FEDELE ALLA LINEA (DEL PD), SALVEMINI NON FIRMA CONTRO IL DECRETO DEL SUO COMPAGNO DI PARTITO MAURIZIO MARTINA. E UNA VALANGA DI CRITICHE, ANCHE FEROCI, LO STA SOMMERGENDO, A RIPROVA DI QUANTO SIA CRESCIUTA LA SENSIBILITA’ DEI LECCESI SULLE TEMATICHE AMBIENTALI. TRADITA PROPRIO DAL PRIMO CITTADINO

| 14 Maggio 2018 | 5 Comments

(g.p.)______E’ on line da un paio d’ore – oggi la politica si fa principalmente sui social – ma ha già sollevato un vespaio, anzi un giro di api, finché ce ne saranno, prima di essere distrutte dai veleni, quelli del decreto Martina, il post del sindaco di Lecce con cui annuncia di non aderire alla mobilitazione in atto nel Salento.

***

Eccone il testo completo:

Non firmerò – come vengo sollecitato a fare – un’ordinanza per vietare l’uso dei fitofarmaci; né impugnerò con ricorso al TAR – come vengo sollecitato a fare il decreto sulle “misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione della xylella fastidiosa nel territorio della Repubblica Italiana”.

Pur rispettando le motivazioni dell’articolato fronte civico che invoca la disubbidienza nei confronti delle decisioni prese dal Ministero per l’Agricoltura voglio spiegare perché ho preso questa decisione.

Che non scaturisce dall’ignorare le ragioni di tutela di salute pubblica che vengono esposte per contrastare il cosiddetta decreto Martina.
Ma – semmai – dal rispetto che si deve ad un tema così delicato, che mi impone di avere fiducia negli organi sovraordinati dell’ordinamento dello Stato su questioni così complesse.

Non può essere dimenticato che possono essere impiegati per i trattamenti indicati esclusivamente i prodotti fitosanitari autorizzati dal Ministero della Salute e dalla Commissione Europea, sempre secondo le condizioni d’uso ammesse.
Non può essere ignorato che il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha sottolineato la necessità dei trattamenti con insetticidi contro gli insetti vettori del batterio per limitare la sua trasmissione.
Non può essere trascurato che la UE dispone di un quadro legislativo completo che disciplina l’uso dei pesticidi: prima che una sostanza attiva possa essere utilizzata nell’UE all’interno di un prodotto fitosanitario, deve essere approvata dalla Commissione europea; prima che venga assunta una decisione ufficiale sulla loro approvazione, le sostanze attive sono oggetto di un approfondito processo di valutazione da parte dell’EFSA.

È dentro questa cornice di garanzie che è stato emanato il Decreto del 13 febbraio 2018, che, a proposito dell’uso dei cosiddetti neonicotinoidi, autorizza esclusivamente l’acetamiprid (e non quelli banditi con recente decisione degli Stati membri: imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam), già previsto contro la mosca dell’olivo, modificando solo l’epoca di trattamento, e senza trattamenti aggiuntivi.

Partire da queste considerazioni non significa ignorare le preoccupazioni sulle conseguenze dell’uso dei fitofarmaci in agricoltura e tutto il dibattito internazionale su una loro progressiva messa al bando: ma tenere conto che il processo che ne autorizza l’uso é rigorosissimo e sottoposto a periodico aggiornamento.

Come posso io sindaco – sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili dentro l’amministrazione – ignorare questi elementi di conoscenza in nome di un generico principio di precauzione?
Credo nella scienza e nel suo metodo.
Credo nell’articolato sistema di tutele comunitarie e nazionali poste a tutela della salute pubblica.
Credo nello Stato di diritto e quindi che l’agire dello Stato e dei suoi organi sia sempre vincolato e conforme alle leggi vigenti.
Credo che gli organi dello Stato le autorità agiscono secondo il principio della buona fede.

Ma soprattutto credo che la nostra organizzazione sociale si regga su un atto di fiducia.
La stessa per la quale quando salgo su un aereo ho fiducia nel pilota, o quando mi sottopongo ad un intervento ho fiducia nel chirurgo.

Per questa ragione ho fiducia nella decisione della Ue e del Governo italiano, e nella scienza che indica le misure più adeguate per il contenimento di una devastante epidemia batterica che colpisce i nostri ulivi, devasta il nostro paesaggio, colpisce la nostra economia
Non ho competenze sufficienti per sostenere che stiano sbagliando o che non stiano agendo con scrupolo e buona fede; né per indicare come dovrebbero diversamente agire per combattere la xylella e tutelare la salute pubblica

Non emanerò quindi l’ordinanza che vieta l’uso dei fitofarmaci in città, né ricorrerò contro il decreto del Ministero dell’Agricoltura.

Non mi sento avversario del Governo, né delle associazioni che lottano animati da buone intenzioni.
Né intendo – ribadisco – contestare decisioni diverse che altri miei colleghi sindaci decideranno di assumere.
Ho semplicemente ritenuto utile e doveroso precisare quella che è la mia posizione su questa delicata vicenda.______

I commenti si dividono. Ma mentre quelli favorevoli al sindaco appaiono in netta minoranza e comunque non vanno oltre generiche espressioni di consenso per la sua decisione, quelli dei detrattori sono molti, circostanziati e a volte toccanti. Eccone alcuni:

Arturo Baglivo:

Caro Carlo, non so perchè ma non avevo dubbi. Mi rendo conto che su temi scottanti come la malattia dell’olivo e la TAP non vuoi/puoi esporti, e ,sinceramente, posso capirlo e non giudico.

Però essendo un tecnico non agronomo ma sanitario mi chiedo quale sia la ratio di un trattamento insetticida così importante.

Mi chiedo se l’intero ecosistema salentino così fragile perchè esageratamente antropizzato possa reggere un attacco così imponente contro tutti gli impollinatori e tutti gli insetti in genere.

Vedi Carlo, mi chiedo dovrei trattare anche il bosco adiacente l’oliveto di mia moglie, ammalatosi nonostante negli ultimi venti anni ci sia stato il massimo di un amorevole cura senza veleni e con quelle buone pratiche agrarie consigliate? Se non lo irrorassi e se non irrorassi anche il bosco e la macchia mediterranea limitrofa servirebbe a qualcosa spargere i veleni? (perchè quello sono!).

Caro Carlo, io sono, come forse sai, un chirurgo mi sono stancato di operare tumori, mi sono stancato di diagnosticartli e soprattutto sono stanco e addolorato e ogni volta che devo comunicare questa notizia mi chiedo perchè? perchè non impediamo che tutto questo succeda? Perchè non la smettiamo con questa corsa all’autodistruzione: aumentare gli inquinanti ambientali forse porterà a contenere (?!) la sputacchina ma che ripercussioni avrà a LUNGO TERMINE sulla nostra salute? Ripensaci Carlo, a volte disobbedire è necessario.

***

Maurizio Vaglio:

Allora facciamo una camera a gas a cielo aperto, il decreto Martina è talmente folle che applicarlo sarebbe solo da incoscienti, come se non bastassero i veleni che già respiriamo o ci fanno mangiare.

Giorgio Lombardi:

Che delusione…credevo di aver votato una persona migliore…la invito a venire con me negli uliveti e dopo a guardare il ciclo delle api….si renderà conto dell’immane follia delle sue dichiarazioni.un suo elettore.

Michel Caputo:

Con la fiducia data a questa gente stiamo morendo di tumore tutti. Come per Tap, anche su questo argomento, non stai prendendo una posizione attinente a quello che ti chiede il tuo elettorato anzi ti stai dimostrando un PDino convinto.

 

Daniela Tana:

Per chi non vuole capire il male dei “fitofarmaci” come ipocritamente li si vuole chiamare: guardatevi attorno, stanno già morendo tante api! Come ve lo spiegate? Non basta tutto il veleno che abbiamo già? Siete ciechi e incoscienti. E purtroppo siete complici e fautori di tutti i tumori che avremo in più. E se capitasse ad uno di voi? O ad un vostro genitore? O ad un vostro figlio? Forse solo allora capirete. Intanto mi fate già pena.

 

Antonio Lizard Crelli:

Salvemini…già sei stato nullo contro Tap….
Adesso assecondi il decreto dei veleni di Martina…
DIMETTITI!!!!!!

 

Alessandro Santoro:

Veramente non capisco il senso di questo post. Veramente pensi che ogni tuo pensiero vada condiviso perché sei “istituzione”? Ogni post è diventata una morale dove ci sono i buoni e i cattivi. Quelli che la pensano come te e gli altri. Francamente trovo tutto ciò stucchevole e inutile per la cittadinanza. Ti ho sostenuto perché pensavo avessi in mente pensieri rivoluzionari non per sentirti dire che siccome sei “istituzione” devi rispettare le decisioni “istituzionali” .. come per Tap sembri più interessato alle “compensazioni perché tanto è stato tutto deciso” .. è un modo di esser di sinistra che non mi piace : non è nè bella nè n(u)ova.

Stefano Calogiuri:

Hai perso un voto e spero molti altri. Vadano ad avvelenare le loro case non la nostra terra. Senza contare che Martina è un incompetente. Senza contare la moria delle api e degli insetti impollinatori. Buon tumore a tutti e grazie sindaco!

 

Paola De Pascali:

Caro sindaco, si vada a fare un giro negli ospedali del Salento per vedere con i suoi occhi quanti casi di neoplasie aumentano giorno dopo giorno sul territorio. Ma di quale fiducia parla nelle Istituzioni? Il Salento lo avete avvelenato, dovete solo avere il coraggio di ammetterlo e prendere le giuste misure per intervenire. Siete vergognosi.

 

Francesca Casaluci:

‘EFSA? Quell’ente in cui oltre la metà dei circa 200 scienziati che compongono la commissione dell’agenzia hanno legami diretti o indiretti con le industrie che intendono regolamentare? Una storia vecchia come il mondo. Per quattro anni consecutivi, il Parlamento europeo ha chiesto all’EFSA di diventare indipendente dall’industria alimentare. Nel giugno 2017, il consiglio di amministrazione dell’agenzia ha votato nuove regole di indipendenza per gli esperti dell’agenzia, ma numerosissime associazioni di osservazione indipendenti a difesa dei cittadini, nutrono ancora seri e motivati dubbi sull’efficacia di queste regolamentazioni.

 

Gabriele Bastianutti:

Allora la politica locale dovrebbe interessarsi solo della sostituzione delle lampadine. Io invece credo che il primo compito della politica (che di per se non è mai solo locale o solo nazionale) sia quella di compiere delle scelte a tutela dei propricittadini. Da una parte Martina (qualcuno mi spieghi bene le sue competenze) edall’altra lega tumori, ordine dei medici, green peace e soprattutto la coscienza di uomini che assistono giornalmente allo scempio di questo meraviglioso territorio.

***

E tanti altri, dai toni ancora più accesi, contro “il sindaco di tutti”, come disse che avrebbe voluto essere, ma non è mai stato.______

LA RICERCA nel nostro articolo del 5 maggio scorso, che ha al fondo i link degli altri nostri articoli di approfondimento sulla questione

L’ INNO, ANZI IL DELIRIO, ALLA GIOIA PER GLI INSETTICIDI IN AGRICOLTURA. COSI’ L’ ASSESSORE DELLA REGIONE PUGLIA DA’ RAGIONE A MAURIZIO MARTINA SUL ‘DECRETO DEI VELENI’: “le polemiche sono infondate, i toni allarmistici sono privi di qualunque fondamento scientifico”

Category: Cronaca, Politica

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  1. Massimo Fragola, consigliere Comune di Lecce Andare Oltre - tramite mail ha detto:

    Leggo con estremo stupore che il Sindaco Salvemini non emetterà alcuna ordinanza per sospendere l’uso di pesticidi “anti xylella” sul territorio comunale.
    Questa decisione lascia perplesso me e tutto il mio gruppo non ne capiamo le motivazioni ed i fatti, a rigor di logica, avrebbero dovuto spingere ad una cautela nei confronti del territorio e della comunità leccese.

    Invitiamo quindi il Sindaco Salvemini a rivedere la propria personale posizione e ad emulare le ordinanze fatte da altri Sindaci delle provincie salentine, primo fra tutti il Sindaco di Nardò Pippi Mellone, che a tutela della propria Comunità ha stoppato, in via cautelativa e precauzionale, l’utilizzo di pesticidi e fitosanitari di potenziale pericolo quali sostanze riconducibili ai neonicotinoidi (acetamiprid, imidaclopramid) ed erbicidi (glifosato) previsti dal cosiddetto Decreto Martina.

    Lo invitiamo a farlo nel nome della stessa scienza che il nostro Sindaco Salvemini richiama. La stessa che ha già di fatto denunciato, a più riprese, i gravi rischi per la salute umana provocate dall’uso dei pesticidi in questione (con conseguenze biologiche negative su fegato, reni, tiroide, testicoli e l’intero sistema immunitario) e che ha lanciato l’allarme per la salute delle popolazioni di Lecce e delle altre città e paesi del Salento.

    Il sindaco Mellone nella sua ordinanza, peraltro, ha sottolineato l’esigenza di attendere le disposizioni dell’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia, a cui il decreto demanda la decisione sulle modalità operative sui singoli territori, proprio per evitare una babele di veleni e tutelare, anche, gli stessi contadini ed i proprietari di terreni.
    Una attesa, questa, che non può essere colmata con improvvisazioni ed imposizioni, le quali rischiano di mettere a repentaglio la salute di un intero territorio, già abbondantemente avvelenato da discariche e industrie come Ilva, Cerano ecc.
    Non possiamo credere che la Commissione Ambiente e Salute dell’Ordine dei Medici di Lecce possa essere considerata espressione di una scienza di serie B o un covo di estremisti populisti. Né possiamo credere, come i maligni vanno dicendo, che questa alzata di scudi sia figlia di una linea d’azione dettata da una parte politica della maggioranza, che oggi si trova stretta tra rappresentare i cittadini ed essere rappresentata da un segretario reggente come Martina, che, da ministro, ha gestito in maniera approssimativa questa delicata vicenda.
    Quindi reiteriamo la richiesta e chiediamo al Sindaco di rispondere ai cittadini che lo hanno eletto (e non alle Direzioni Nazionali di partiti che tirano le fila di loro tesserati) e di adottare il principio di precauzione.

  2. Dario Stefàno, Pd - tramite mail ha detto:

    Dalla vicenda Xylella abbiamo ancora tanto da imparare. Come cittadini, come politici, da rappresentanti delle Istituzioni. Forse stiamo ancora elaborando il lutto e ci ostiniamo a voler piantare bandiere che rappresentano, purtroppo, solo “successi” vacui. E, mentre si continua a discutere su cosa è meglio fare, spesso senza competenza, il vero nemico – il patogeno da quarantena che ha colpito la Puglia – continua inesorabilmente la sua avanzata.
    Nessuno di noi è purtroppo in grado di definire cosa è meglio fare al cospetto di un batterio che gli scienziati di tutto il mondo non sono riusciti ancora a combattere. Dopo il fronte degli ambientalisti, quello dei complottisti, dei cantanti e degli attori, delle sedi giudiziarie e dei politici risolutori o delle inutili task force, ora si è aperto anche quello dei sindaci che si oppongono all’unico rimedio possibile di lotta, quella al vettore che diffonde la malattia.
    Io sono con Carlo Salvemini che ha saputo assumersi la responsabilità di non opporsi perché occorre rispettare la legge e seguire la strada tracciata dalla scienza. Non ho certamente la pretesa di indicare una ricetta “miracolosa”, ma credo anch’io che per contrastare la Xylella, con la quale purtroppo dobbiamo imparare a convivere, serva affidarsi al buon senso e siano necessarie tre cose:

    – fiducia nella scienza e nelle Istituzioni “competenti” a decidere;

    – una pacificazione sociale: non serve essere gli uni contro gli altri in una battaglia improba per affermare proprie tesi miracolose. Occorre grande impegno, invece, nel ricostruire un senso comune di collettività: il nostro territorio è ferito, è vero, ma dobbiamo tornare subito a lottare facendo squadra, tornando uniti;

    – idee, supportate scientificamente e accompagnate da risorse finanziarie adeguate, per attuare gli strumenti di contrasto, alleviare le sofferenze di agricoltori e vivaisti, dare un futuro all’agricoltura pugliese e al suo patrimonio paesaggistico, così duramente colpiti nel loro simbolo millenario, l’olivo.

    Anche perché l’UE sembra intenzionata a far ripartire la procedura d’infrazione contro il nostro Paese, chiedendo l’intervento della Corte di Giustizia”.

  3. Andrea Guido, Direzione Italia - tramite mail ha detto:

    Anche io, come il sindaco Salvemini, ripongo tanta fiducia e, soprattutto, tante speranze nella scienza e nella medicina. E anche io ritengo che per combattere il propagarsi del batterio xylella fastidiosa occorre impiegare tutte le forze possibili. Ma non per questo mi schiero a favore dell’utilizzo dei pesticidi, ennesima follia volta a deturpare il nostro territorio che, per la cronaca, tra i problemi annovera anche una percentuale di tumori sopra la media nazionale.
    Oggi, non avendo certezza scientifica di cure efficaci, si può rallentare la propagazione contrastando il vettore di questo batterio, l’autista che conduce il suo cliente per ogni dove: l’insetto volgarmente chiamato sputacchina. E fin qui ci siamo.
    Ma, ammessa la necessità della lotta anche insetticida, occorrerebbe ora anche ammettere la necessità di un controllo puntuale, attento ed incrociato da parte degli Enti preposti e non solo alla fine del previsto ciclo di trattamenti ma anche durante tale periodo; presso i rivenditori, con le loro fatture di acquisto e vendita e presso i coltivatori controllando i loro obbligatori quaderni di campagna. Come anche occorrerebbe un’informazione costante verso la popolazione, addetta e non, su quello che si usa, quanto se ne usa, dove si usa, quali e quanti controllisi eseguono ed i loro risultati.
    Tutto ciò nessuno lo ha previsto.
    Il Decreto MIPAAF del 13 febbraio 2018, conosciuto come Decreto Martina, impone l’uso di alcuni insetticidi ma nel loro novero ve ne sono alcuni preoccupanti: i neonicotinoidi, l’Acetamiprid e l’Imidacloprid.
    Era ovvio che il nostro Sindaco non si sarebbe mai schierato contro un provvedimento che arriva da un ministro PD, redatto tra l’altro, negli ultimi giorni di mandato. Considerata anche la sua smania di apparire controcorrente e anticonformista per potersi distinguere da chi lo ha preceduto.
    Ma teniamo a mente che Salvemini ci chiede di fidarci delle stesse istituzioni centrali che già più volte, come per TAP, ILVA e Trivelle, hanno legittimato la deturpazione dei nostri beni naturalistici.
    Ritorno a dire, come ho già avuto modo in altre occasioni, che un uso obbligatorio di determinate sostanze chimiche senza un contestuale controllo poptrebbe costringerci in un futuro prossimo all’impollinazione manuale, così come accade in Cina. Le api moriranno. E senza di esse la vita in natura sarà poco probabile.

  4. Michele Carducci, UniSalento - tramite mail ha detto:

    Gli argomenti addotti dal Sindaco di Lecce Carlo Salvemini, in merito alla sua non contestazione (in forma amministrativa e/o giudiziale) dell’ultimo “Decreto Martina” sui pesticidi nel Salento, presentano tre errori che è giusto richiamare, non certo per criticare il Sindaco, al quale va riconosciuta l’onestà intellettuale di aver reso pubbliche le motivazioni delle sue prese di posizione, quanto per contestualizzare più articolatamente la complessità della interminabile conflittualità intorno al “caso Xylella”.

    Quelli del Sindaco di Lecce sono tre errori che si potrebbero definire “epistemici”, nella misura in cui investono, come direbbero i costituzionalisti tedeschi, lo statuto della conoscenza della realtà come Wirklichkeit (oggettività imposta) e non come Realität (oggettività condivisa).

    Il primo errore riguarda l’assolutizzazione della presunzione di legalità-legittimità degli atti di potere in quanto perseguimento di un “interesse pubblico”. In uno Stato costituzionale democratico di diritto, quale è l’Italia, la presunzione di legalità-legittimità dell’atto di potere regredisce, a vantaggio della pratica, sociale e non solo politica o giudiziale, dei principi fondamentali e dei diritti riconosciuti e tutelati dalla Costituzione (è questo il senso più profondo degli artt. 2 e 3 della Costituzione, nella immagine della “piramide rovesciata” promossa da Aldo Moro). Tradotto in modo estremamente sintetico, significa che il c.d. “interesse pubblico” non risiede affatto nelle valutazioni della discrezionalità del potere (anche se queste provengono dalla Unione europea, che tuttavia “non ha Costituzione”, come si dice nel linguaggio delle Corti costituzionali e come implica l’art. 4.2 del Trattato UE), bensì nella “grammatica liberal-democratica” della Costituzione dello Stato. Detto ancora più semplicemente, come spiegato anche dall’ex Giudice costituzionale Paolo Maddalena, significa che la “presunzione” va sempre, da parte di chiunque, orientata al riconoscimento e alla promozione dei principi e dei diritti sanciti in Costituzione (nel “caso Xylella”, per esempio, la priorità accordata al principio di sussidiarietà, alla libertà della ricerca, al diritto alla salute nella sua duplice anima di diritto fondamentale “individuale” e di “interesse della collettività”, al metodo democratico, al consenso informato ecc.). Il grande giurista e “giusto” Arturo Carlo Jemolo insegnava che nella “trappola” della presunzione della legalità-legittimità degli atti di potere si cade ogni volta che ci si dimentica della Costituzione (sorprendentemente nessuno dei “decreti Martina” ha mai richiamato, nelle sue premesse giustificative, la Costituzione con i suoi principi e i suoi diritti; l’ultimo non si fa neanche carico effettivamente del “consenso informato” sui pesticidi, scaricando sui cittadini l’onere di gestire le proprie paure).

    Il secondo errore investe il c.d. “principio di precauzione”, che il Sindaco sembra identificare in un “principio di autorità”, al cui cospetto qualsiasi alternativa di tematizzazione della precauzione sarebbe, a suo dire, “generica”. Uno dei più autorevoli studiosi, a livello mondiale, dell’applicazione del “principio di precauzione” (Cass R. Sunstein), ha censito almeno diciannove diverse declinazioni del suddetto principio nella prassi. Le analisi empiriche della legislazione e della giurisprudenza in Europa (tra Stati membri e Unione europea) confermano la portata semantica plurima di tale principio. Paradossalmente, la forza del “principio di precauzione” è proprio nella sua “genericità”. Che cosa vuol dire? Vuol dire che l’unico modo plausibile per praticarlo risiede nel pluralismo del confronto scientifico e politico e nell’accettazione della c.d. “scienza post-normale” ossia nella pratica della partecipazione cittadina inclusiva anche dei c.d. “saperi multi-tecnologici” (come si dice nella letteratura in inglese) o “non esperti” (come si dice nella letteratura dei Paesi latini). Del resto, che l’unica via sia questa, non lo dico io né soltanto tutta la letteratura mondiale, né una miriade di Accordi internazionali (da ultimo anche l’Accordo di Parigi sul clima). Lo dice proprio l’Europa, sia come Unione europea, sia come Consiglio d’Europa, sia come “Commissione di Venezia”, sia come OSCE, sia come UNECE (i documenti sono innumerevoli e concordanti). È solo volgarità, quindi, la narrazione che stigmatizza il dissenso alternativo come “superstizione” o credenza nei “santoni” o “rincorsa del consenso”.

    Da qui si entra nel terzo errore, che è poi l’errore degli errori, commesso dalla stragrande maggioranza degli attori politici e istituzionali, sopratutto nazionali, di fronte alla vicenda Xylella. “La scienza non è democratica”, ci sentiamo ormai ridondantemente ripetere. Proprio perché “non è democratica”, evidentemente essa è “potere” (P. Feyerabend); in quanto “potere” essa va incanalata nella “Deliberation” del metodo democratico, attraverso la trasparenza e accessibilità dei protocolli e dei metodi (A. Einstein).
    La vicenda Xylella è l’autobiografia della impreparazione politica italiana su questo difficile tema, che ormai segna il presente e sempre più il futuro della “convivenza sostenibile” (sperando di non arrivare alla cupa profezia di Heidegger, per il quale né la tecnica né la democrazia salveranno la convivenza pacifica e sostenibile dell’umanità).
    Non so che cosa decideranno i Tribunali aditi dai ricorrenti, perché non sono tra gli avvocati che stanno predisponendo gli atti. Osservo, per conoscenza comparata del tema, che anche il sistema giurisdizionale italiano è ormai inadeguato a queste sfide così complesse (una ricerca nazionale di qualche anno fa lo ha censito molto analiticamente).
    Questi sono problemi istituzionali serissimi, perché di mezzo ci sono la salute e l’ambiente.
    Pertanto, invece di cadere nelle “trappole” delle “presunzioni” o, peggio, nell’incrocio delle stigmatizzazioni (tralascio gli insulti, che qualificano sempre la pochezza intellettuale del mittente e non del destinatario), sarebbe auspicabile impegnarci tutti a fare tesoro di tutte queste vicende, per discuterne onestamente e pluralisticamente, come vorrebbe appunto la nostra Costituzione.

    Imparare dagli errori è una virtù, soprattutto in politica e nella scienza (K. Popper). È questa la inestimabile bellezza del praticare la “piramide rovesciata”, che stiamo invece pericolosamente dimenticando.

  5. redazione ha detto:

    “La Regione Puglia è pronta a valutare e mettere in campo un’attività di contrasto alle ordinanze dei sindaci che immotivatamente vietano l’utilizzo di alcuni prodotti”. Lo ha dichiarato oggi l’assessore all’ Agricoltura Leonardo Di Gioia.

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