LA RASSEGNA JAZZ Attenti a quei Duo DI GAGLIANO DEL CAPO. REPORTAGE DA UN INCANTO IN MUSICA

| 24 Luglio 2022 | 0 Comments

di Roberto Molle ______

Ci provo spesso a entrare nei labirinti del jazz ma, inevitabilmente, ne vengo risputato fuori. Non basta un orecchio allenato alla buona musica, non bastano le mille commistioni tra quella realtà (che si frammenta in mille sottogeneri) con quelle di cui mastico familiarmente: rock, blues, folk, country; non bastano neppure certi amori a pelle che, negli anni, continuo a coltivare (Chet Baker, Miles Davis, John Coltraine, Herbie Hancock e altri che non sto qui a elencare), chi ascolta e apprezza a fondo il jazz è di un altro modo… sicuro. Tutta la mia stima nei confronti dei musicisti e appassionati di musica jazz.

Fatta questa premessa è proprio di un concerto jazz che vorrei dare conto ai lettori di leccecronaca.it, ma andiamo per gradi partendo dall’inizio.

Prima di tutto è utile spendere due parole su un’ottima associazione culturale del Capo di Leuca che si chiama Lampus e del suo presidente Paolo Insalata. Sono ormai cinque anni che la passione di Paolo per il jazz lo porta a “re-inventare” contesti, atmosfere e musicisti a portata di ogni tipo di pubblico.

Ho assistito a diversi concerti organizzati da Lampus negli ultimi anni, e ogni volta, mi ha stupito l’eterogeneità degli spettatori; tutto era sempre in armonia: i luoghi (più di una volta ho assistito a concerti dentro e fuori la splendida torre di Salignano) che si incastravano benissimo con la sensibilità dei musicisti, i repertori mai troppo sopra le righe, rispettosi anche di chi, con il jazz non ha grande dimestichezza.

Insomma, la scommessa di portare a contatto della gente una musica un po’ più difficile da comprendere e allo stesso tempo, il tentativo di educare al suo ascolto, attraverso la selezione di musicisti consapevoli del loro ruolo in quel contesto che si fa anche didattico.

Per il secondo anno Lampus (in collaborazione con il Comune di Gagliano del Capo) ha organizzato la rassegna jazz in tre serate Attenti a quei Duo; il tutto sullo sfondo di una scenografia particolare, caratterizzata da un’arena appositamente realizzata con circa cento rotoballe di fieno.

Ognuna delle serate contraddistinta da una differente illuminazione del “muro” di fieno, nei colori dominanti del Salento: blu, come lo splendido mare che circonda il Capo di Leuca; verde come il colore originario degli ulivi (quando la Xilella era solo una parola incomprensibile); rosso come il colore della terra a queste latitudini.

Il programma con la direzione artistica dello stesso Paolo Insalata ha preso il via venerdì 22 luglio e ha visto sul palco nella prima serata (blu) due grandi pianisti di caratura internazionale: Danilo Blaiotta e Nicola Andrioli. I due musicisti hanno omaggiato il grande George Gershwin con un concerto articolato in tre parti: An american in Paris, Rhapsody in blue e Standards.

Ieri sabato 23 è stata la volta della serata verde con il concerto del trombettista Andrea Sabatino eil fisarmonicista Vince Abbracciante (eravamo presenti noi di leccecronaca.it).

Questa sera alle ore 21,00 la rassegna si chiuderà con il colore rosso e l’omaggio al cinema italiano da parte del pianista Riccardo Fassi e il sassofonista (e soprano) Dario Cecchini.

IL CONCERTO VERDE.

Vivo a venti chilometri da Leuca e da Gagliano del Capo. La statale 274 che da Gallipoli porta a Finibus Terrae passa da casa mia e solitamente è deserta; ieri sera mentre la percorrevo per arrivare a Gagliano era piuttosto trafficata e perdeva di quella magia che di solito si crea quando si guarda giù verso la litoranea e il mare, dove la macchia mediterranea per ora è salva dagli incendi che stanno devastando buona parte della campagna salentina.

Durante il tragitto ho ascoltato “Good”, uno degli album più belli dei Morphine e pensavo che in fondo tracce di jazz sono disseminate lungo tutto il disco di una delle band alt-rock che apprezzo da sempre; come dire che il jazz sta dappertutto, un po’ come il Dos che si muove sottotraccia a ogni estensione di Windows.  

Ad accogliermi la scenografia verdastra della location del concerto intima e suggestiva. C’è ancora poco pubblico, saluto Paolo e mi accomodo a pochi metri dal palco, faccio qualche foto e tiro fuori il taccuino dove annotare eventuali riflessioni. So che Sabatino e Abbracciante suoneranno pezzi di alcuni cantautori (da Luigi Tenco a Bruno Martino) e compositori (Armando Trovaioli, Gorni Kramer) italiani e avrei voluto avere la scaletta del concerto per poter individuare le canzoni e capire fino a che punto lo spirito jazz potesse dilatarle, deformarle e alla fine, ricondurle nell’alveo della loro struttura… ma non sono riuscito ad avere la scaletta, pazienza andrò a fiuto (penso).

Quando Vince Abbracciante si accomoda sullo sgabello imbracciando la sua fisarmonica (suonerà per tutto il tempo con gli occhi chiusi) e Andrea Sabatino aggancia il microfono a tromba e flicorno tutto è pronto, Paolo Insalata presenta i musicisti, si accendono i riflettori e si spegne quella fastidiosa luce bianca che acceca il pubblico ai concerti… le note si liberano nell’aria.

Un’ora e mezza di grandi virtuosismi, i brani si sono succeduti uno dopo l’altro ricchi di pathos giocati sulle calcolate improvvisazioni dei due che “suonavano” magnificamente. Ogni tanto Andrea Sabatino dava i titoli di quello che stavano eseguendo e la prima cosa che veniva da pensare, era quanto il jazz può nobilitare anche la partitura o canzone più semplice. Tra i due musicisti c’è stata grande intesa e capacità di interagire con il pubblico.

Ero arrivato al concerto con l’idea di dare conto cronologico e dettagliato del tutto, alla fine mi sono arreso trasportato da una musica dove tutto sembra incasinato ma ha un suo senso; così, al diavolo scalette e canzoni conosciute come “E la chiamano estate” di Bruno Martino o “Angela” di Luigi Tenco che nelle mani di “quei due” straordinari musicisti diventano opere d’arte sonore rinate a nuova vita, depurate da ogni spleen e rese più universali.

Category: Cultura, Eventi

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