E’ MORTO UMBERTO BOSSI. LA SUA CANOTTIERA, NON LE SUE IDEE, RAPPRESENTAZIONE ICASTICA DI UNA FASE STORICA DELLA POLITICA ITALIANA

| 20 Marzo 2026 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo _______________

Quella sua maglietta fina, anzi, era proprio una canottiera vecchio stampo, quello che più rimane nel nostro immaginario collettivo, come abbiamo imparato a chiamarlo: di quell’estate memorabile di speranze del 1994, cui seguì però il lungo inverno del nostro scontento.

E’ morto questa notte a Varese Umberto Bossi. Aveva 84 anni. Era da tempo ammalato, da quando, nel 2004, venne colpito da un ictus, da cui non si era più ripreso.

Aveva iniziato ad interessarsi di politica negli anni Settanta, da funzionario del Pci lombardo, cui si era iscritto, spacciandosi per medico, pur non essendosi mai laureato in medicina, né tantomeno aver conseguito l’abilitazione.

Fu folgorato dall’autonomia dei movimenti locali sul finire degli anni Settanta, sulla via di Pavia, davanti ad un manifesto propagandistico dell’Union Valdotaine e, dopo alcuni tentativi minori, negli anni Ottanta fondò e promosse la Lega Nord, la sua creatura politica, con cui in breve tempo sarebbe arrivato al successo.

In tutto il Settentrione d’Italia, la Lega Nord trovò un terreno del consenso reso fertile da un sentimento diffuso di rancore, se non di odio nei confronti dei Meridionali, che si trascinava da decenni, dai tempi della grande immigrazione interna.

Poi gradualmente venne sostituito da quello contro gli immigrati extracomunitari.

Sostanzialmente è questa l’ideologia della Lega Nord.

Tutto il resto, come la Padania, è una vera e propria boutade, come la sedicente ‘secessione’, oppure opportunismo politico, come l’onestà rivendicata, nonostante ai tempi di ‘mani pulite’ fosse stato beneficiario di una consistente quota della madre di tutte le tangenti, quella della Enimont.

Politicamente, Umberto Bossi deve tutto a Silvio Berlusconi, che se lo associò nell’alleanza tattica nelle regioni settentrionali, allo stesso modo con cui si alleò in quelle meridionali con il Movimento Sociale dello sdoganato Gianfranco Fini: un capolavoro di strategia politica, che portò al trionfo nelle elezioni del 1994, quindi al governo, che segnò l’inizio della cosiddetta ‘seconda repubblica’.

Durò pochi mesi. E no, non furono i magistrati a far cadere il primo storico governo Berlusconi: fu Umberto Bossi, che, ritirando la fiducia all’esecutivo, forse impapocchiato a dovere da Oscar Luigi Scalfaro, Rocco Buttiglione e Massimo D’Alema, forse geloso e preoccupato del successo del presidente del Consiglio, forse insofferente ai compromessi necessari alla politica, ne decretò la fine anticipata, tramite il famoso “ribaltone”.

Le truppe di parlamentari leghisti calati nella ‘Roma ladrona’ e là rimasti come i marziani di Ennio Flaiano, infatti, lo seguirono.

Il postino bussa sempre due volte, però

La Lega Nord ritornò al governo – e questa volta durò quasi cinque anni, il più lungo nella storia della Repubblica italiana – nel 2001, sempre sotto l’egida di Silvio Berlusconi e della sua Casa delle Libertà, in cui, nonostante il tradimento subito, volle il suo vecchio amico Umberto Bossi, anche se questa volta l’alleanza fu cementata, è proprio il caso di dirlo, da rilevanti investimenti, chiamiamoli così, di ordine economico e finanziario.

Il resto è storia recente. Anzi, non è più Storia. E’ cronaca a seguire di umane miserie.

La Storia deve essere giustificatrice e mai giustiziera, anche se si fa fatica a trovare giustificazioni. Comunque, non si può espungere il giudizio dalla storia: se espungessimo il giudizio dalla Storia, espungeremmo la storia stessa.

Pesano come macigni i giudizi necessari sull’uomo e l’opera.

Non lascia eredi politici.

Nella politica italiana, con il termine ‘delfino’ si indica il successore di un leader alla guida di un partito che il leader stesso scegli, indica e fa crescere, per affidargli gradualmente tutte le responsabilità. Quando lo fa…E’ rimasta celeberrima, la battuta di Umberto Bossi su suo figlio Renzo. A chi gli chiedeva se fosse lui l’erede designato della Lega Nord, rispose: “Renzo Delfino? Per ora è una trota“.

In seguito il Trota avrebbe fatto anche peggio.

Allo stesso modo, non lascia eredità ideologiche.

Solo il ricordo di quella canottiera popolare con cui tanti Italiani in buona fede si rivestirono, ricoprendosi di una speranza di rinnovamento, destinata amaramente a dissolversi nel nulla.

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Politica

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