L’ALLEANZA DEI PRODUTTORI “VOCE DELL’ULIVO” ATTACCA IL CONSIGLIERE CRISTIAN CASILI SU FB: SUL SOCIAL PARTE L’HASHTAG #GIÙLEMANIDACASILI

| 28 Novembre 2016 | 1 Comment

di Eleonora Ciminiello_______Galeotta fu la cicalina. No. Non è l’inizio di una storia d’amore, ma l’exploit di un fatto increscioso, che intreccia l’esistenza di due piccoli animali.

Da un lato la cicalina, irrimediabilmente abbandonata e fatta scendere dall’auto dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Cristian Casili, dall’altro la tarantola che venuta a conoscenza di tale abbandono ha morso i membri della “Voce dell’Ulivo Alleanza di Produttori” e non solo.

Questi i fatti. Venerdì 25 novembre compare sulla pagina Facebook personale del consigliere Casili un post, attraverso il quale il pentastellato intende dimostrare come sia semplice (e chissà quante volte è avvenuto) avere una cicalina in auto e, senza accorgersi della sua presenza, trasportarla ovunque in Italia, e perché no, in Europa. Casili, agronomo, l’ha riconosciuta e fatta scendere in zona infetta, ma quanti turisti l’hanno vista, riconosciuta e fatta scendere? Questo insomma, il tenore del post. Qualcosa di strano? Nulla, a parte una dimostrazione pratica dei viaggi della famosa sputacchina autostoppista.

Poco dopo, nella stessa giornata, sulla pagina Facebook ufficiale di “Voce dell’Ulivo Alleanza di Produttori”, viene riproposto il post del consigliere Casili, così commentato:

“Caro consigliere di minoranza Casili (Movimento 5 Stelle) lei è un trasformista di professione, oltre che essere geneticamente un negazionista. Ha una bella faccia tosta a parlare di insetto vettore e di Xylella quando ha sempre asserito pubblicamente che il patogeno fosse innocuo o che addirittura non esistesse. E comunque di cosa si sta preoccupando? Non è stato lei a dichiarare che, dopo alcune virate, con il batterio si può convivere? Non è stato lei a pubblicizzare metodi di cura, farlocchi, senza alcuna prova scientifica? Ne ricordiamo uno? Quello della proteina del latte per esempio? E dove è finita questa proteina? Nelle forme del formaggio per caso? Oppure le campagne contro le cultivar Leccino?  Diciamoci la verità una volta per tutte, per lei e quelli come lei, l’interesse primario è quello che non si trovi la soluzione a Xylella, così può continuare la sua ascesa in politica. Per adesso non vogliamo dilungarci troppo sulle speculazioni, ci sarà l’occasione, sicuramente più opportuna per spiegare al Salento, e non solo, quali siano state le sue idee contro gli agricoltori veri del Salento. E lo faremo pubblicando tutte le sue dichiarazioni su Xylella in questi anni, in modo che tutti possano comprendere e leggere le sue virate da opportunista, quale lei è! PS: Questa nota è stata sollecitata per primo da elettori del movimento 5 Stelle facenti parte del direttivo.”

A leggerlo si capiscono subito due cose: che la tarantola che ha dato il morso era avvelenata, ma era sicuramente allo stadio giovanile, diciamo bambinesco.

Sin dalle prime battute si evince perfettamente che l’autore del post è in preda a vaneggiamenti. Da quel che ci risulta, Casili ha sempre affermato “Sul caso della Xylella, si è sbagliato approccio sin dall’inizio. Io vorrei chiamarlo sempre Co.di.R.O,  cioè Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo, dove in ordine, i fattori di depauperamento delle nostre terre vanno ad influire nell’indebolimento dell’agroecosistema olivo” (intervento presso il Consiglio della Regione Puglia, luglio 2015).

Non abbiamo mai sentito sostenere dal Consigliere Cristian Casili qualcosa di diverso da questo: il problema è il Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo. Inizialmente ciò era sottolineato dallo stesso emerito professore Giovanni Martelli, il quale riconosceva all’interno del Co.Di.R.0. la presenza del batterio xylella. Forse, i membri di Voce dell’Ulivo hanno confuso il significato di trasformismo: ad un certo punto, e senza alcuna ragione, furono proprio i ricercatori baresi, appoggiati dall’amministrazione Vendola, a “trasformare” il problema del Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo in problema xylella, scatenando coscientemente l’allarme.

Ha sempre definito Co.Di.R.O. la patologia e si è sempre posto contro le eradicazioni in maniera netta sostenendo che: “Si continua a vendere fumo nell’attesa di eradicare migliaia di piante”. (Racale, 2014)

Ciò che si può riassumere dalle tante e tante dichiarazioni rilasciate dal consigliere pentastellato non è quindi la convinzione che il patogeno sia innocuo o inesistente, quanto piuttosto l’idea che sia necessario affrontare il problema Disseccamento da un’altra prospettiva, mediante un approccio differente e lontano sia dall’uso smodato di pesticidi per contrastare il vettore, che dallo sradicamento inutile di ulivi. L’approccio è quello della multidisciplinarità, nel rispetto dei pugliesi e del loro territorio. Confondere queste parole con trasformismo, negazionismo e con presunte virate, non può significare che una cosa: la tarantola non ha solo morso l’autore, ma ci ha banchettato.

Sarà forse che l’attacco salta fuori a causa dall’ottenimento di Casili della quasi totale abrogazione dell’articolo 8 sulla “Tutela del patrimonio paesaggistico e ripristino dell’equilibrio economico delle zone infette”? Pensandoci bene e pensando all’abrogazione dei commi riferiti al ricorso a cultivar resistenti, colture alternative all’ulivo e al ricorso all’impianto di viti in sostituzione delle piante infette, il dubbio diventa un tarlo. Ma davvero dei grandi produttori, dei frantoiani, insomma uomini che dovrebbero avere un certo spessore, scendono nei bassi fondi per lanciare un attacco di questo genere?

Il dubbio si rinforza alla frase “Con il batterio si può convivere”: effettivamente Cristian Casili l’avrà detto centinaia di volte ma assieme a lui l’hanno detto scienziati, e visto che i produttori degli scienziati si fidano è bene ricordarlo: “Già altri scienziati avevano scelto questa linea, tra cui Cristos Xiloyannis, docente dell’Università della Basilicata. In occasione del seminario organizzato da Apol, dal titolo “Quale futuro per l’olivicoltura salentina”, i ricercatori che hanno preso parte all’evento hanno prospettato una serie di soluzioni che non contemplano l’abbattimento (inutile, data la diffusione del batterio), gli innesti o il reimpianto di cultivar considerate resistenti. I partecipanti parlano di complesso del disseccamento rapido e considerano la xylella fastidiosa solo come una concausa del disseccamento, il cui ruolo non sarebbe necessariamente prevalente rispetto agli altri microorganismi coinvolti nel CoDiRO. Inoltre sottolineano l’importanza di non sottovalutare, come possibili fattori determinanti, elementi quali la composizione del terreno, le condizioni di stress idrico, i cambiamenti climatici, la temperatura, l’umidità, il vento, le precipitazioni, le condizioni degli alberi e dei terreni”.

Di fatto, pur cercando una luce non la troviamo e pensando alla ricerca sulla lactoperossidasi, l’enzima (e non la proteina) del latte, la luce scompare quasi alla vista, lasciando circolare liberamente il veleno della tarantola.

In un’intervista rilasciata a Il Quotidiano Italiano, Casili afferma: “Un gruppo di ricercatori francesi ha trovato un enzima estratto dal latte fresco, la lactoperossidasi che si è dimostrata molto efficiente in vitro. Addirittura in vitro ha completamente inibito la xylella. Qual è il passaggio successivo? Che dovrà essere valutata l’efficacia della lactoperossidasi su xylella all’interno dei vasi xylematici dell’ulivo, perché già su pomodoro, vite e agrumi si è dimostrata una buona citotropicità. L’enzima riesce ad essere traslocato su queste piante. Se dovesse essere verificata la sistemicità, cioè la traslocazione dell’enzima della lactoperossidasi nelle piante, avremmo risolto il problema di una delle fitopatie più importanti di questa regione. Abbiamo chiesto al governo regionale di attenzionare questo nuovo fronte della ricerca, di non farsi condizionare dal CNR di Bari, dall’Università di Bari e dal Basile Caramia che fino ad oggi hanno condotto questo tipo di ricerche, ma di allargare la ricerca.

Ricerca di soluzioni per contenere e gestire il fenomeno evitando misure deleterie e irreparabili per il territorio: queste le caratteristiche, che si riscontrano nelle parole di Casili, andranno bene a Voce dell’Ulivo? No. Nemmeno queste.

Ma non è che queste soluzioni ledono piani economici pregressi? Il mistero si infittisce. Ma la luce arriva presto: il leccino! Ecco il problema!

Alla domanda della Voce dell’Ulivo sulla sua ostilità alla cultivar di leccino, Casili rispondeva già a principio del 2015: “Se un comitato che deve salvaguardare i nostri ulivi butta le mani avanti dicendo cerchiamo di favorire il reimpianto di altre varietà, che cosa vuol dire? Anche la persona più profana capisce che si ritengono già spacciati i nostri ulivi per pensare al reimpianto di altre varietà. Pensare a reimpiantare altre varietà non significa salvare i nostri ulivi, mi sembra lapalissiano. Vengono richiesti aiuti ai frantoi ai grandi produttori, vengono richieste misure di posticipazione dei mutui, ma qui quello che serve è capire cosa bisogna fare, come risolvere questo problema.”.

Continua in un comunicato stampa del 2016: “A tutti coloro che spingono empiricamente sul leccino, e altre varietà tolleranti, verrebbe da chiedere dove troveranno l’acqua necessaria a sostenere cultivar così idroesigenti e che richiedono condizioni pedoclimatiche che non ravvedo nella situazione salentina. Tra l’altro, la condizione socio economica ed ambientale della nostra olivicoltura non consentirebbe questo passaggio a forme industriali superintensive a meno di ingenti finanziamenti a beneficio di qualche grande produttore o trasformatore. E tutti gli altri? Se così è, lo si dica chiaramente, perché il resto della superficie olivicola pugliese che si trova su terreni marginali, spesso macchiosi, inospitali per moltissime colture, ha il diritto di capire che fine farà e con essa i paesaggi di Puglia”.

La risposta al dubbio che ci attanagliava, ovvero cosa ha scatenato il post di “Voce dell’Ulivo” è semplice: è come se a degli infanti siano state tolte dalle mani zuccherose caramelle. Il risultato è il medesimo: strepiti e farneticazioni.

Il post si conclude sottolineando che la nota è stata sollecitata da elettori del Movimento 5 Stelle facenti parte del direttivo, e su questo non possiamo metter bocca, a parte dire che nessuno è perfetto e che l’essere umano sa essere angelo e demone, corruttore e corrotto, servo o padrone, a prescindere dalle sue idee politiche.

Ma torniamo seri.

Gli emendamenti proposti dal consigliere Casili, votati quasi all’unanimità dalla Giunta della Regione Puglia, propongono il quadro del pensiero che ha contraddistinto il pentastellato in materia di agricoltura salentina e pugliese negli ultimi 3 anni.

La legge sulla tutela del patrimonio paesaggistico e ripristino dell’equilibrio economico nelle zone infette non poteva prescindere dall’apertura della ricerca a tutti i soggetti accreditati, per avere un quadro della situazione partecipato, accertato e scientificamente corretto. Inoltre prevede il censimento, da parte di tutti i comuni, degli alberi secolari e monumentali non ancora censiti. L’abrogazione dell’articolo 8 trova la sua principale ragione nel fatto che non può essere un gruppo di ricercatori assieme ad una lobby economica a scegliere il futuro di una regione: la decisione sul futuro dell’olivicoltura salentina non può prescindere dalla condivisione delle scelte con produttori, trasformatori, ricercatori, contadini singoli, cittadini, tecnici dell’ambiente, della salute e del paesaggio, perché l’olivicoltura salentina non appartiene ai grandi produttori ma a quei piccoli proprietari, ossia alle migliaia di contadini, che costituiscono la vera anima dell’agricoltura regionale pugliese.

Ora ci facciamo ancora più seri e guardiamo ai commenti scatenati da questo post convulsivo di Voce dell’Ulivo: commenti denigratori ed offensivi, che hanno mostrato un quadro che va al di là del semplice visibile. Si nota come uno dei portavoce della “Voce”, spalleggiato da buona parte dei sostenitori, è un rivenditore caseranese di fitofarmaci online. Curioso? No, anche perché se fosse passata la legge sul reimpianto si doveva avere un rivenditore di agrifarmaci amico, no?

Non parliamo poi di quelli che pregano che “Dio lo abbia in gloria alla svelta”, o di coloro che minacciano il consigliere di stare lontano da Presicce! Ma la vera sorpresa è una assessora di Ugento, Anna Daniela Specolizzi, del gruppo Cittadini Protagonisti, assessora, fra l’altro a “bilancio e programmazione, agricoltura, politiche agroalimentari e pesca, urbanistica e assetto del territorio” il cui commento è per così dire, poco professionale.

Da parte nostra siamo con tutti coloro che a partire dalla serata di ieri hanno lanciato l’hashtag #giùlemanidacasili, per dimostrare vicinanza ad un consigliere che ha denunciato sin dal 2013 in qualità di cittadino ed agronomo, ancor prima di occupare il suo ruolo istituzionale, la condizione precaria dell’agricoltura salentina, una condizione dettata dall’incuria, dall’indifferenza, dalla superficialità dei piccoli, e dagli interessi a dominarla dei grandi proprietari.

Gli oliveti della maggior parte del Salento disegnano un quadro frammentato dal punto di vista delle proprietà, chi vuole sostituirli con altre cultivar per “innovare” ha interessi economici, e chi tocca gli interessi economici va osteggiato e diffamato, esattamente come è capitato a Casili.

Il Salento buono è con lui.

 

 

Category: Costume e società, Cronaca, Politica

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Comments (1)

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  1. carlo de michele ha detto:

    Eleonora, hai fatto un lavoro encomiabile, ma temo che chi dovrebbe leggerlo non lo farà, o se lo farà non capirà, e se non capirà dimostrerà che fare questi attacchi strumentali ad una persona che non ha bisogno di solidarietà per la coerenza, intelligenza ed autonomia che ha contraddistinto il suo lavoro politico. Io spero che l’aggressore di Casili sia in malafede, perché cosi almeno potremmo dire che sia dotato di una qualche forma di intelligenze, sia pure perversa. Se invece fosse in buona fede sarebbe una vera tragedia perché vorrebbe dire che il virus del non pensiero può contagiare e ridurre alcuni esseri umani poco resistenti a imitatori di scimpanzé. Ma visto che il soggetto non coglie nemmeno l’ironia del post di Casili, sono costretto a propendere per la seconda ipotesi

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