OPERAZIONE DELLA FINANZA SU SCALA NAZIONALE: SGOMINATA ANCHE A LECCE RETE CRIMINALE DI TRUFFE AGLI ANZIANI

di Flora Fina _____________
Scattata all’alba una vasta operazione della Guardia di Finanza di Padova, che ha portato alla luce un articolato sistema criminale specializzato in estorsioni e truffe ai danni di donne anziane, considerate particolarmente vulnerabili. L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Padova, ha visto impegnati oltre settanta militari, supportati dai reparti territorialmente competenti, nell’esecuzione di misure cautelari personali e sequestri patrimoniali di ingente valore.
Il bilancio dell’operazione parla di dieci persone indagate, tutti cittadini italiani, ritenuti responsabili a vario titolo di associazione per delinquere, estorsione, truffa e riciclaggio. Cinque di loro, residenti o domiciliati nel territorio padovano, sono stati raggiunti da provvedimenti restrittivi disposti dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Padova. Per il presunto promotore del sodalizio è stata ordinata la custodia cautelare in carcere, mentre per due collaboratori di primo piano sono scattati gli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico. Altri due indagati sono stati sottoposti all’obbligo di dimora, con limitazioni agli spostamenti notturni e prescrizione di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.
Parallelamente, è stato disposto un sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei profitti illecitamente accumulati, quantificati in circa 2,5 milioni di euro. Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe reinvestito gran parte dei proventi in beni di lusso, nel tentativo di occultarne l’origine illecita.
Le indagini, condotte dai Finanzieri del Gruppo di Padova, hanno consentito di smantellare un’organizzazione ben strutturata, con base operativa nel padovano ma capace di agire su scala nazionale. Il meccanismo criminoso si fondava su pratiche aggressive di vendita porta a porta e su raggiri mirati, che avrebbero colpito oltre 1.200 vittime in diverse regioni italiane.
Nel corso dell’operazione sono state avviate perquisizioni personali e locali nei confronti di tutti i membri dell’organizzazione, nonché presso una società operante nel settore delle vendite domiciliari, ritenuta fulcro delle attività illecite. L’impresa, con sede legale in provincia di Venezia e operativa nell’area padovana, sarebbe stata al centro di una rete di contatti con altre aziende analoghe sparse sul territorio nazionale.
Ulteriori acquisizioni documentali sono in corso presso diverse società con sedi nelle province di Roma, Treviso, Mantova e Lecce, sospettate di aver collaborato scambiandosi elenchi di potenziali clienti, poi trasformatisi in vittime dei raggiri. L’operazione si inserisce in un più ampio contesto di contrasto alle forme di criminalità economica che colpiscono le fasce più fragili della popolazione e mira a interrompere circuiti di arricchimento illecito fondati su pratiche predatorie e sistematiche.
In particolare, come descritto dagli inquirenti, le indagini hanno avuto origine dall’ordinario controllo economico del territorio, durante il quale è stato osservato, per diversi mesi, come alcuni soggetti padovani frequentassero abitualmente locali esclusivi della movida padovana a bordo di auto di lusso.
Gli accertamenti eseguiti sul loro conto hanno sin da subito fatto emergere evidenti incongruenze tra quanto dichiarato all’Amministrazione Finanziaria e il tenore di vita, nonché anomalie nella clientela della società da loro amministrata, composta integralmente da donne ultrasessantenni.
Le testimonianze raccolte da alcune di esse, sfociate anche in denunce, hanno delineato il modo d’agire degli indagati che, sulla scorta di elenchi nominativi comprati da altre società operanti nel medesimo settore, quasi quotidianamente, avvalendosi di una rete di agenti di vendita, battevano, in modalità “porta a porta” specifiche aree territoriali, già consapevoli di trovare, in alcune abitazioni, anziani, casalinghe, pensionati e persone “sole”.
Con grande abilità di persuasione riuscivano ad accedere alle abitazioni private e, qui, rendevano edotte le vittime che, in virtù di un pregresso contratto di acquisto stipulato anni prima anche con altre imprese di vendite a domicilio, erano obbligate ad acquistare articoli casalinghi, come ferri da stiro, set di pentole, materassi, topper, cuscini, lenzuola, poltrone reclinabili, dispositivi elettromedicali di magnetoterapia, tutti prodotti presentati come di ottima qualità, ma in realtà di scarso valore.
L’acquisto dei casalinghi, ad un prezzo compreso tra 5.000 e 7.000 euro, tenendo conto che molte anziane vivevano in difficili condizioni economiche e, in numerosi casi, solo con la pensione minima, doveva prevalentemente avvenire con l’accensione di un finanziamento presso primarie società di credito al consumo.
In alcuni casi, i venditori porta a porta, diversi di loro già gravati da precedenti, si sono ripresentati a distanza di alcuni mesi a casa delle vittime più vulnerabili e più facili da convincere, costringendole ad ordinare ulteriori articoli per la casa e rimodulare il finanziamento già attivato in precedenza che aumentava cosi nell’importo delle rate e nella durata. Eclatante il caso di una vittima del padovano che in soli tre anni ha ricevuto quattro visite degli accaniti venditori ed è stata obbligata ad acquistare prodotti, ivi incluso un dispositivo per magnetoterapia, per complessivi 22.000 euro, oltre a 3.000 euro di interessi del finanziamento prolungato fino al 2030.
In caso di rifiuto o resistenze da parte delle anziane, gli indagati minacciavano di adire le vie legali, sostenendo che il contratto di acquisto sottoscritto negli anni precedenti comportava, a loro avviso, ancora l’obbligo di ulteriori acquisti: da qui la contestata condotta di estorsione.
Molte casalinghe, alla luce della pervicacia e insistenza degli indagati, che dinanzi a loro inscenavano anche finte telefonate con sedicenti responsabili delle aziende con cui erano stati stipulati i pregressi contratti, sono cadute nella rete del gruppo delinquenziale, sottoscrivendo, loro malgrado, nuovi ordini di acquisto, pur non avendone alcuna necessità e al solo fine di liberarsi dell’oppressione esercitata dai venditori presentatisi nelle loro abitazioni.
Più di 1200 sono le vittime residenti non solo a Padova, ma anche in altre province, tra cui, principalmente, Alessandria, Ancona, Arezzo, Asti, Belluno, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brescia, Como, Cremona, Cuneo, Ferrara, Firenze, Forlì Cesena, Genova, Gorizia, Grosseto, Lecco, Lodi, Lucca, Macerata, Mantova, Milano, Modena, Monza-Brianza, Novara, Parma, Urbino, Pavia, Perugia, Pesaro, Piacenza, Pordenone, Prato, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Savona, Siena, Sondrio, Torino, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Vercelli, Verona, Vicenza.
I profitti delle condotte criminali, derivanti da ricarichi fino all’800% sui prodotti venduti e dalle provvigioni riconosciute dalle società di finanziamento per ogni singola concessione di credito al consumo, hanno consentito ai principali indagati del sodalizio di condurre uno stile di vita sfarzoso con vacanze da sogno, frequentazione di raffinati ristoranti, acquisti di abbigliamento ed accessori presso le più famose maison di alta moda, noleggio di autovetture di lusso quali Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche.
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