…MA LA SPIGOLATRICE DI SAPRI E’ UN FALSO STORICO

| 27 settembre 2021 | 0 Comments

(g.p.)______A Sapri neppure Cristo si è fermato, anzi, non ci è nemmeno mai passato. Per decenni una stradina di curve a strapiombo da una costa all’altra della Basilicata, o tortuosi sentieri del Cilento, della provincia di Salerno, hanno reso un’avventura arrivarci a chi avesse voluto farlo. In un angolo di Paradiso qui sulla Terra, ultimo lembo della costa della Campania, appena prima della bellezza mozzafiato di Maratea, che è già sul Tirreno lucano.

Adesso, da un po’, qualcosa è cambiato, è più agevole raggiungerla, ma Sapri rimane pur sempre anch’essa al Sud del Sud dei Santi, appena un gradino sopra alcuni paesini del nostro Salento.

Sapri è conosciuta essenzialmente – a quelli di una certa età, che facevano le elementari di una volta, con le poesie da mandare a memoria – per un componimento del poeta risorgimentale Luigi Mercantini, che si intitola La spigolatrice di Sapri, appunto, liberamente, ma molto liberamente, ispirato ad un fatto storico realmente accaduto, nel 1857.

Il rivoluzionario mazziniano Carlo Pisacane organizzò una spedizione con circa centocinquanta ‘giovani e forti’ che aveva lo scopo di sollevare la protesta popolare e organizzare una rivolta, per marciare subito dopo su Napoli e liberarla dal dominio dei Borboni.

Insomma, quello che poi riuscì a fare su vasta scala e con successo, Giuseppe Garibaldi tre anni dopo, grazie a ben altri mezzi e, soprattutto, grazie a promesse ai ceti popolari, ben presto rivelatesi un’illusione, se non un vero e proprio inganno.

Il problema di Carlo Pisacane – che Garibaldi capì successivamente e che risolse in qualche modo – è che i ceti popolai del Sud non avevano nessuna voglia di essere liberati, e di passare sotto il dominio dei ‘Piemontesi’.

Quando i contadini di Sapri – le spigolatrici era donne, chine sulla terra chissà quante ore del giorno, al caldo del sole, che durante la mietitura erano incaricate di recuperare le spighe di grano spezzate, o disperse qua e là, affinché potessero essere anch’esse unite al raccolto – si videro arrivare in casa quei rivoltosi, li presero a male parole prima, e a schioppettate poi.

E’ questa è la verità.

La spigolatrice di Sapri, quella cantata, del tutto inventata, da Luigi Mercantini nella sua poesia, non esiste, è un falso storico, un esercizio retorico di propaganda, punto.

Ora, è successo ieri che a Sapri hanno inaugurato una statua dedicata alla spigolatrice.

Da ieri, si dibatte a mezzo social sul valore artistico di questa realizzazione, e sul presunto cedimento al ‘sesssismo’ dell’autore, lo scultore Emanuele Stifano, difeso dal sindaco Antonio Gentile, ma accusato – addirittura anche di ‘depravazione’ – da alcuni esponenti politici nazionali, in nome e per contro del ‘politicamente corretto’.

Riferito di questo in sintesi estrema, su questo nient’altro voglio dire.

Voglio invece sottolineare un fatto che mi sembra significativo. Nelle distese di algoritmi levatesi in queste ore intorno alla rediviva spigolatrice di Sapri, a nessuno è venuto in mente di approfondire la questione da un punto di vista storico.

La retorica unitaria continua a dominare incontrastata, intere pagine storiche post unitarie, di violenze militari, soprusi e sfruttamento economico perpetrate dal regno d’Italia ai danni delle popolazioni meridionali, che da allora e da questo non si sono mai più riprese, continuano a rimanere un buco nero.

Dovremmo invece tutti quanti, serenamente, studiare e approfondire l’intera questione del passato, preziosa per capire il presente.

Chi non ha memoria condivisa, non può avere futuro.

Non abbiamo una memoria storica condivisa, né mi pare ci sia nessuna voglia di costruirla, purtroppo.

 

 

 

Category: Cronaca, Cultura, Eventi

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