REFERENDUM GIUSTIZIA, la vera ragione della sconfitta del Si: anatomia di un suicidio comunicativo
Oltre le polemiche politiche e le fantasiose richieste di dimissioni del Governo, c’è un dato tecnico che spiega la netta vittoria del No: il totale fallimento strategico dei promotori. Ecco cosa ci insegna la psicologia cognitiva.
di Melcore Valerio_____
A mente fredda, archiviato il frastuono dei talk show e le polemiche social post-referendarie, emerge una verità che va oltre il mero dato elettorale. La netta vittoria del “No” al Referendum sulla Giustizia non è stata solo una scelta di merito degli elettori, ma il risultato di un clamoroso fallimento comunicativo del fronte del “Sì”.
Mentre il dibattito pubblico si è arenato su improbabili richieste di dimissioni del Capo del Governo — ignorando che la tenuta dell’esecutivo era ed è del tutto slegata da questa consultazione — è mancata un’analisi lucida sui veri motivi della sconfitta. Motivi che risiedono nelle basi stesse del marketing politico.
Riaprendo i manuali di comunicazione politica, c’è un concetto che troneggia su tutti, spesso ignorato da una parte politica e delegato ai professionisti dall’altra: la Message Discipline (disciplina del messaggio).
Si tratta della capacità di un partito o di un leader di attenersi rigorosamente a pochi, chiari messaggi concordati, evitando di deviare o contraddirsi. È proprio qui che il comitato del “Sì” ha fallito miseramente, inciampando in tre errori fatali:
La trappola della polifonia: Ogni esponente del “Sì” ha utilizzato argomentazioni diverse. Per quanto valide e intelligenti di per sé, sommate tra loro hanno generato solo confusione. L’elettore medio non ha percepito la ricchezza del dibattito, ma un incomprensibile “rumore bianco”.
Assenza di una “Unique Selling Proposition”: Nel marketing, la USP è l’argomentazione esclusiva che rende un prodotto (o un’idea) preferibile alla concorrenza. Andando in ordine sparso, è mancata una proposta unica e chiara. Senza una narrazione centrale solida, la campagna si è trasformata in una sterile difesa accademica.
L’illusione della complessità: La politica è complessa, ma le persone hanno vite piene di impegni. Il cervello umano utilizza scorciatoie mentali per prendere decisioni rapide. Uno slogan semplice e ripetuto fornisce esattamente questa scorciatoia, ma la campagna del “Sì” ha preferito i trattati ai messaggi diretti.
Dal punto di vista puramente comunicativo, la strategia più efficace per penetrare l’opinione pubblica rimane l’uso di tre slogan ripetuti all’infinito. Questo non accade perché i cittadini siano “meno attrezzati”, ma per il semplice funzionamento dell’attenzione umana.
Come insegna la psicologia cognitiva, che considera la mente umana un elaboratore di informazioni simile a un software, l’esposizione ripetuta a un’affermazione aumenta la probabilità che questa venga percepita come vera e rassicurante.
La conclusione è cinica ma ineluttabile, in una campagna elettorale, chi ripete lo stesso concetto in modo disciplinato vince la battaglia dell’attenzione. E in questo Referendum, semplicemente, il fronte del “Sì” ha scelto di non scendere nemmeno in campo.
Category: Costume e società





























