Anna Maria D’Antona ci scrive. SI’ LA VITA E’ TUTTA UN QUIZ…

| 8 Agosto 2012 | 0 Comments

 

Gentile Direttore,

lo ammetto: ho 44 anni una laurea in Filosofia presa nel lontano 1992 col massimo dei voti in Filosofia Morale e a molte delle domande che leggevo l’altro giorno sul mio plico ministeriale per il test di ammissione al Tirocinio Formativo Attivo, (classe di concorso A043 insegnamento di lettere alle scuole medie), non sapevo rispondere.

Badi bene però che non me ne lamento: dal 92 in poi, NON ho cercato di fare l’insegnante senza riuscirci, ma ho fatto altro. La mia laurea in filosofia doveva servirmi a cambiare e migliorare il mondo, soprattutto per chi aveva più bisogno: sono stata educatrice per molti anni in un centro di recupero per tossicodipendenti, ho fatto progetti in molte scuole di ogni ordine e grado per la prevenzione contro l’uso e l’abuso di alcool e sostanze stupefacenti, ho collaborato per 3 anni con un reparto pediatrico di un ospedale del Salento (sono venuta a vivere a Lecce per “amore” da Napoli, dove da ragazzina cresciuta a Scampia avevo familiarità con disagi di vario genere) per aiutare bambini e ragazzi diabetici e talassemici ad affrontare la realtà di una malattia cronica, perché non fosse un limite, ma una risorsa a prendersi cura di se stessi, ecc.. Da tre anni sono esperta esterna in una scuola materna come insegnante di ludodanze e collaboro con un Cinema d’Essai come responsabile Scuola: pochi soldi, molto amore per chi incontro e per la possibilità di educare con molte forme e in molti modi.

Ebbene mi risolvo a fare quello che in molti, in primis mio padre, mi dicono da anni: ma tu che sei così brava perché non insegni nella scuola invece di fare progettini precari? Ma sì, proviamo! Ed eccomi qui davanti a un “quizzone” di 60 domande: se risponderò bene ad almeno 42 di esse, potrò accedere alla fase successiva (esame scritto e orale; se si passa bisogna sperare di rientrare nei posti previsti, si compie un anno di tirocinio pagando, qui a Lecce 2500 euro, e poi chissà. Ah intanto, non si sa ancora se si avrà la possibilità di continuare a fare qualche lavoretto per campare… io per esempio ho anche una figlia cui provvedere…)

Ok: patti chiari amicizia lunga. Faccio sorridere con le mie battute le mie compagne di sventura molto più giovani e fresche di studio di me e comincio a scorrere le domande: sono date precise di battaglie, figure retoriche conosciute da veri intenditori, posizioni di laghi egizi o giordani (ma non c’era la cartina in classe una volta? O la Gelmini per risparmiare le ha abolite?:-))

Insomma sono cose che forse a un esame all’Università ho anche saputo esporre, ma ora… che vuol dire tutto questo?

Il candidato ideale deve essere una sorta di, mi si perdoni il paragone, “wikipedia umano”?

D’accordo volete nozioni e passerà chi ne sa di più o è più fortunato nel crociare la casella giusta, ma allora… allora chi state cercando?

Non interessa a nessuno sapere se sono brava o no a tenere una classe, a veicolare contenuti ad aiutare le persone a crescere nell’autostima?

No: non interessa a nessuno.

Come interagire con una classe te lo insegnerà il tirocinio, tu intanto dimostra di sapere date di prime pubblicazioni di opere, di battaglie, dimostra di ricordare il nome di quel Papa e di quell’Imperatore che stipularono quel concordato: il resto te lo insegniamo noi. Tu sii un database d’informazioni e poi si vedrà.

Sarei una brava insegnante? Molti dicono di sì, dicono che ci so fare, ma… se non avrò saputo almeno 42 risposte esatte la mattina del 25 luglio, per questo sistema io sono fuori, diventare un insegnante non mi riguarderà, almeno nella scuola pubblica. Sarò felice lo stesso, continuerò la mia vita e Le dirò, non mi pentirò del tentativo, perché mi sono anche divertita a ripassare per quanto ho potuto in questi mesi, tutto il programma d’italiano, grammatica, retorica, letteratura, storia, geografia ed educazione civica dai libri di scuole medie e da testi preparatori, perché mi piace studiare, ma la domanda rimane: perché qui, nell’insegnamento, conta la data, “il dato” e non c’è un colloquio, non c’è la lettura, seppure veloce, di un curriculum… chi state cercando? Che scuola state immaginando? Era, è, un bando di un tirocinio per “insegnanti” o per “eruditi campioni di memoria”? O è solo un ennesimo esercizio di stile che nello stesso tempo dà un po’ di ossigeno alle tasche degli Enti Formativi?

Ai posteri l’ardua sentenza… almeno potrò continuare a fare mille lavori dicendo però a mio padre: ci ho provato papà!

 

Anna Maria D’Antona

 

 

(Rdl)

 

Cara Anna Maria,

no, non è l’economia, nemmeno la giustizia ingiusta, neppure la sanità: è la scuola, la formazione, l’educazione, la cultura, insomma la scuola che non dà formazione, né educazione, né cultura, o ne dà ben poca, o si affida ai rari casi di iniziative singole, la vera emergenza nazionale.

Ricordo Pier Paolo Pasolini che pochi giorni prima di morire era a Lecce e parlò agli insegnanti del “Palmieri”, di cui frequentavo l’ultimo anno, in una conferenza – dibattito che il preside volle allargare a noi rappresentanti degli studenti, cominciare quello che sarebbe rimasto il suo ultimo intervento in pubblico affermando che bisognava abolire la scuola dell’obbligo, e rifondarla dopo aver fatto tabula rasa dell’esistente.

Da allora sono passati tanti anni e la situazione è peggiorata a vista d’occhio.

Rifondare la scuola significa investire nella formazione prima di tutto dei docenti.

Il concorso – farsa che ci hai raccontato, per cui ti ringraziamo, anche perché l’hai fatto col sorriso sulle labbra, senza che ciò abbia cancellato l’amarezza di fondo giustissima, ma col sorriso sulle labbra e ti ringraziamo due volte, ne è la prova ulteriore.

No, non ci sono più cartine nelle aule scolastiche, il colle di Cadibona nessuno sa più cosa sia, non si insegna più l’educazione civica, non si imparano più le poesie a memoria, la storia dell’arte latita, Carneade chi era costui  e…Potresti continuare tu meglio di noi.

Ma non farlo, ti preghiamo.

Ributtati – scusa se ci permettiamo un consiglio – con ancora più entusiasmo in tutte le tue attività, al servizio degli altri. Se non sono una professione, sono una missione, che sei chiamata a svolgere in virtù della tua preparazione, della tua sensibilità, della tua carica di simpatia e di umanità.

Con la scuola, riprova, a ogni occasione, anche da precaria a vita. Siamo tutti precari, purtroppo.

Comunque, anche soltanto così, sei un esempio positivo e creativo di tutto quello che ci manca.

Category: Riceviamo e volentieri pubblichiamo

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