ALLA SCOPERTA DELL’ ITALIA DI SERIE B – 12 / VENEZIA

| 10 Febbraio 2019 | 0 Comments

(g.p.)______Una città tra le più famose al mondo, che sopravvive a sè stessa. Secoli di storia, di dominio sui mari, di possedimenti lungo le coste dell’ Adriatico e pure dello Jonio, fino in Grecia, e, sulla penisola, per buona parte del Nord, fino alla porte di Milano.

Marco Polo e Carlo Goldoni, tanto per fare solo due nomi, storia e commercio, Teatro e letteratuta, che, a cavallo di tanti secoli, si danno la mano.

Poi, gradualmente, i problemi. A cominciare da quelli geografici, fisici, legati alle maree che un’opera gigantesca come il Mose non è riuscita a contrastare, mentre è servita solamente a regalare e sperperare somme di denaro anch’ esse gigantesche.

Così, con l’alta marea si convive, quando arriva, come un destino ineluttabile, come per lo stesso incanto che si prova, quando ci si arriva in treno, con i binari che sembrano correre sulle acque.

Se invece si arriva in auto, si parcheggia nelle autorimesse, sempre in piazzale Roma, dove pure c’è la stazione ferroviaria; e poi, in un caso, o nell’ altro, ci si muove a piedi, fra le calli, e col vaporetto, fino al lido, dove a settembre si tiene una delle manifestazioni culturali più famose d’ Italia, lo storico Festival del Cinema, oppure fino a piazza San Marco, che sembra di per sè un miracolo, con i suoi maestosi edifici che galleggiano sul mare.

Venezia vive di turismo. Convive con i turisti, che come una marea quotidiana, l’invadono.

Nella città vera e propria, sono rimasti in poco più di 56.000 Veneziani.

L’area urbana si è riversata verso Mestre, e conta fino a 250.000 abitanti, ma, rispetto a Venezia, chiaramente, è tutta un’altra cosa.

Perché Venezia è unica al mondo.

Più che una città, sembra un museo in scala reale che perpetua il prodigio unico al mondo di quei palazzi che sembrano uscire dal mare e galleggiarvi per chissà quale sortilegio, capace di mettere i brividi, come a San Marco, maestosa nei portici, nei palazzi e nella chiesa, col campanile svettante da vicino e da lontano.

Chi vi abita ancora, e chi vi transita per diletto, assume così irresistibilmente le sembianze di un attore, il fascino discreto di una maschera, così come quelle che fino alla noia si vedono esposte nelle vetrine dei negozi e sulle bancarelle, un’altra, un’altra di quelle false e meschine, di cui però ci ricopriamo continuamente, affinché gli altri comprimari dell’esistenza non ci riconoscano e non ci possano dunque far del male più di tanto.  Un museo e una rappresentazione, con tutto quello che di passato, di finito e di inautentico, di finzione si può trovare in un museo e in una rappresentazione, sembra Venezia, cioè sembra, forse perché davvero lo è.

Category: Cultura

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