SASA’, MAURIZIO MARTINA E L ‘ORGIA DEL POTERE. ESISTE ANCORA NELLA NOSTRA ITALIA RENZIANA LA POSSIBILITA’ DI FARE I ‘GIORNALISTI GIORNALISTI’ ?

| 21 Luglio 2015 | 0 Comments

(g.p.)______Non ha bisogno di pubblicità, ha fatto, giustamente, carriera, adesso è a Roma, non lo gradirebbe, e poi far bene il proprio mestiere dovrebbe essere la regola della normalità, non l’ eccezione della straordinarietà. Non ne faccio quindi il nome. Comunque è l’ esempio migliore che io abbia conosciuto, di un giornalista in conferenza stampa, quando in un’ altra mia vita, al Nord, mi occupavo direttamente di queste cose.

Mentre le fighette delle televisioni private facevano fare passerella al politico di turno, e gli altri non vedevano l’ ora che arrivasse il momento del rinfresco, per andare poi subito a riempire un resoconto meccanico, facile e comodo, in redazione, ricopiando i comunicati – stampa, lui no. Arrivava sempre il suo turno, oramai lo sapevano tutti, e lo aspettavano sempre con apprensione. Che cosa sarà andato a pescare questa volta? E infatti, ogni volta, si alzava in piedi, citava riscontri precisi, opponeva dati e chiedeva spiegazioni, con quel suo memorabile intercalare: “Mi faccia capire…”.

Molte volte erano elementi tali da rovesciare completamente le prospettive dell’ impostazione voluta dai politici di turno.

Ce l’ aveva con quella parte lì? Ma no?!? Dopo cinque anni, arrivarono gli altri dell’ altra parte, e lui, anche con loro, implacabile, si alzava, ogni volta studiava e chiedeva, e, imperterrito e ostinato, impassibile, intercalava: “Mi faccia capire…”.

Così si fa.

Nel film “Fortapash” di Marco Risi, la biografia di Giancarlo Siani, il cronista del “Mattino” ucciso dalla camorra, c’è una scena memorabile, almeno per tutti quelli che fanno, o vogliono fare, questo mestiere. E’ quando il giovane aspirante giornalista va a trovare un più anziano e navigato collega, Sasà. Dura un minuto e mezzo, vi prego di vederlo, è edificante al link: https://www.youtube.com/watch?v=IZTQxQYPnDY

 

Da un paio di decenni almeno, la situazione è peggiorata, con l’ affermazione di una classe politica sempre più arrogante, irrispettosa, quanto saccente, presuntuosa, inadempiente e incapace: le conferenze stampa di solito sono diventate uno spettacolo, uno strumento di propaganda, di comunicazione, come si dice oggi, per chi le organizza. E basta. A Lecce poi la tendenza è conclamata, almeno da quando ci sono ritornato. Le domande dei giornalisti? “So na rottur i cazz”, per usare il lessico colorito del buon Sasà, eterno don Abbondio italiano, in versione stampa.

Come tali, vanno evitate il più possibile.

Non solo a Lecce, poi, almeno nelle occasioni più importanti, è subentrata pure l’ esecrabile abitudine di dover consegnare preventivamente, per iscritto, il testo della domanda. Così a quelle gradite si risponde, e alle altre, con una scusa o con l’ altra, no.

Nelle occasioni importanti, proprio come quella di ieri, di cui riferisce la nostra Eleonora Ciminiello, nel suo pezzo “Democrazia, o dittatura? Addirittura!” poi le conferenze – stampa vengono annunciate, e non tenute affatto, in pratica, comunque ‘gestite’ da inquietanti personaggi, addetti – stampa, portaborse o collaboratori del potente di turno che siano.

Se c’è ancora qualcuno con la velleitaria idea di fare il “giornalista giornalista”, gli viene impedito con la forza e con la prepotenza da orgia del potere, di poterlo fare. Che faccia l’ impiegato, o il cane!

A proposito, non mi piacciono le Iene. L’ educazione viene sempre prima di tutto. Non ricorrerò mai a mezzi simili. Bene ha fatto la Ciminiello a reagire solamente con quella sua contro – domanda postuma “Democrazia, o censura?”, al quale il suo controllore ha saputo opporre solamente uno sconclusionato “Addirittura!”. Ma non sono disposto a transigere, su come ho imparato io a fare questo mestiere, da Maestri illustrissimi, e su come voglio adesso insegnarlo – e voglio insegnarlo solamente a loro, a tutti gli altri non mi permetto di insegnare proprio nulla, mi basta fare quello che so, come so farlo – ai giovani che scrivono con me su leccecronaca.it

Per tutte queste ragioni, quello che è avvenuto ieri nella conferenza – stampa alla Prefettura di Lecce, nella sostanza, nei suoi significati e nei suoi significanti, oltre che per la questione della Xylella che sottende, una guerra che come tutte le altre si combatte evidentemente anche sul fronte dell’ informazione, è di una gravità inaudita, emblematica di come il potere rifiuti ogni confronto e voglia rispondere solamente agli interessi dei suoi mandanti dei poteri ancora più forti.

Non ce l’ abbiamo con quelli del Pd sia chiaro. Ce l’ abbiamo con chi detiene il potere, il Pd al governo nazionale, e in Regione Puglia, Forza Italia ( o sono andati oltre con Fitto?) al Comune di Lecce.

Ce l’ abbiamo nel senso che vogliamo e dobbiamo controllarli, incalzarli, capire e far capire cosa fanno. Vogliamo farlo veramente, non fare le passerelle, o le apparizioni da avanspettacolo, senza offesa per il nobilissimo genere dell’ avanspettacolo e dei suoi artisti, perché, come ci ha insegnato Pier Paolo Pasolini, che nel suo genio profetico già allora ne denunciava l’ asservimento al potere, compito degli intellettuali è di”continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarsi col diverso, a scandalizzare, a bestemmiare“..  

Se un domani altri prenderanno i posti occupati adesso dal Pd, noi ad altri riserveremo lo stesso atteggiamento. E infatti…

Mi piace chiudere questo sfogo personale, che spero e penso possa interessare comunque un po’ tutti, ricordando il mio primo Maestro, in quegli anni Settanta in cui andavo con lui in tipografia, l’ editrice Salentina, a Galatina, a correggere le bozze, che all’ epoca erano ancora di piombo. Era tutto di piombo in quegli anni, pure i giornali.

Ernesto Alvino ogni settimana denunciava fatti e misfatti, produceva documenti, ragionamenti, chiedeva riscontri, a quel potere democristiano solo apparentemente pio e buono, che in realtà nascondeva quello che poi, solamente molto dopo, venne alla luce.

Non prendeva soldi pubblici, rifiutava ogni incarico e ogni ricompensa. Lo evitavano il più possibile, dicevano che era fascista.

Non sapevano, o fingevano di non sapere, che decenni prima, quando il fascismo c’ era davvero, Ernesto Alvino era stato lo stesso emarginato, pure da quel regime, non prese soldi, non accettò titoli, o prebende, niente: ogni settimana, scriveva, e denunciava, e chiamava a rispondere, e ne pagava le conseguenze.

Questo vogliamo fare noi adesso, specialmente in questo momento, in cui la libertà di stampa in Italia è minacciata, nei fatti annegata dai giornalisti impiegati del potere, i servi dei servi, soffocata dagli interessi economici pubblici e privati.

Se siamo, come hanno rilevato le indagini indipendenti internazionali, agli ultimi posti per libertà dell’ informazione, qualche motivo ci sarà.

Però ci ostiniamo a credere, quantunque ne pensi Sasà, che l’ Italia possa essere e debba ridiventare un Paese per “giornalisti giornalisti”, e quantunque ne pensi il ministro Maurizio Martina, e i suoi incredibili collaboratori.

Addirittura!

 

 

 

Category: Cronaca

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