EBBENE SI’, ORA VE LO CONFESSO: ANCHE IO GIOCO AL FANTASANREMO

di Raffaele Polo ______________
È inutile, ci sono cascato anch’io. E sorrido, rammaricandomi per la dabbenaggine che mi costringe, spesso, a scelte molto, molto discutibili. Dico, per la precisione, di essermi fatto coinvolgere dal ‘FantaSanremo’ ovvero di una sorta di tormentone che ha assunto dimensioni vastissime, riuscendo a imporsi e a divulgarsi come un vero e proprio virus.
Per chi – ma sono pochissimi, ormai- non fosse ancora informato del fenomeno, basti sapere che si tratta di formare una squadra di sette cantanti partecipanti al Festival e acquistati con la disponibilità della moneta riconosciuta, ovvero i ‘baudi’. Il Fantasanremo poi, ti costringe a seguire la kermesse che dura cinque lunghe serate e ti impedisce, di fatto, di seguire altra programmazione televisiva…
Inutilmente vai affermando che «No, no, non mi interessa il Festival e non lo seguo…»: finisci anche tu a cercare di scegliere un gruppo di sconosciuti cantanti e ti sembra come quando decidi di puntare sui cavalli. Lì ti fai influenzare dai nomi e scegli i più originali. Qui è praticamente lo stesso, chi scegliere tra ‘Fulminacci’, ‘Ditonellapiaga’,’Nayt’ e ‘Sayf’?
I nipoti da una parte (partecipano tutti, è ovvio), amici e conoscenti (scopri che sono tutti informatissimi ed esperti) e anche chi meno ti aspetti (il macellaio mi ha suggerito Masini, dice che vincerà) sono a consigliarti con sicurezza. Il tifo e l’interesse ha superato, addirittura, la tradizionale e conclamata preferenza per le squadre del Fantacalcio. Ed è tutto dire…
Da bravi osservatori dei fenomeni che ci circondano, non possiamo non notare che questi fatti finiscono per privilegiare un aspetto altrimenti totalmente trascurato: la fantasia!
Che non adoperiamo più come una volta e rischia di scomparire totalmente, inghiottita da Tv, telefonini, internet e Intelligenza Artificiale.
Certo, il discorso psico-sociale sarebbe lunghissimo e irto di difficoltà: ma non lo intraprendiamo neanche un po’, ormai la nostra realtà ci ha insegnato che basta aspettare un po’, e qualsiasi fenomeno scompare, senza lasciare traccia. Tra pochi giorni, del Festival non se ne parlerà se non in qualche veloce accenno. E i Baudi non serviranno più a nulla.
Morale della favola? Ma sì, dai. Facciamola questa formazione e iscriviamoci ad una o più leghe. Stavolta questo termine (La Lega…) ha perso la sua connotazione politica e la possiamo frequentare serenamente, senza nessun timore. E se non è un aspetto positivo questo…
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