CODICE ROSSO AL VITO FAZZI. CRONACA DI UN COLLASSO ANNUNCIATO
mv_______ LECCE- Entrare nel Pronto Soccorso dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce non è più solo una questione di salute; è un esercizio di resistenza umana. Quello che dovrebbe essere il tempio dell’urgenza si è trasformato in una sala d’attesa senza fine, dove il tempo si dilata e la dignità del malato viene messa a dura prova da un sistema che sembra aver smarrito la bussola.
Dodici ore per un “Verde”: L’Odissea di un giovedì qualunque.
Ieri, un cittadino entrato in Codice Verde ha varcato la soglia alle 8 del mattino. Ne è uscito solo alle 20. Dodici ore. Un intero turno di lavoro trascorso su una sedia di plastica, tra il viavai delle barelle e l’odore pungente dei disinfettanti, in attesa di un responso che altrove richiederebbe una frazione di quel tempo.
Ma il vero volto dell’emergenza si è palesato lunedì scorso. Un ragazzo, con un profondo taglio al dito, era finalmente sul lettino. La dottoressa stava per applicare i punti di sutura quando l’allarme è scattato: un codice rosso, una persona caduta da un albero, la vita appesa a un filo. In quel momento, la “medicina d’urgenza” è diventata “medicina di guerra”:
“Non c’è tempo per i punti, devo andare. Ti metto la colla chirurgica e speriamo che tenga.”
Un intervento “rattoppato” alla meglio non per negligenza, ma per disperata necessità.
È bene chiarirlo: medici e infermieri del Fazzi non sono il problema, sono le vittime sacrificali. Lavorano con turni massacranti, correndo da un codice all’altro, cercando di sopperire con l’empatia a ciò che manca in organico. Ma l’empatia non cuce le ferite e non accorcia le liste d’attesa. Il dato è tratto: manca personale. Punto. Senza rinforzi, anche il miglior chirurgo del mondo finisce per fare il “triage della sopravvivenza”.
Il Paradosso Puglia: Risorse, Politica e Confronti Scomodi.
Qui il discorso si sposta dai corridoi del Fazzi alle stanze del potere. La Puglia è da decenni un fortino del centrosinistra, una continuità politica che avrebbe dovuto garantire una visione di lungo periodo. Eppure, il confronto con la Lombardia spesso citata come modello di eccellenza è impietoso e solleva interrogativi brucianti.
| Regione | Modello Sanitario | Percezione dell’Utenza | Attrattività |
| Lombardia | Eccellenza certificata | Efficiente (nonostante le criticità) | Hub nazionale (turismo sanitario) |
| Puglia | Emergenza cronica | Odissea quotidiana | Fuga verso il Nord |
Lo Stato centrale assegna le risorse in base a criteri che dovrebbero essere equi, ma il risultato sul territorio è diametralmente opposto. Se la Lombardia riesce a servire non solo i suoi cittadini ma anche migliaia di pazienti dal resto d’Italia, perché in Puglia non riusciamo nemmeno a garantire i punti di sutura a un ragazzo di Lecce?
Non è solo una questione di soldi, ma di gestione, programmazione e coraggio politico. Quando arriverà il giorno in cui la sanità pugliese non sarà più un “diritto sulla carta” ma una realtà degna di questo nome?
La domanda che risuona tra le mura del Fazzi è una sola: fino a quando il sacrificio di pochi potrà nascondere il fallimento di molti? I cittadini salentini non chiedono miracoli, chiedono che un ospedale torni a essere un luogo di cura, non un banco di prova per la pazienza umana.
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