IL PRANZO DELLA DOMENICA / ANTIPASTINO VALDOSTANO, RAVIOLI AL RAGU’, TONNO ALLA BRACE, PRIMITIVO DI MANDURIA E TIRAMISU’ DI MARISTELLA: IL NOSTRO INVITATO SPECIALE DA VITO ANTONIO CONTE A COLLEMETO

di Raffaele Polo ______________
Non c’è nulla da fare: Vito Antonio Conte è sempre un instancabile affabulatore, bravissimo ad intrattenere e a farsi ascoltare. Così, lasciamo a lui il compito di illustrarci questo ‘Pranzo della domenica’.
«È un piacere, Raffaele, invitarti a pranzo questa domenica, ma pur abitando a Lecce l’invito è a Collemeto, alla Scrasceddha, dove ho una casetta di campagna e dove ospito soltanto pochissime persone, quelle che per me sono importanti (per un motivo qualunque, ma non per qualunque motivo).
Questo perché la Scrasceddha è il mio buen retiro, il mio luogo dell’anima, la casa di fine ottocento dove (sento) affondano le mie radici, la terra da cui (in qualche modo) so di provenire e dove (qualsiasi cosa accada) ritorno e amo ritrovarmi.
Collemeto è frazione di Galatina (da cui dista circa otto Km) e sorge in una zona rialzata rispetto ai territori circostanti, per cui la Scrasceddha è in collina.
Lì si sono incontrati Gigi e Fedora, i miei amati genitori (che ora dimorano in un altro cielo).
Lì, oltre a curarmi di pace (che la natura regala), tengo in ordine la terra, gli alberi e le pietre, prendendomene cura (come posso, quando riesco a liberarmi delle scartoffie del tribunale penale, dove, come sai, svolgo l’ingrata funzione di Funzionario Giudiziario).
Il pranzo di oggi sarà opera un po’ mia e soprattutto di Maristella.
Per allentare il morso della fame (la mattina non tocco nulla se non un buon caffè, a volte due) suggerirei di assaggiare un antipastino che viene da lontano: prosciutto crudo di montagna Jambon de Bosses, verdure grigliate (locali) e (invece del pane nero valdostano) friselline di grano arso, con un buon bicchiere di Blanc de Morgex e de La Salle.
Il vino e il prosciutto ce li siamo portati giù da Aymavilles, dove siamo stati per un breve viaggio. Ché la gastronomia dei luoghi fisicamente toccati rivela l’anima di quei luoghi.
La domenica, poi, non può mancare la pasta, Maristella ha preparato dei ravioli alle erbe (artigianali, prodotti da mio cugino Gianluca nel suo laboratorio di Lizzanello) con ragù di carne bovina (della Chiusura di Sotto, azienda agricola in agro di Caprarica) e una spolverata di casu&ricotta (della vicina masseria La Fica).
Con questo primo, per chi non crede alla favola che il vino non si mischia, ci sta bene un nostrano rosso, un buon Primitivo di Manduria, che (oltretutto) libera l’eloquio e, in proposito, ti dirò che ciò che importa è che sia buono (il vino intendo), poi puoi mischiarlo (avendone anche le palle, scrivevo in un verso di molti anni addietro, così citandomi addosso parafrasando il titolo di un libro di W. Allen).
Quell’incrocio tra un soriano e un certosino che scodinzola nervosamente intorno al tavolo è Zimaleto e sta con noi da tredici anni; il nome, vagamente iberico, gliel’ha dato nostro figlio Pierluigi, di ritorno da un periodo vissuto a Barcellona. Adesso vive tra Roma e Lecce, è laureato in biotecnologia anche se fa tutt’altro: il fonico per campare e il musicista per vivere. È il primogenito. Dopo di lui è nata Andreina, ch’è medico e si sta specializzando in pediatria al Gaslini di Genova. Federico è il piccolo di casa (si fa per dire, è nato nel 2000) e (dopo la laurea triennale) frequenta la magistrale in economia aziendale, oltre a giocare in una squadra di calcio in un campionato dilettantistico. Inutile dire che sono i nostri amatissimi gioielli, ai quali non insegniamo niente ma cerchiamo di trasmettere (comunque) quel che siamo…
Pierluigi e Andreina non sono a tavola quest’oggi per ovvie ragioni, mentre Rico la domenica pranza con la squadra in previsione della gara del primo pomeriggio. Personalmente, essendo stato calciatore da giovane e continuando a amare il calcio, non mi perdo una sua partita, nonostante non sia più lo sport autentico d’una volta (ormai è diventato uno degli infiniti tristi patetici spettacoli del grande circo mediatico, come, purtroppo – e maledizione – persino la guerra…). C’è che in giro gira molta ignoranza e… lasciamo stare, non mi va d’avvelenare anche il pranzo domenicale.
Meglio continuare con la seconda portata, l’ho preparata io: un trancio di tonno rosso scottato alla brace nel camino (che ci fa compagnia, altro che la TV). Un altro bicchiere di Blanc de Morgex e de La Salle che, oltre che con l’aperitivo, s’abbina bene (con le sue note speziate e di agrumi e il fresco intenso al palato) anche col pesce.
E per dare ancor più freschezza, un’insalatina di finocchio e arance tagliate a cubetti condita con un pizzico di sale e olio degli ulivi della Scrasceddha (salvati con le c.d. buone pratiche, questa terra non vede niente di chimico da almeno cinque lustri).
C’è ancora spazio per il mio (spero anche tuo) dolce preferito, il tiramisù: il più buono in assoluto è quello che fa Maristella, ma questo vale per me, è ovvio. Che ne dici?
Due passi nell’aria frizzante intanto che esce il caffè e, se gradisci, dopo un ammazzacaffè: nocino fatto in casa (l’albero, come vedi, è lì di fronte) da Maristella.»
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