DINO TROPEA TURISTA PER CASO: CARTOLINE DAL SALENTO

| 29 Agosto 2025 | 0 Comments

di Cristina Pipoli _________

Dalle parole ai fatti: quando un libro – Lasciato Indietro – anticipa la società. “Dal cuore ferito di un padre nasce un manifesto civile. Lasciato Indietro di Dino Tropea, tra conquiste raggiunte e battaglie ancora da combattere.”                                     

Dalla Sicilia alla Puglia, Dino Tropea con la sua Alice ha aderito a un progetto che promuove il turismo a passo lento nel territorio salentino.

D- Sappiamo che ha aderito a un progetto che valorizza il turismo lento e sostenibile nel Salento. Ci può raccontare la sua esperienza?

R- “Il turismo lento non è solo una scelta, è una filosofia di vita. In Salento ho imparato che fermarsi non significa perdere tempo, ma conquistarlo. Ho trovato spiagge attrezzate e curate, ombrelloni distanziati, quella sensazione di vacanza vera, senza stress, ma prezzi purtroppo non sempre umani. Bisogna fare attenzione a dove si decide di fermarsi: in questo le recensioni e la consultazione dei siti delle spiagge aiutano molto.

Questo fenomeno non è solo una mia impressione, ma è stato oggetto di diversi servizi televisivi e articoli che hanno raccontato la realtà di molti stabilimenti, da Nord a Sud Italia, spesso con ombrelloni rimasti chiusi perché la gente ha preferito attrezzarsi da sola e scegliere le spiagge libere. Non è un caso: si è stimato che per una famiglia di quattro persone, prendendo tutto il pacchetto di uno stabilimento, una giornata di mare può facilmente superare i 150 euro. E a questo si aggiungono divieti illegali, come quello di portarsi la propria borsetta frigo, o il divieto di giocare a carte nei tavolini all’aperto davanti al chiosco. Tutte cose che finiscono per rendere la vacanza un lusso anziché un diritto di tutti.

Ma il Salento non è solo mare. È l’incontro con i produttori locali, come il signor Luigi, che ci ha accolto con un calore sincero raccontando la storia della sua famiglia. Dentro il suo locale c’erano ancora le botti antiche di legno, ricordo di un passato che continua a vivere nel presente. È stato un ritorno a casa pur non essendo la mia casa. Turismo lento significa ascoltare queste storie, viverle, portarle con sé”.

D- Che cosa ha rappresentato per Lei questo viaggio?

                                                                                                                              

R- “Il Salento non è stato per me soltanto una meta turistica, ma un incontro con la verità delle cose. Lì dove il mare sembra dipinto e la sabbia si confonde con il bianco della luce, ho trovato molto più di una vacanza: ho trovato storie, volti, contraddizioni. Ogni giorno è diventato una pagina del mio diario di bordo, scritto tra bandiere blu meritate e ombre lasciate dall’incuria, tra la lentezza preziosa del turismo sostenibile e la frenesia di chi corre troppo anche quando basterebbe fermarsi. È da questa esperienza, vissuta con la mia compagna e con i miei libri aperti sulla sabbia, che nasce il racconto che segue: non solo un’intervista, ma una testimonianza di come scrivere possa diventare un atto di amore e insieme di responsabilità”.

D- I colori del Salento sono stati utili per promuovere il suo libro?                              

R- “Assolutamente sì. I colori del Salento sono i colori del mio libro Lasciato Indietro: il blu pieno del mare, il bianco delle pietre, il rosso del tramonto. Sono tinte che non ingannano, che non si lasciano addomesticare. Io non racconto cartoline patinate, racconto verità. Quando ho visto i miei libri aperti sulla sabbia di Lido Conchiglie, ho avuto la sensazione che fossero finalmente tornati al mare da cui erano nati. Il Salento non è stato cornice, ma voce. E il mio libro è stata la risposta a quella voce”.

D- Ha preferito fare le vacanze con la sua dolce metà piuttosto che con gli amici. Questo accade quando la propria compagna è anche una migliore amica?                      

R- “Sì, e forse è il regalo più raro che la vita possa farti. Viaggiare con lei significa non avere bisogno d’altro. Una sera a Gallipoli, con un calice di rosato Negroamaro e le luci sospese sopra di noi, ho capito che non era importante dove fossimo, ma che ci fossimo. Gli amici ti danno leggerezza, ma quando la tua compagna è anche la tua migliore amica, il viaggio diventa casa. Non è una questione di scelta, è una questione di completezza. E poi c’è di più. La mia compagna si chiama Alice, ed è una delle donne che ha ispirato i personaggi di Lasciato Indietro. Una professionista che ogni giorno combatte per salvare vite o per dare la migliore vita possibile ai piccolissimi nati meno fortunati. Proprio mentre eravamo in Salento, abbiamo registrato una puntata di Ogni giorno è una storia, dedicata al piccolo Tommaso e alla Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Bambino Gesù. Invito i lettori di Leccecronaca a riascoltarla: è una testimonianza che unisce amore, coraggio e speranza. https://www.youtube.com/live/9yTGUJhXEBQ?si=ahgyWiH-8is3oP6f

D- Siamo rimasti colpiti dal suo essere un ottimo osservatore, cosa la spinge a essere anche un diario di bordo nella società?                                                                       

R- “Forse è la mia natura di marinaio. Un marinaio scrive sempre un diario di bordo, che in termini marinareschi chiamiamo giornale di chiesuola, per non perdersi e per lasciare traccia del viaggio. Io faccio lo stesso nella vita: osservo, annoto, condivido. Non solo il mare cristallino e la sabbia bianca, ma anche ciò che stona, come i quattro incidenti in pochi chilometri che ho visto in una sola giornata. Velocità, distrazione, mancanza di rispetto delle regole. La corsa al mare può valere una corsa in carrozzeria? O peggio? E poi la sciatteria, i rifiuti abbandonati qua e là che turbano un paesaggio e una natura perfetta. Chi scrive ha una responsabilità: essere specchio, anche quando riflette ombre. Io cerco di farlo con sincerità, senza girarmi dall’altra parte”.

D- Ha descritto tutto ma ha toccato temi, durante il viaggio, come l’alta velocità e il rispetto per l’ambiente. Da dove nasce questo suo essere attento?                             

R- “Nasce dall’amore e da un senso di responsabilità che non posso più ignorare. A Pescoluse, le cosiddette Maldive del Salento, ho visto un mare che toglieva il fiato, limpido e trasparente. Ma dietro i cannizzi ho trovato rifiuti abbandonati: plastica, bottiglie, scarti umani. Fa rabbia e fa male. Perché ami un posto e non accetti che venga ferito. Chi gestisce un bene così prezioso dovrebbe proteggerlo, invece troppo spesso pensa solo al profitto. La mia attenzione nasce da qui: dal desiderio di non vedere tradito ciò che è bello. L’alta velocità e la distrazione, l’abbandono dei rifiuti e l’incuria, sono tutte facce della stessa medaglia: dimenticare che il mondo non ci appartiene, ci è soltanto affidato”.

D- Lei non è solo uno scrittore, ma fa attivismo con la penna ed è impegnato nel sociale. È consapevole di avere molte qualità?                                                            

R- “Più che qualità, io le chiamo responsabilità. Ogni volta che entro in un luogo autentico, come la Pasticceria Ideal di Cinzia Carrisi a Lecce, dove il profumo del pasticciotto si mescola al sacrificio e all’orgoglio di cinquant’anni di lavoro, io sento il dovere di raccontarlo. Ogni volta che vedo un angolo di paradiso sporcato dall’incuria, io devo denunciarlo. La scrittura è un ponte: ti permette di parlare al cuore ma anche alla coscienza. Non scrivo per vantare qualità, scrivo perché non riesco a farne a meno. Se anche una sola persona, leggendo, si sente meno sola o si ferma a riflettere, allora la mia penna ha fatto il suo dovere”.

D- Si conclude un viaggio all’insegna del vero amore, quello sano che valorizza la coppia unita e fedele che si completa a vicenda, e quello per il sociale, le tradizioni e l’ambiente. Vuole condividere con noi le sue riflessioni finali?                                 

R- “Il Salento è stato per me molto più di una vacanza. È stato un viaggio dentro la verità delle cose. Ho trovato mare cristallino e spiagge ordinate, ma anche incidenti e maleducazione stradale. Ho trovato produttori fieri delle proprie radici e commercianti schiacciati dalle tasse, ma con il sorriso di chi non si arrende. Ho trovato colori che hanno reso più viva la mia scrittura e rifiuti che hanno ferito i miei occhi. Ho trovato lentezza e frenesia, accoglienza e sfruttamento, luce e ombra. Questa terra mi ha insegnato che raccontare non significa solo celebrare, ma anche educare. Chi scrive, se sceglie la verità, diventa inevitabilmente un educatore. Sensibilizzare, osservare, restituire alla società uno specchio fedele è un compito che porto con me, come porto con me il mare anche quando non lo vedo. Oggi posso dire che il Salento non è più per me solo un luogo geografico: è una voce che mi parla dentro, e ‘Lasciato Indietro’ è stata la risposta che ho avuto il coraggio di dare”.

Da persone come Dino e come Alice possiamo solo imparare. Vi saluto con una foto scattata da Dino a Gallipoli. Perché nelle sue numerose qualità, Dino è anche un bravo fotografo.

Category: Costume e società, Cultura

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