA SUI SOCIAL: COSI’ NICOLA FRANGIONE E’ DIVENTATO EROE NO GLOBAL. SENZA DIRE UNA PAROLA, SOLO AFFACCIANDOSI DAL BALCONE DI CASA

| 1 luglio 2021 | 0 Comments

(g.p.)______“Questo è molto indicativo”, il suo intercalare tipico. Il professore è un uomo di buone letture e certamente conosce la profezia di Andy Warhol sui mass media nel mondo contemporaneo “Ognuno avrà il suo quarto d’ora di celebrità”. Il suo è arrivato l’altro giorno, e non accenna a passare, anzi.

Oggi ha rilasciato un’intervista compiuta ad un suo amico che tiene un blog su una pagina Facebook. E ci ha fatto capire tante cose che erano rimaste in sospeso, su quanto accaduto, che poi, dice lui, niente, un fatto minimo, stupendosi per primo del clamore mediatico, per cui è diventato all’improvviso il re del villaggio globale, e naturalmente “questo è molto indicativo”.

E’ bastata una foto, scattata da qualcuno che stava di sotto, nelle delegazione dei partecipanti al vertice del così detto G 20, tenutosi a Bari, in trasferta a Matera.

Forse è meglio spiegare prima il G 20 cosa sia. Il Gruppo dei 20 – detto G 20 – è un forum dei leader, dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali, creato nel 1999,per favorire l’internazionalità economica e la concertazione politica, di cui fanno parte i venti paesi più industrializzati. Insomma, i potenti del mondo, accusati, da quando si chiamavano G 7, e poi G 8, di decidere a proprio tornaconto i principali aspetti della politica, cioè della vita quotidiana, di tutti gli abitanti  del  mondo, e di mantenere e anzi favorire e accrescere le diseguaglianze sociali, in un mondo in cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre di più e sempre più poveri.

Negli scorsi decenni dovunque si riunissero, provocavano proteste fortissime spesso purtroppo anche violente, degli oppositori di vari movimenti diffusi in tutto il mondo, detti no global: tutti ricordiamo per esempio i fatti i Genova del 22 luglio 2001.

Da allora questi vertici a cadenza annuale sono diventati sempre più segreti, sempre più blindati, e sempre più misteriosi.

L’ultimo, è cronaca, non più storia, due giorni fa a Bari, con pausa turistica per il tour ricreativo a Matera.

 

Nicola Frangione, insegnate di inglese in pensione, gestore con la moglie di un bed&breakfast nella città dei Sassi, abita proprio là, nel rione diventato famoso in tutto il mondo e l’altro pomeriggio se ne stava a leggere un libro nel punto più fresco della sua abitazione, come è solito fare nelle ore più calde, quando ha sentito un trambusto, prima la banda musicale, poi un chiacchiericcio diffuso, venire da sotto, e allora si è affacciato al balcone, per vedere che cosa stesse accadendo, così come era, in pantaloni vecchi di casa e a torso nudo.

Per prima ha incrociato gli sguardi, divertiti, sorridenti, ha notato, del ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio, e del sindaco di Matera Domenico Bennardi, come tutti gli altri rigorosamente in giacca, camicia e cravatta, “un contrasto incredibile che mi faceva ridere un po’”.

Poi, invece, ha raccolto lo sguardo truce, infastidito, che sprizzava rabbia e disappunto –  così ha raccontato – di uno che “tanto per non fare nomi” era il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.

E’ stato un po’ a guardare, ha risposto al telefonino, e se ne è tornato dentro, a riprendere il libro che stava leggendo.

Tutto qui. “Tutto sommato” – e pure tutto sottratto – “non ho fatto niente”.

Ma intanto qualcuno aveva scattato una foto, l’aveva postata sui social, e quella foto è costata ai padroni del mondo più di una manifestazione no global perduta.

Da ieri mattina a ieri notte, tutti a condividere e a commentare.

Questa mattina, l’intervista al suo amico blogger in cui ha spiegato e commentato.

Così Nicola Frangione è diventato icona no global.

Dice lui che “questo è molto indicativo”, ed è molto indicativo perché misura la potenza dei social, un potere che bisogna controllare e saper usare, auspica, e cita sua sponte un altro testo profetico, “1984” di George Orwell. Poi nota la povertà lessicale denotata dai social, cita Noam Chomsky e aggiunge di aver visto in quei pochi post che ha potuto leggere delle migliaia che si stanno moltiplicando sotto la sua foto una dozzina di vocaboli prevalenti e ricorrenti. Teme che la povertà lessicale denoti povertà culturale, e invita a un utilizzo più consapevole e meno superficiale dei social.

Tutto qui.

Eppure lo stesso protagonista non si è reso ancora conto completamente di quello che è successo. Quella sua foto è dirompente a significante e devastante a significato.

Esprime la protesta dei ceti popolari contro i nuovi padroni dell’alta finanza internazionale.

Esalta la forza tranquilla e semplice delle tradizioni popolari, l’attaccamento alla casa, alla famiglia, alle origini, alle radici ca tieni.

Ed è molto indicativo,’stavolta senza virgolette, lo diciamo noi, che tutto questo sia avvenuto nella città che il genio profetico di Pier Paolo Pasolini scoprì e valorizzò quando era ancora nel degrado e nell’abbandono, lui che per primo parlò dei pericoli della globalizzazione, che chiamava omologazione, e del nuovo capitalismo selvaggio della società dei consumi.

 

 

Category: Cronaca, Cultura, Politica

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