LA POLEMICA / RUSTICI UN PO’…SALATI

| 9 Maggio 2026 | 0 Comments

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. L’ Adoc, Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori – sede provinciale di Lecce – ci manda il seguente comunicato _______________

Il rustico leccese è un disco di pasta sfoglia cotto in forno e ripieno di besciamella, passata di pomodoro e mozzarella. E’ da sempre il cibo da strada e da bar più amato dai salentini. Un prodotto che piace letteralmente a tutti e che viene consumato preferibilmente a mezza mattina in tutta la provincia di Lecce.

Il rustico non nasce dalla cucina contadina (come molte altre specialità salentine) perché al tempo non era semplice reperire ingredienti come la besciamella e la pasta sfoglia. È più probabile che la ricetta derivi dagli ambienti aristocratici della seconda metà del 1700, dopo la diffusione della besciamella. Una convinzione piuttosto diffusa riporta le origini del rustico a dopo il XVIII secolo, visto che in quel periodo fece la comparsa sulle tavole di mezza Europa la tanto amata pasta sfoglia; è assai probabile possa essere stato inventato all’interno di ambienti nobili che si trovavano nella Lecce dell’età che ha preceduto l’ascesa al potere di Napoleone Bonaparte e della sua Francia imperialista. Altri studiosi hanno rimarcato la teoria secondo la quale il rustico Leccese è una sorta di versione italiana del vol-au-vent francese, con un ripieno che nella versione originale prevede mozzarella freschissima (fior di latte) e polpa di pomodoro.

Il Rustico è inserito dal 2004 nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tipici (PAT) della Regione Puglia.

Ebbene, negli ultimi anni, anche questo prodotto tradizionale ha subito un cambiamento che non passa inosservato. Il rustico leccese è diventato sempre più costoso e, in alcuni casi, meno trasparente per chi lo acquista.

Un’indagine condotta da ADOC Lecce mette in luce un significativo aumento dei prezzi in tutta la città di Lecce, sollevando interrogativi non solo sull’impatto economico per i consumatori, ma anche, in alcuni casi, sulla qualità e sull’origine di ciò che viene venduto. Tra rincari diffusi e differenze tra quartieri, il rustico leccese diventa così il simbolo di un fenomeno più ampio che coinvolge consumi, turismo e abitudini locali.

ADOC Lecce, grazie ad un gruppo di studenti Erasmus+ spagnoli, tirocinanti presso la sede provinciale di Lecce, coordinati dallo studente Tizziano Giuliani, ha analizzato i prezzi del rustico leccese in diversi quartieri della città, rilevando un incremento rispetto agli anni passati.

Il prezzo medio è passato da circa 1,50 euro prima della pandemia di Covid-19 a circa 2,40 euro attualmente, con un aumento vicino al 57%.

Il prezzo minimo rilevato è di 1,80 euro, registrato in uno storico bar nella zona Leuca, mentre il massimo raggiunge i 2,70 euro in un esercizio del centro appartenente a una nota catena commerciale locale.

Sebbene l’aumento sia generalizzato in tutta la città, emergono differenze tra i quartieri. I prezzi più elevati si concentrano nelle zone centrali e in quelle a maggiore vocazione commerciale e turistica.

Prezzi medi per zona:     

ZonaPrezzo medio
Centro2,57 euro
Mazzini2,50 euro
Salesiani2,50 euro
San Sabino2,50 euro
Leuca2,26 euro
San Pio2,25 euro
Santa Rosa2,25 euro
Stazione2,24 euro
Stadio2,23 euro

Il Centro registra il prezzo medio più alto (2,57 euro), seguito da Mazzini, Salesiani e San Sabino (2,50 euro). Le zone con i prezzi più bassi sono Stadio, Stazione, San Pio, Santa Rosa e Leuca, con valori compresi tra 2,23 e 2,26 euro.

I prezzi sono più alti, quindi, nelle aree con maggiore afflusso di consumatori e presenza turistica. L’aumento, infatti, non può essere spiegato esclusivamente con il rincaro delle materie prime o dei costi di gestione. In alcuni casi, infatti, i prezzi sembrano influenzati anche da una maggiore domanda, soprattutto nelle zone turistiche.

Ma il problema non è solo nel prezzo piuttosto alto, ma anche nella carenza di trasparenza e nella difficoltà di distinguere tra un rustico artigianale e un prodotto surgelato e semplicemente riscaldato prima della vendita.

Per ADOC Lecce, questa mancanza di informazioni al bancone rende il prezzo ancora più difficile da accettare. Il consumatore, infatti, dovrebbe poter sapere in modo chiaro e immediato se il prodotto è fresco o surgelato/decongelato.

Per questo motivo, ADOC Lecce chiede maggiore trasparenza nella vendita, affinché il prezzo sia sempre accompagnato da informazioni chiare sulla qualità, l’origine e le modalità di preparazione del rustico leccese.

Presidente Provinciale Adoc

Avv. Alessandro Presicce

Category: Costume e società, Riceviamo e volentieri pubblichiamo

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