IL SETTORE DELLE AFFISSIONI A LECCE: UN COMPARTO AL COLLASSO TRA TASSE GRAVOSE E SCELTE AMMINISTRATIVE DISCUTIBILI
MG_______Il settore delle affissioni pubblicitarie a Lecce è al collasso. Non per mancanza di mercato, ma per una lenta, inesorabile e sistematica opera di logoramento che sembra derivare dalle politiche delle ultime amministrazioni comunali. I concessionari di pubblicità locali sono ormai messi a dura prova, spesso costretti a chiudere o a dismettere impianti che, a fronte di una tassazione stringente, anziché produrre profitto generano perdite.
Di fronte a questo scenario, sorge spontaneo un interrogativo sulle reali finalità delle scelte politiche di questi anni: ci troviamo di fronte a una scarsa programmazione, o stiamo assistendo a una dinamica che, di fatto, penalizza le storiche aziende leccesi per lasciare campo libero a grandi player nazionali? I fatti parlano chiaro e raccontano di amministrazioni che, nel tempo, sembrano aver percepito i cartelli 6×3 più come uno strumento per fare cassa che come un servizio al territorio.
L’era Perrone e le concessioni Piazza Mazzini.
La complessa situazione dei concessionari locali parte da lontano. Già durante l’amministrazione del Sindaco Paolo Perrone e dell’allora assessore ai Tributi Monosi, la pressione fiscale subì un’impennata, con tasse sugli impianti 6×3 che vennero letteralmente raddoppiate.
Ma uno dei colpi più duri per le imprese del territorio arrivò con la gestione delle transenne salvapedone. Di fatto, l’esclusiva della pubblicità su questi supporti finì per favorire un’azienda esterna al territorio. Perfino Piazza Mazzini, fino ad allora considerata un’area da tutelare con rigore, tanto da spingere il Comune in alcuni casi a revocare concessioni già accordate (con danni alle aziende per decine e decine di migliaia di euro), fu interessata dall’installazione di queste transenne, un’opportunità che sembrava invece preclusa alle agenzie leccesi.
Mentre molte aziende del territorio chiudevano o rinunciavano a operare su Lecce, per oltre un decennio gli uffici preposti hanno continuato a respingere numerose richieste dei concessionari locali per nuove installazioni (cartelli, pre-insegne, parapedonali), mentre il settore assisteva all’ingresso di realtà esterne. Una dinamica che lascia aperti molti interrogativi sulle reali ricadute economiche per la città.
Arriva Salvemini il Salvatore della Patria.
Chi sperava in un cambio di rotta con l’arrivo della Giunta Salvemini è rimasto deluso. Le difficoltà per le imprese leccesi sono continuate, con l’obbligo di rimuovere o rimpicciolire i propri impianti, passando dal formato 6×3 al 4×3. Cartelli storici sono stati rimossi da arterie cruciali come Viale De Pietro o Viale degli Studenti, con la legittima giustificazione di voler tutelare il paesaggio urbano.
Eppure, il settore lamenta una percezione di forte disparità di trattamento. Mentre a molti concessionari locali veniva imposto lo smantellamento dei 4×3 perché ritenuti “invasivi”, in altre situazioni è stato possibile mantenere in piedi i vecchi 6×3, e anche in quelle vie ad altri vietate.
Secondo le direttive dell’allora assessore ai Tributi Gnoni e dell’amministrazione Salvemini, si è venuto a creare un cortocircuito logico e normativo:
Impianto 4×3 (12 mq): Considerato troppo ingombrante e incompatibile con il paesaggio.
Impianto 6×3 (18 mq): Tollerato e mantenuto nelle situazioni ad altri precluse.
I NUMERI: UNA PRESSIONE FISCALE INTOLLERABILE.
Per comprendere l’impatto delle politiche comunali sulle agenzie pubblicitarie, basta guardare i numeri. La sproporzione nella tassazione locale è evidente se paragonata, a titolo puramente esemplificativo, ad altri settori in concessione:
| Tipo di Attività | Fatturato Annuo Ipotetico | Tributi Locali Ipotetici | Incidenza Percentuale |
| Lido Balneare | € 300.000 | ~ € 3.000 | 1% |
| Agenzia Pubblicitaria | € 300.000 | ~ € 150.000 | 50% |
Chi fa impresa sa bene che fatturare non significa guadagnare. A quell’incidenza del 50% di tributi locali, l’agenzia deve sottrarre il costo dei materiali, gli stipendi dei dipendenti, l’affitto degli spazi, le imposte statali e i costi di gestione. Alla fine, il guadagno netto dell’imprenditore – che si accolla il 100% del rischio d’impresa – si assottiglia drasticamente.
Perché, allora, questi imprenditori continuano? Perché amano il proprio lavoro, perché hanno investito una vita in competenze e attrezzature, e perché ci sono decine di famiglie che dipendono da queste piccole agenzie. Aziende create con sacrifici che oggi non vogliono arrendersi di fronte a ostacoli burocratici e decisioni politiche percepite come inique.
Il paragone con i balneari è citato solo a titolo di studio, alla luce dei recenti dibattiti sulla stampa: anche se le percentuali per altre categorie fossero leggermente diverse, la logica del ragionamento non cambierebbe. Colpisce l’ostinazione nel gravare su chi si occupa di affissioni standard, soprattutto considerando che impianti della stessa grandezza usati per altri scopi pubblicitari godono spesso di regimi impositivi molto più favorevoli.
UN NUOVO PIANO DELLA PUBBLICITA’ “AL BUIO”?
Oggi, a Lecce, è in fase di redazione il nuovo Piano della Pubblicità. E tra gli addetti ai lavori serpeggia grande preoccupazione. Il timore è che manchi un’adeguata analisi sul campo e che ci si limiti a replicare le planimetrie esistenti, senza verificare eventuali criticità legate ai luoghi di installazione.
Non sarebbe una novità.
Anche l’ultimo Piano della Pubblicità si tradusse in una complessa matassa burocratica: vennero messi a bando lotti in cui erano previsti impianti esattamente dove ne esistevano già altri, regolarmente autorizzati in precedenza. In quell’occasione, le istanze dell’Associazione dei Concessionari di Pubblicità rimasero inascoltate, e l’attuale percezione è che si stia proseguendo su questa linea di mancato confronto.
CONCLUSIONE.
La storia della cartellonistica a Lecce è lunga e complessa. In questo articolo ne abbiamo tracciato solo i contorni, ma è essenziale mantenere accesi i riflettori su un settore che rischia di scomparire sotto i colpi della burocrazia.
Nel frattempo, continueremo a monitorare e ad aggiornare i cittadini e gli addetti ai lavori sull’evoluzione normativa di un comparto produttivo locale che merita tutela e non ostruzionismo. Ovviamente, qualora le amministrazioni coinvolte volessero fornire la loro versione dei fatti, fornire chiarimenti o smentite sui dati qui riportati, siamo pronti a ospitare i loro interventi per garantire la massima trasparenza ai nostri lettori.
Category: Costume e società



























