LECCECRONACHE / SPLEEN SULLA CITTA’

| 25 Settembre 2018 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

Guardo fuori, dalla finestra. Sì, il panorama è sempre lo stesso. Ma oggi gli alberi si muovono, c’è vento. Chiudo la finestra perché non si formi corrente. E guardo fuori, vedo la mia città, con le sue mura che oggi, col sole, non sono grigie, come voleva Bodini. Sono, anzi, di quel bel colore che ha la pietra leccese sotto i raggi luminosi di una giornata serena. E il campanile sembra proprio un miracolo di grazia architettonica che protegge, benevolo, dall’alto.

Sì, lo so. Ognuno ama la propria città, il proprio paese. E lo guarda con occhio privilegiato, si nasconde le imperfezioni e i difetti, come si fa con i figli o con gli animali domestici che scegliamo come compagni. Sono, insomma, tutte bellissime, le nostre cose: la città, la famiglia, il gatto, l’auto….

Viene uno e dice dai, vedi che dobbiamo andare alla riunione sindacale.

Ma che dici, per favore, cosa vuoi che dicano di nuovo i sindacati, dopo che hanno approvato un contratto capestro e si è scoperto che, da tempo, non hanno più nessun potere contrattuale?

Ma non è vero, non dire stupidaggini, senza sindacati staremmo molto peggio e il contratto non lo avremmo neanche…

Va bene, andiamo a questa assemblea, una passeggiata e una distrazione per un paio d’ore ci faranno bene.

E, poiché la riunione è in un altro ufficio, nel centro storico, ci predisponiamo ad una piacevole passeggiata attraverso le vie ed i colori della nostra Lecce.

È bello attraversarla, di mattina. Purtroppo noi, che siamo chiusi in ufficio per tutta la prima parte della giornata, non sappiamo cosa ci perdiamo. Anche quando andavamo a scuola, ci sfuggiva il meglio: e allora, ecco la necessità di marinare la scuola almeno un paio di volte a trimestre, la firma del genitore accuratamente imitata sul libretto delle assenze e via a gustarci la libertà felice di chi trasgredisce e sente come è piacevole fare qualcosa di assolutamente proibito…

Grazie ai sindacati, possiamo ripercorrere proprio le stesse vie che anni addietro ci hanno visto studenti, magari impegnati con una compagna che avevamo convinto, con mille difficoltà, a seguirci in quella avventurosa scelta di vita…

Eppure, qualcosa ci pare cambiato, la città è sempre bella, ci mancherebbe. Ma, pensandoci bene, siamo noi che non siamo più gli stessi. E non sentiamo più il profumo del panino con la mortadella che ci faceva da saporita compagnia, non c’è più il mercato lungo le mura del Castello, e la Villa, chissà perché, ha perso molto del suo fascino.

Facciamo atto di presenza alla riunione sindacale e ritorniamo, un po’ delusi perché Lecce è sempre nostra, ma un po’ di meno, sarà perché il tempo passa…

Torniamo in ufficio e guardiamo fuori, dalla finestra, il paesaggio: è sempre lo stesso, come prima.

Ma qualcosa, una sensazione di vuoto ci è rimasta nello stomaco.

Adesso lo capiamo meglio Bodini, quando afferma malinconico che le mura della nostra città sono grigie, grigie…

Come noi, del resto….

 

Category: Cronaca, Cultura

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