ALLARME SANITARIO NEL CARCERE DI LECCE: ACCERTAMENTI, POLEMICHE

| 22 Giugno 2026 | 0 Comments

(f.f.)______________

Un presunto caso di tubercolosi all’interno della casa circondariale di Borgo San Nicola accende il dibattito sulle procedure sanitarie adottate nell’istituto penitenziario. Al centro della vicenda vi sono le condizioni di alcuni detenuti che, secondo quanto denunciato dai rispettivi difensori, sarebbero rimasti per diversi giorni nello stesso ambiente nonostante il rischio di contagio.

La questione riguarda tre reclusi collocati in una sezione destinata all’isolamento sanitario. Tra questi vi sarebbe un detenuto per il quale erano stati avviati accertamenti a seguito del sospetto di una forma di tubercolosi. Gli altri due, affetti da patologie croniche e bisognosi di cure costanti, avrebbero condiviso gli stessi spazi fino alla tarda serata del 19 giugno, quando sarebbero state adottate misure differenti a seguito dell’intervento di un medico.

Secondo quanto riferito dai legali che assistono due dei detenuti coinvolti, per diversi giorni sarebbero rimaste senza risposta le richieste di chiarimento inviate alla direzione dell’istituto e ai responsabili del servizio sanitario. Le comunicazioni erano finalizzate a comprendere quali misure fossero state adottate per tutelare la salute delle persone interessate e per evitare eventuali rischi all’interno della struttura.

Uno degli avvocati aveva segnalato già nei giorni precedenti che la permanenza dei tre detenuti nello stesso locale, pur limitando eventuali contatti con il resto della popolazione carceraria, avrebbe potuto aumentare il rischio sanitario per coloro che condividevano l’isolamento. Per questo motivo era stata richiesta una sistemazione separata.

Le sollecitazioni si sarebbero susseguite per diversi giorni attraverso comunicazioni formali indirizzate agli uffici competenti. Nelle richieste veniva evidenziata la necessità di verificare tempestivamente le condizioni dei detenuti e di garantire adeguate misure di prevenzione. Soltanto nella notte tra venerdì e sabato, tuttavia, sarebbe stata disposta la separazione dei soggetti coinvolti.

La vicenda ha aperto ulteriori interrogativi. I difensori chiedono infatti di sapere se siano state attivate le procedure di sanificazione degli ambienti e gli accertamenti necessari nei confronti di eventuali persone entrate in contatto con il detenuto sottoposto a controlli medici. Sul punto, lamentano una carenza di informazioni e una difficoltà nell’ottenere riscontri ufficiali.

Interpellata sulla questione, la direzione della struttura penitenziaria non ha rilasciato dichiarazioni, riservandosi di approfondire la situazione prima di fornire eventuali chiarimenti.

Ma, secondo i legali, il caso rappresenterebbe soltanto una delle criticità che interessano l’assistenza sanitaria all’interno del carcere. Vengono infatti segnalati altri episodi riguardanti detenuti in attesa da tempo di visite specialistiche, interventi programmati o trattamenti prescritti dai medici, con conseguenti difficoltà nella gestione delle loro condizioni di salute.

Le contestazioni investono anche aspetti organizzativi più ampi. Secondo quanto sostenuto dai professionisti che seguono la vicenda, il rapporto tra detenuti, difensori e strutture sanitarie risulterebbe spesso caratterizzato da ritardi nelle comunicazioni e da una limitata interlocuzione. Una situazione che, a loro avviso, merita approfondimenti e interventi per garantire pienamente il diritto alla salute delle persone ristrette.

L’episodio continua ora a essere oggetto di verifiche e accertamenti, mentre cresce l’attenzione sulle condizioni dell’assistenza sanitaria negli istituti penitenziari del territorio.

Category: Cronaca

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