DOPO LE PAROLE DI PAPA LEONE XIV, leccecronaca.it HA CERCATO LE REAZIONI DEL GOVERNO DI GIORGIA MELONI, IN PARTICOLARE DI GUIDO CROSETTO. ECCO QUELLO CHE ABBIAMO TROVATO

(g.p.) _________________ Sì sì certo, siamo uno stato laico, finanche la Dc dei decenni d’oro lo aveva ben chiaro, pur portando stampata nel nome la propria identità.
Però, ecco, da un partito di maggioranza relativa attuale come Fratelli d’Italia che si è sempre richiamato ai valori del cattolicesimo, e da un governo pieno di personalità che ne rivendicano l’affermazione, ecco, dopo il discorso di ieri di Papa Leone XIV, che, sia pur indirettamente, ma altrettanto chiaramente, li aveva chiamati in causa, ci si sarebbe aspettato che ne so? una qualche forma di risposta, almeno un riscontro, sia pur formale non dico di apprezzamento, ma almeno di attenzione.
Invece no, niente di niente.
Peggio.
Ieri, a poche ore e a pochi chilometri di distanza, si è riunito il governo, per deliberare sulle missioni militari italiane all’estero e per parlare di spese della “difesa” da finanziare.
Sulle prime, le missioni militari italiane all’estero, sappiamo quello che, con i toni edulcorati del buraticratichese, ha riferito il comunicato ufficiale di Palazzo Chigi, eccone la citazione del relativo passaggio:
Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani, ha deliberato la prosecuzione delle missioni internazionali e delle iniziative di cooperazione allo sviluppo e l’avvio di nuove missioni internazionali per il 2026. La deliberazione è stata approvata previa comunicazione al Presidente della Repubblica, ai sensi della legge 21 luglio 2016, n. 145, recante: “Disposizioni concernenti la partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali”.
In applicazione della procedura prevista dalla legge 31 ottobre 2024, n. 168, la deliberazione sarà inviata al Parlamento e saranno successivamente adottati dal Ministro dell’economia e delle finanze i decreti relativi alla ripartizione delle risorse del fondo per finanziare sia le nuove missioni che quelle prorogate.
La delibera è accompagnata da una relazione analitica che ha il fine di:
riferire alle Camere sull’andamento delle missioni internazionali delle Forze armate e delle Forze di polizia, nonché sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, per il periodo 1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2025;
indicare le missioni internazionali che il Governo intende proseguire nel periodo 1° gennaio 2026 – 31 dicembre 2026, nonché gli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione da porre in essere nel medesimo periodo.
Sempre peggio sulle seconde, le spese per la “difesa” da finanziare: il comunicato non dice nulla e tutti noi poco possiamo sapere al riguardo, se non quello che dal “dibattito” tutto interno all’esecutivo è trapelato da indiscrezioni, sia giornalistiche, sia politiche.
Provo qui di seguito a riassumere, sia pur in estrema sintesi, la questione.
Il governo è diviso sull’utilizzo di quasi quindici miliardi di euro per il riarmo destinati al nostro Paese, cioè all’industria militare italiana, dal meccanismo deciso dall’ Unione Europea denominato Safe. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ci vuole andare cauto, ricordando che si tratta pur sempre solo di un prestito, per quanto a condizioni favorevoli, ma che bisogna pur sempre restituire; il ministro della Difesa Guido Crosetto spinge invece perché sia utilizzato, avviandone quanto prima i dispositivi attuativi.
Sullo sfondo, il problema generale di come finanziare vecchie e nuove spese militari.
Il governo punta comunque ad un aumento delle spese di difesa, con ipotesi di arrivare al 3,5% o addirittura al 5% del PIL entro il 2035, rispetto al 2% circa attuali, utilizzando centinaia di miliardi aggiuntivi; così, il bilancio del Ministero della Difesa 2026 dovrebbe raggiungere circa 32,4 miliardi di euro, in crescita del 3,52% rispetto al 2025.
La questione tocca anche il potenziamento dell’industria della difesa italiana, vale a dire Leonardo, Fincantieri e altre aziende pubbliche e private, nel contesto geopolitico attuale.
Un settore in forte espansione.
Questo lo sappiamo con certezza, anche se rimangono zone d’ombra e margini di dati tenuti segreti riguardo esportazioni, importazioni e transito dei materiali d’armamento: è pubblica e disponibile sul sito del Senato della Repubblica (io l’ho letta per intero) la
Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, relativa all’anno 2025
tenuta il mese scorso da Giorgio Aliberti, direttore dell’Uama, l’Unità specifica del ministero degli Esteri.
Un settore in forte espansione, dicevo; il dato più significativo (ufficiale dal Centro Studi del Senato della Repubblica, a margine della citata relazione):
nel 2025 il valore complessivo delle autorizzazioni per movimentazioni di materiali d’armamento per l’Italia è stato pari a 11,141 miliardi di euro, in crescita rispetto agli 8,44 miliardi del 2024. Della cifra complessiva, 9,164 miliardi di euro riguardano movimentazioni in uscita (con un aumento del 19,14% rispetto ai 7,691 miliardi del 2024) e 1,977 miliardi di movimentazioni in entrata in Italia (con un aumento del 165,86 % rispetto ai 743,775 milioni del 2024). _______________
LA RICERCA nel nostro articolo di ieri






























