ATTIVITA’ ILLECITE E ILLECITI AMBIENTALI CONNESSE AL CICLO DEI RIFIUTI, UN GIRO D’ AFFARI DA TREDICI MILIARDI

| 13 Dicembre 2016 | 0 Comments

di Stefania Isola * (avvocato – per leccecronaca.it)______

Il costo del giro d’affari legato alla mancanza di trasparenza riguardo allo smaltimento dei rifiuti, è stato valutato da un progetto di giornalismo investigativo condotto da Wired e da Cittadini Reattivi; il tutto considerando le stime fornite dall’Istituto superiore per la protezione ambientale (Ispra) nel rapporto Rifiuti Urbani 2015.

A seguito di 314 inchieste giudiziarie con 1.602 arresti, 7.437 denunce e 871 aziende coinvolte in tutte le regioni d’Italia, secondo il rapporto Ecomafia 2016, il costo, approssimato per difetto, si attesta a 13 miliardi di euro ogni anno; quindi quanto una manovra finanziaria.

Inoltre, come conseguenza della violazione all’articolo 13 della direttiva europea 2008/98 che ingiunge come la gestione dei rifiuti debba essere effettuata senza danneggiare la salute umana e senza recare pregiudizio all’ambiente, il danno potrebbe risultare ancora più ingente.

Come risultato di una richiesta di accesso alle informazioni di Wired, la Direzione generale Ambiente della Commissione europea ha confermato che sono 155 le discariche di rifiuti urbani e speciali fuori legge (contro le 30 a norma) in cui si sono smaltiti rifiuti indifferenziati con ovvia produzione di emissioni di liquami, gas nocivi e percolato.

Per la loro bonifica, il Ministero dell’ambiente ha stimato un costo di 290 milioni di euro.

In conclusione, tra il 2015 e il 2016, lo Stato italiano pagherà, in totale, oltre 110 milioni di euro, circa 300 mila euro al giorno, per colmare le responsabilità degli inquinatori, della cattiva amministrazione e della corruzione.

Una soluzione potrebbe essere l’incenerimento (come prefigurato dal decreto del 10 agosto 2016, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 5 ottobre, che attuerebbe l’articolo 35 del cosiddetto Sblocca Italia) con la costruzione di otto nuovi impianti?

In realtà no, poichè molte regioni non hanno stabilito i piani per la gestione dei rifiuti e, quindi, se “non sarà stata costruita la necessaria capacità di trattamento dei rifiuti per tre categorie di impianti, discariche, termovalorizzatori e impianti di trattamento dei rifiuti organici” ha scritto la commissione, pagheremo 120mila euro al giorno.

Riguardo agli inceneritori (28 dei quali, su 40 attivi, hanno avuto emissioni fuori norma), secondo gli ultimi dati del Gse del 2015, la produzione di energia attraverso i rifiuti è stata sostenuta con contributi statali pari a 224 milioni di euro.

Quanto basta per esserne ragionevolmente contrari.

Le criticità dei sistemi di gestione dei rifiuti sono visibili considerando i dati riferiti a Roma dove i cittadini pagano una delle bollette più care d’Italia, 249,92 euro all’anno, il 14% in più della media nazionale.

Ma non mancano buone gestioni: da Treviso a Parma fino alla Campania e nei 2.000 comuni che in Italia hanno superato il 65% di raccolta differenziata. In Friuli Venezia Giulia, con la differenziata oltre l’80%, si arriva anche a spendere 94,33 euro/abitante per anno, il 44% in meno della media definita da Ispra.

L’economia dei rifiuti non è solo necessaria per risparmiare materie prime preziose o per evitare danni alla salute come evidenziato da numerose fonti mediche, ma può essere anche fonte di nuova occupazione.

Secondo i dati dell’Environment Data Center on Waste di Eurostat di marzo 2016, nel 2014 ogni cittadino italiano ha prodotto, in media, 488 chili di rifiuti.

127 chili tra carta, plastica, metalli vengono recuperati insieme a 80 chili di rifiuti biodegradabili raggiungendo il 42% in totale.

154 chilogrammi, il 32% dei nostri scarti, finiscono nelle discariche, contro i 94 kg/pro capite che, mediamente, vengono inviati a incenerimento per recupero energetico, pari al 19% del totale.

E infine, 33 chilogrammi spariscono dalle statistiche ufficiali.

E’ ancora lontano dal realizzarsi completamente il trattamento meccanico biologico, procedimento fisico che dovrebbe separare la componente organica, ossia i nostri scarti di cibo e vegetali, dalla frazione secca che, se non differenziata, contiene, alla rinfusa, vetro, plastica, carta e metalli.

Il ministro dell’ambiente Galletti afferma: “È necessario che le regioni che sono indietro elevino la percentuale di raccolta differenziata e che comunque si diminuisca la produzione di rifiuti. Le infrazioni europee ci preoccupano, ma sia chiaro che siamo più preoccupati delle conseguenze per i cittadini e per l’ambiente di tonnellate e tonnellate di rifiuti mandati ogni giorno in discarica”.

A causa di queste inefficienze, l’Italia, per le varie violazioni delle direttive, per la mancanza di piani regionali dei rifiuti e per le elevate emissioni di PM10, versa nelle casse della Ue, in totale, ben 303 mila euro al giorno, oltre 110 milioni di euro l’anno.

Il ministro continua dicendo: “Non sono innamorato dei termovalorizzatori, sono nemico giurato delle discariche. Se le regioni mi propongono soluzioni realizzabili senza termovalorizzatori io ne sono più che contento”.

La gestione degli inceneritori è, comunque, problematica.

Dei 28 attivi, su 16 sono in corso inchieste della magistratura per violazioni della normativa ambientale italiana ed europea, traffico e smaltimento illecito di rifiuti, incidenti ed emissioni di sostanze inquinanti come biossido di azoto, diossine e furani fuori dai limiti di legge. Per altri 12, sono state accertate violazioni delle prescrizioni per l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia).

Alessandro Bratti, presidente della Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, afferma: “È un quadro statico; da un po’ di tempo, quello che si vede sono regioni virtuose, come la Lombardia, l’Emilia Romagna, il Trentino e regioni che sono in uno stato emergenziale di fatto: Liguria, Sicilia, Lazio. Rischio a cui possono incorrere già la Puglia e la Calabria. Il motivo fondamentale non è solo la mancanza di raccolta differenziata; in queste regioni non esiste l’impiantistica per chiudere il ciclo dei rifiuti. Qualsiasi tipo di impianto, dagli inceneritori agli impianti di compostaggio”.

“Per questo il provvedimento dello Sblocca Italia – continua Bratti – basato solo sugli impianti di incenerimento, è insoddisfacente, anche alla luce delle nuove normative dell’economia circolare”.______

(1 – continua domani)

 

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura

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