SCUOLA, IL GOVERNO HA APPROVATO LA RIFORMA DELL’ISTRUZIONE TECNICA E PROFESSIONALE. ARRIVANO NOVITA’ PURE PER IL VOTO IN CONDOTTA

| 19 Settembre 2023 | 0 Comments

IL MINISTRO GIUSEPPE VALDITARA: “Passi fondamentali per costruire una scuola serena, utile per i nostri giovani e capace di educare”

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara

di Carmen Leo______ “Oggi l’istruzione Tecnica e Professionale diventa finalmente un canale di serie A, in grado di garantire agli studenti una formazione che valorizzi i talenti e le potenzialità di ognuno e sia spendibile nel mondo del lavoro, garantendo competitività al nostro sistema produttivo. L’Italia è il secondo Paese manifatturiero in Europa: secondo i dati Unioncamere Excelsior. Dalla meccatronica all’informatica serviranno, da qui al 2027, almeno 508mila addetti, ma Confindustria calcola che il 48% di questi sarà di difficile reperimento. A settembre 2023 questo dato ha già raggiunto quota 48% (+ 5 punti rispetto al 43% di un anno fa, nel 2019 era il 33%). Il decreto approvato oggi ha l’obiettivo di trasformare questi numeri allarmanti in una grande opportunità per i nostri giovani”.

Questo quanto dichiarato dal Ministro Giuseppe Valditara (nella foto di copertina), in un comunicato dell’Ufficio Stampa del Ministero dell’Istruzione e del Merito, per annunciare che, nel corso della riunione svoltasi nella serata di ieri, 18 settembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge per l’istituzione della filiera formativa tecnologico-professionale e per la revisione della valutazione del comportamento delle studentesse e degli studenti afferenti alle scuole secondarie di secondo grado sul territorio nazionale.

Il sopra citato MIM, ha stabilito l’avvio della riforma degli Istituti tecnici e professionali, a partire dall’anno scolastico 2024/25, mediante una sperimentazione in larga scala del modello 4+2, ossia di percorsi quadriennali più due ulteriori eventuali annualità negli Its Academy. Sono, queste, le scuole di eccellenza ad alta specializzazione tecnologica post diploma, che permettono di conseguire il titolo di tecnico superiore. Espressione chiara e moderna di una strategia fondata sulla connessione delle politiche d’istruzione, formazione e lavoro, con le politiche industriali.

Per la didattica della riforma degli istituti tecnici e professionali sarà utilizzata una metodologia “on-the-job” (formazione sul posto di lavoro – n.d.r.), che prevede un massiccio utilizzo della “formazione tecno-pratica”. Si tratta di una metodologia formativa che si svolge in azienda, e che consente ai lavoratori, ma in questo specifico caso agli studenti e alle studentesse, di acquisire nuove competenze osservando e, soprattutto, provando e mettendo in pratica ciò che via via apprendono. In altre parole, il training on the job ( imparare facendo- n.d.r.), come in altro modo gli anglosassoni definiscono questa esperienza, che connette saldamente lo studio alla pratica, consente di insegnare al lavoratore il modo corretto di svolgere la propria mansione proprio mentre la sta svolgendo.

Questa metodologia formativa risulta particolarmente efficace perché collega la formazione ad un contesto reale e operativo, e comporta un mix tra osservazione degli altri e attività pratica, sotto la supervisione di un responsabile, di un formatore o di un collega.

Essa è, dunque, un tipo di apprendimento esperienziale  utilizzato, spesso, in attività pratiche, o che richiedono l’uso di attrezzature, software (programmi informatici – n.d.r.) o macchinari specializzati. È, inoltre, particolarmente adatta per favorire l’inserimento di un neoassunto nel contesto aziendale e permettere, in tal modo, un ottimale apprendimento delle mansioni assegnategli.

Un aspetto nuovo è il concetto di “campus tecnologico-professionale”, che coinvolgerà istituti tecnici e professionali in un percorso unico e integrato. Questo prevede l’ingresso di docenti ed esperti dal mondo del lavoro.

Novità assoluta è, inoltre, quella che riguarda una revisione della valutazione del famigerato “voto in condotta”,  che investirà anche gli istituti secondari di primo grado, alias “scuole medie.

La votazione sarà espressa, come in tempi passati, in decimi e avrà un incisivo peso, sui “crediti“, questo esclusivamente riguardo le scuole superiori, necessari per l’ammissione all’esame di maturità .

La normativa attuale prevede che la bocciatura, in seguito all’attribuzione del cinque per la condotta, sia attuata esclusivamente in presenza di gravi atti di violenza o di commissione di reati.

Con la riforma, si stabilisce che l’assegnazione del cinque, e quindi della conseguente bocciatura, potrà avvenire anche a fronte di comportamenti che costituiscano gravi e reiterate violazioni del Regolamento di Istituto.

Il sei ricevuto per la condotta, invece, genererà un “debito scolastico”, nella scuola secondaria superiore, in materia di Educazione Civica, che dovrà essere recuperato a settembre con una verifica che avrà al centro i “valori di cittadinanza”. Avrà diritto al massimo dei crediti, solo lo studente che meriterà un nove o un dieci in condotta, che faranno media nel voto finale per la maturità.

La sede del Ministero dell’Istruzione e del Merito, in viale Trastevere 76, a Roma

Il provvedimento della “sospensione“, finora intesa come semplice allontanamento dalla scuola, non sarà più applicata nello stesso modo. Lo studente o la studentessa sospesi, per una qualunque giustificata e grave motivazione, saranno coinvolti in attività scolastiche, stabilite e assegnate dal Consiglio di Classe, quale momento di riflessione e approfondimento sui temi legati ai comportamenti che hanno causato il provvedimento stesso. Un percorso, questo, che si concluderà con la produzione di un elaborato su quanto è stato recepito dall’alunno resosi “reo” di infrazione. Se la sospensione dovesse superare i due giorni, lo studente dovrà, in aggiunta, svolgere qualche attività di cittadinanza solidale presso strutture convenzionate con l’istituto di appartenenza.

“Con la riforma del voto di condotta e della sospensione riportiamo la cultura del rispetto nelle scuole, e rafforziamo la autorevolezza dei docenti. È una svolta molto attesa dalla società italiana. La riforma degli istituti tecnici e professionali è stata molto attesa dalla scuola italiana, dall’opinione pubblica e dalle forze produttive. Si tratta di una riforma che rende competitiva la filiera della istruzione tecnica e professionale, trasformandola in un percorso formativo di serie A, e collegandola con il mondo del lavoro e dell’impresa. Offriamo, così, importanti opportunità lavorative ai nostri giovani, e rendiamo più competitivo il nostro sistema produttivo”.

Così la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni (in basso nella foto), in sede di Consiglio dei Ministri, dichiarandosi soddisfatta per questa importante novità in merito al rinnovamento del sistema di istruzione italiana, ed elogiando, a tal proposito, il ministro Giuseppe Valditara.

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni

La riforma del voto in condotta responsabilizza i ragazzi e restituisce autorevolezza ai docenti. Prosegue con atti concreti il nostro percorso di ricostruzione di una scuola che dia valide opportunità ai nostri giovani, valorizzi i territori e offra competenze di qualità alle imprese. Nel contempo, una scuola che sia anche capace di affermare la cultura del rispetto”.

Tali le conclusioni del Ministro Valditara, dopo il suo annuncio delle “news” dal mondo dell’Istruzione nazionale.

A parer nostro, se ci è consentito qui di esprimerci, come libertà di stampa vuole e deve, le novità introdotte da questa riforma non sono da considerarsi di poco conto. Principalmente, per ciò che concerne questi percorsi formativi che porteranno gli studenti delle secondarie di secondo grado ad un approccio più concreto con il mondo del lavoro, per poter tramutare rapidamente e proficuamente, le nozioni apprese nel contesto scolastico, in competenze professionali immediatamente spendibili al termine del corso di studi intrapreso. Se non fosse altro per dare ragione ad un arcinoto e atavico detto popolare che recita: “Vale più la pratica della grammatica”.

Da “esperti” del settore istruzione, possiamo dire che le due fasi di apprendimento hanno uguale valore e si sostengono l’un l’altra, se efficacemente apprese e applicate.

Non di secondaria importanza, inoltre, sarebbe, o meglio è, l’incisività, data da questa riforma, alla votazione in condotta. Questo rafforza il ruolo che la scuola esercita come “agenzia educativa” che, a pari livello con la famiglia, deve mostrare alle nuove generazioni il giusto modo di approcciarsi agli altri, che vivono ed operano nello stesso contesto sociale, applicando i valori assoluti, incontrovertibili e imprescindibili dell’educazione, del rispetto, del mutuo soccorso. Valori che devono prendere i natali nella persona e poi esternarsi copiosamente da essa ed estendersi ai propri simili, per dare credito ed efficacia ad una società che possa veramente considerarsi “evoluta e civile”.

Category: Cronaca, Cultura, Politica

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