“Gige ti presento Nissia”. PER CAPIRE L’ATTUALITA’ DEL SITO SPORCACCIONE “MIA MOGLIE”, ABBIAMO RILETTO LA STORIA ANTICA DI RE CANDAULE NELLE TRE VERSIONI ESISTENTI, DI ERODOTO, PLATONE E NICOLA DAMASCENO

| 29 Agosto 2025 | 1 Comment

di Giuseppe Puppo ___________

Guardiamo sempre con attenzione, a volte morbosa, ai fatti di cronaca, magari anche per capire cosa cambia, nel bene, nel male, fra le pagine chiare e le pagine scure e che cosa ci vediamo noi, rispecchiandoci in esse. Anche se spesso non cambia niente.

Questo è un tentativo di spiegare l’attualità e il costume, nella fattispecie il caso delle foto delle mogli postate sui social dai loro mariti, con la letteratura greca, là dove stanno le radici della nostra cultura occidentale e pure le origini di tutti i generi letterari.

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Come è noto, Erodoto viene considerato il primo storico. Visse nell’età d’oro di Atene, il secolo di Pericle e racconta tutto quello di cui è venuto a conoscenza dei tempi suoi e di quelli dei due -tre secoli precedenti, infilando anche nei suoi resoconti, aneddoti e curiosità, ricostruiti scientificamente con l’analisi delle fonti, l’audizione dei testimoni, o di ‘persone informate sui fatti’ e pure sopralluoghi di persona.

Nel primo libro delle sue “Storie“, racconta, con dovizia di particolari, in una struttura propriamente narrativa, un edificante episodio, accaduto a Sardi, capitale della Lidia, regione dell’odierna Turchia affacciata sul mare Egeo e punto nevralgico delle vicende antiche di Greci e Persiani.

Regnava allora – ultimo di una dinastia secolare – Candaule, sposato con una donna bellissima, della quale era profondamente innamorato: pensava di ‘possedere’ – così scrive Erodoto, e ci ritroviamo già il concetto maschilista di possesso, di proprietà – la moglie più bella di tutte. L’autore non la chiama mai per nome, ma possiamo attibuirle come generalmente è attestato nei grammatici antichi, quello di Nissia (nella foto il dipinto del 1908 di Adophe Weisz “La moglie di Candaule”).

Talmente bella, che – qui l’orgine della sua fissazione patologica – doveva per forza, nella sua testa, dimostrarlo, facendola vedere nuda, almeno a Gige, suo fidatissimo consigliere e guardia del corpo, al quale parlava spesso di cotanta bellezza. Ma, come sempre scrive Erodoto, intepretando il pensiero regale, con una corretta interpretazione della sessualità maschile legata in primo luogo vista: “per i maschi è più facile credere agli occhi che agli orecchi” e insomma non gli bastava più parlare, ma organizzò una, chiamiamola così, dimostrazione pratica.

A dire la verità, Gige cercò di sottrarsi, protestò, disse chiaramente al suo re che considerava questo “cosa contraria a tutte le leggi“, umane e divine, ma non ci fu niente da fare… Daje… Alla fine accettò, rassicurato dal consorte organizzatore sul fatto che egli sarebbe rimasto invisibile (attenzione, per favore, a questo aggettivo: lo ritroveremo in Platone) e che la moglie non si sarebbe accorta di nulla.

Seh…

Non avevano fatto i conti con la sensibilità, l’intuito, il sesto senso femminile… Fatto sta – e sembra una novella del Decameron di Boccaccio, quindi quasi due millenni successiva ai fatti raccontati con pari perizia narrativa da Erodoto – che un volta entrata in camera da letto, e iniziato a prepararsi per la notte, Nissia, mentre si spoglia, alla presenza del legittimo consorte, si accorge subito che, per quanto abilmente nascosto dietro una porta, c’è qualcun altro che la guarda.

Sul momento, però, procede con l’involontario spogliarello: “pur avendo compreso ciò che il marito aveva fatto, non gridò di vergogna, fece finta di non essersi accorta di nulla“.

Sì ma “avendo in mente di vendicarsi di Candaule”. Ed ecco qua la vendetta: le donne tradite, peggio, se offese nel loro onore, pure solo nella fiducia, si vendicano.

Il giorno dopo quella notte, manda a dire a Gige, che nulla sospettava, tramite un servitore, che voleva parlargli.

Ricevuto il messaggio, Gige un po’ si auto – rassicura, un po’ si preoccupa, perchè, oggi come allora, come sempre, per un uomo quando una donna gli dice la fatidica frase “dobbiamo parlare”, sono sempre guai…

Infatti.

Nissia gli pone un aut aut: o uccideva Candaule, con ciò prendendosi sia lei, sia il regno, oppure doveva morire lui stesso.

Gige sceglie la prima alternativa, e non era un scelta scontata come sembra.

Il postino bussa sempre due volte: adesso sembra il romanzo di James Cain, sembra il film di Luchino Visconti…

Nissia stessa organizza l’agguato, significativamente nella famosa camera da letto, con le stesse modalità: solo che ‘stavolta Gige sbuca fuori da dietro la porta mentre Candaule si era addormentato e, preso al volo il pugnale che la donna gli porge, uccide il marito.

Amen. Cosa sia successo dopo non lo possiamo sapere. Voglio dire, della vicenda specifica.

La stessa storia, ce la racconta addirittura un filosofo più o meno contemporaneo dello storico, un grande filosofo, Platone e pure nella sua opera più significatica, “La Repubblica”.

Solo che vi inserisce un elemento fantastico, significativo sì, ma sempre di fantasia è, mentre, come abbiamo visto, pur commentandoli indirettamente, Erodoto si attiene alla narrazione dei fatti accertati. Sappiamo del resto quanto Platone prediliga il mito come espediente narrativo e quanto egli si serva di allegorie per le proprie teorie filosofiche. Lo fa anche in questo caso e siamo noi che leggiamo che dobbiamo capirlo. Ci proviamo.

Nel racconto di Platone, Gige è inizialmente un povero pastore, che diventa protagonista di un prodigio. Se ne sta a pascolare il gregge di proprietà del re, quando succede un terremoto, voglio dire, proprio un terremoto nella campagna dove si trovava in servizio. Così, nel terreno, si apre un’enorme voragine, dalla cui sommità Gige vede il cadavere di un uomo grande e grosso, in cui spiccava un anello portato al dito, di cui egli, vinto dall’avidità, decide di impossessarsi.

Detto fatto.

Qui, a questo punto della digressione narrativa di Platone, incredibilmente, tutto sembra di nuovo Boccaccio, la novella “Andreuccio da Parugia”. E non finisce qui… Messosi al dito l’anello, nei giorni seguenti Gige scopre, che voltandolo al contrario sul dito, esso ha la capacità di rendere invisibile chi lo indossi. Invisibile proprio come pensava di essere Gige nella versione di Erodoto.

Fatto sta, che mette subito a frutto la sua scoperta e, introdottosi a corte, in breve conquista la fiducia di Candaule – in questo i due autori concordano – diventandone informatore fidato, fino agli sviluppi successivi, che in Platone sono così semplicemente riassunti:

Gige divenne l’amante della regina, con lei congiurò contro il re, lo uccise e prese il potere”.

Perchè anche Platone ci racconta questa storia, in cui mette di suo l’elemento fantastico?

Se ho capito bene il lungo e complicato ragionamento che il filosofo sviluppa a questo punto a tal proposito, è per dirci, per metterci in guardia, su come anche un uomo semplice, povero e giusto, conquistata una facoltà straordinaria, come essere invisibile, smetta di essere giusto e diventi ingiusto, perseguendo potere e ricchezza.

Per ritornare alla vicenda fine a sé stessa, è da notare come essa si dipani sulla divaricazione, l’antinomia, la cesura, fra vedere e non vedere, essere visibile e invisibile, come nel fare una foto e mostrarla ad altri: una consapevolezza che inebria, se non dà proprio del tutto alla testa.

Infine, terza e ultima versione esistente nella letteratura classica, quella narrataci da Nicola Damasceno, alias Nicola di Damasco, storico di origine siriana, che visse, studiò e, almeno ai tempi suoi, divenne famoso alla corte di Augusto, quindi quasi cinque secoli dopo gli altri due, specializzandosi nelle relazioni pregresse e presenti fra Roma e i popoli orientali.

Nicola di Damasco, all’interno della sua “Storia universale”, racconta anch’egli la vicenda di Gige e Candaule. Per lui però le cose andarono così: Gige incarica Candaule, anche qui suo uomo di fiducia, di andare a prendere a casa nella vicina regione della Misia, confinante con la Lidia, la donna che avrebbe dovuto sposare, Tudò, figlia di Arnosso, e di condurla a corte per il matrimonio.

Gige obbedisce, obbedisce sempre, e parte per la missione. Solo che, sulla via del ritorno, strada facendo come direbbe il cantante, si innamora della promessa sposa, con la quale innesta seduta stante una tresca.

Così, arrivato a Sardi, temendo di essere scoperto, e comunque non volendo più rimanere fedele al re, del quale aveva tradito la fiducia in maniera tanto plateale, oppure semplicemente inebriato dal desiderio di amore, ricchezza e potere, uccide Candaule e ne prende il posto.

Povero Candaule, che alla fine, cambiate e comparate le versioni della storia, alla fine fa sempre la parte del cuckold: questo termine non è di greco antico, ma così si dice oggi sui siti porno.

Sì però pure lui, e dai…

Category: Costume e società, Cultura

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Comments (1)

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  1. Italo ha detto:

    Bellissima ricostruzione.
    Quando ” la Cultura ” serve per tentare di capire l’attualità.
    Grazie !

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