LA RIFLESSIONE / UNA COSA E’ LA STREET ART, UN’ALTRA COSA E’ IL VANDALISMO

di Emanuela Boccassini ______________
Da anni si discute – e si continuerà a discutere – se i murales siano opere d’arte o atti vandalici. Il confine, a volte, è troppo sottile.
Ma poi basta fare una passeggiata nel centro storico, con le sue pareti di pietra leccese appena restaurate, per capire che non tutte le “scritte” meritano dignità artistica.
Imbrattare un palazzo con spray e frasi infantili non è espressione creativa. È maleducazione, è sciatteria, è una piccola barbarie quotidiana.
Il problema, però, non si ferma all’estetica.
Chi paga per ripulire tutto?
Indovinate un po’. Sempre la collettività.
E allora viene spontaneo chiedersi se non sarebbe più giusto far ricadere la responsabilità – economica e pratica – sugli autori di quei gesti. Certo, bisognerebbe prima trovarli. E qui iniziano le difficoltà.
Punire, però, non basta. Lo diceva già Cesare Beccaria nel ‘700.
Serve far comprendere che un muro non è solo un muro: è un bene condiviso, è la storia di un luogo, è una parte della comunità.
Chi lo danneggia manda un messaggio chiaro: «questo spazio non mi appartiene.»
E se non ci sentiamo parte di qualcosa, è facile trattarlo come se non avesse valore.
Alcuni comuni hanno tentato con le multe, altri con la videosorveglianza, altri ancora con i lavori socialmente utili.
È interessante notare che le iniziative più efficaci non sono quelle punitive, ma quelle riparative, chi ha rovinato deve ripulire, ridipingere, rimettere a posto.
Solo toccando con mano la fatica della cura si impara il rispetto. SI può ammirare questa teoria in Giappone, soprattutto nelle scuole, dove gli alunni stessi puliscono le aule.
E poi c’è un altro punto, spesso ignorato. Creare alternative. Perché non destinare spazi appositi alla street art? Dove i ragazzi possano dipingere liberamente, senza distruggere bellezza.
Perché è inutile fare finta di niente. L’espressione creativa giovanile esiste e reprimerla senza offrire canali non porta lontano.
Confondere un murales artistico con un tag anonimo fatto alle due di notte è un torto sia all’arte che al buonsenso. La street art vera riqualifica, racconta, provoca, lascia un segno.
Il vandalismo… lascia solo il conto da pagare.
Forse la domanda non è: «Dobbiamo essere contro le scritte sui muri?»
Forse la domanda giusta è: «Come facciamo a insegnare, soprattutto ai più giovani, che la bellezza pubblica è un bene fragile e comune?»
La risposta, in fondo, è semplice e difficilissima allo stesso tempo. Educazione, responsabilità, appartenenza. Sentirsi parte di un luogo. E capirne il valore.
Perché si può essere creativi, arrabbiati, impulsivi, ma si deve anche essere cittadini.

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