IL POPOLO SOVRANO HA DETTO NO

| 23 Marzo 2026 | 1 Comment

di Giuseppe Puppo _______________

Caramba che sorpresa! E’ tornata la partecipazione popolare, è tornata la politica.

I primi dati sull’esito del referendum costituzionale, in questo pomeriggio di exit poll prima e proiezioni poi, ad un’ora e mezzo dalla chiusura dei seggi, quando sto scrivendo questo ‘pezzo’, non lasciano dubbi sul risultato: hanno vinto i no. 54% contro il 46% dei sì, percentuali che saranno oggetto di ulteriori assestamenti col passare delle ore, ma che non lasciano margini di dubbio nella buona sostanza.

I votanti sono stati quasi il 59% degli aventi diritto, un dato che di questi tempi è la prima grossa significativa novità. Gli Italiani si sono appassionati e per questo referendum sono tornati alle urne in numero significativo.

Hanno bocciato la riforma della giustizia proposta dal centro – destra.

La hanno interpretata e giudicata in senso politico ampio e determinante.

Hanno dato un giudizio politico sull’esecutivo, dal momento che i problemi della giustizia, che pure ci sono e sono evidenti, dalla a volte esasperante lunghezza dei processi, alla disparità delle valutazioni che vanno troppo al di là della pur necessaria interpretazione della legge da parte dei giudici, in ogni caso non sarebbero stati risolti da questa riforma, con la separazione delle carriere già più o meno esistente nella pratica, o col sorteggio dei rappresentati dei magistrati al Consiglio Superiore.

Quindi, o no, o sì, hanno espresso il loro orientamento direttamente sul governo.

Se è chiaro chi ha vinto, vediamo chi ha perso, nel senso che c’è stato chi ha perso più di altri.

In prima battuta, hanno perso i sondaggisti, gli analisti, i politologi, i commentatori da comparsata televisiva, gli editorialisti un tanto al chilo, nessuno dei quali aveva previsto la grande affluenza o, peggio, avevano vaticinato, in caso di affluenza appena in qualche misura più corposa, la vittoria del sì.

Più di tutti ha perso il presidente del Consiglio. Per la prima volta nella sua già lunga carriera, Giorgia Meloni smette di salire nel gradimento degli Italiani e incassando un sconfitta netta inizia una parabola discendente. Sarà la stessa, repentina, nel suo ultimo collega premier che aveva voluto mettere mano alla Costituzione, vale a dire Matteo Renzi? Questo non lo possiamo dire, perché al momento non lo possiamo sapere: però insomma il sospetto in tal senso è corposo.

Non si dimetterà, come preannunciato: e possiamo dire che invece dovrebbe farlo, prprio come fece Matteo Renzi.

Ha perso più degli altri il ministro della Giustizia Carlo Nordio, fra l’altro magistrato imprestato alla politica, ed ha perso più degli altri l’altro magistrato imprestato alla politica presente nel governo, il segretario del Consiglio dei Ministri Alfredo Mantovano.

Ha perso più degli altri la famiglia Berlusconi con le sue televisioni di Mediaset, e le altre televisioni locali Mediaset dei poveri in giro per l’Italia.

Finita la campagna elettorale per il referendum, è già cominciata oggi stesso la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche, che sarà lunga e appassionata, se non appassionante.

Oggi intanto il popolo ha parlato e quando il popolo parla bisogna stare a sentirlo.

Category: Cronaca, Politica

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  1. Stefano Ruvolo, Confimprenditori - tramite mail ha detto:

    REFERENDUM, RUVOLO A MELONI: “QUASI IL 60% DEGLI ITALIANI HA SCELTO ANDARE A VOTARE”

    Ruvolo: “VITTORIA DEL NO SEGNALE CHIARISSIMO DI CUI MELONI, TAJANI E SALVINI DOVREBBERO PRENDER ATTO”

    Di seguito, la dichiarazione del Presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo.

    “Innanzitutto, ciò che balza immediatamente agli occhi è l’altissima percentuale di italiani che ha deciso di andare a votare, quasi il 60 per cento, come se si trattasse di una votazione politica.

    A nulla, quindi, sono valsi gli sforzi della premier Meloni di non voler politicizzare questo voto. Gli italiani, quando sanno di poter contare, vanno volentieri alle urne. E questo dovrebbe aprire una riflessione più generale sulla necessità e l’urgenza di ridare al popolo la facoltà di scegliere da chi farsi rappresentare e non dover accettare passivamente i desiderata delle segreterie dei partiti.

    La via maestra è la riforma elettorale con la reintroduzione delle preferenze e del proporzionale, come avviene per le elezioni europee

    La vittoria del NO al referendum è stato quindi un chiaro segnale al governo, di cui Meloni, Tajani e Salvini dovrebbero prendere atto.

    La Meloni ha dato prova di non convincere più la Nazione. Quando alle parole non seguono i fatti, si perde in credibilità. E questo è sotto gli occhi di tutti”.

    Roma, 23 Marzo 2026

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