ITALIA ANNO ZERO

di Giuseppe Puppo ______________
“Siamo dispiaciuti per non aver potuto riconsegnare a tifosi gioia che meritano. Dispiaciuti per il risultato soggetto a tante variabili. Quello che purtroppo rimane è la delusione per non aver potuto dimostrare tutto quello che è stato fatto… C’è la delusione nell’incapacità di reagire a limiti oggettivi con una reazione diversa, delusione su cui dobbiamo riflettere. Ieri la riflessione l’abbiamo fatta tutti insieme dividendo le nostre responsabilità, siamo tutti responsabili…
Abbiamo fatto una riflessione, io, il mister, Buffon con tutta la squadra. Una delusione che i ragazzi hanno condiviso con noi, abbiamo diviso tutte le nostre responsabilità, equamente. Io i problemi sono abituato a risolverli con il lavoro… Non scappo da responsabilità. Le critiche feriscono, quelle strumentali legate ad una richiesta di dimissioni. Quelle costruttive no, vanno ascoltate. Non esiste che qualcuno possa governare dall’esterno il nostro mondo, questo vale per la politica sia per tutti gli altri nel chiedere le dimissioni. Non esiste”. _____________
Parola di Gabriele Gravina, dal 2018 presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. ATTENZIONE: sono del 30 giugno 2024, dopo la precedente eliminazione. Le abbiamo volutamente cercate e ritrovate nel nostro archivio, poiché adesso meglio di tutto esprimono il senso del fallimento suo e dell’intero sistema.
Ieri sera, subito dopo la partita che ha sancito la terza eliminazione di fila dai Mondiali, la massima competizione internazionale, la conferenza stampa di Gabriele Gravina è stata anche peggio, perché è diventata tout court kafkiana, anche per le domande assurde che gli sono state rivolte, che poi non erano domande, erano assist per impossibili giustificazioni e l’eterno, italico, tirare a campare, tengo famiglia e “Adda passà ‘a nuttata”: NON MI DIMETTO,CONVOCHERO’ IL CONSIGLIO FEDERALE CHE VALUTERA’, GATTUSO RIMANE, BUFFON RIMANE, NOI SIAMO PROFESSIONISTI, GLI ALTRI SONO DILETTANTI- ha detto ieri sera Gabriele Gravina a Zenica, nella conferenza stampa post partita (nella foto).
Vergognosamente.
Ora, un qualunque presidente-amministratore delegato-cio come si dice adesso, di una qualunque azienda medio mediocre, di fronte alla mancata realizzazione degli obiettivi proposti e perseguiti, ne prende atto, saluta e se ne va. Lui, Gravina, no. Lui, insensibile al grido di dolore che arriva da tutta Italia, chiamerà a valutare il consiglio federale, cioè i presidenti delle leghe delle squadre di serie A, B e C che lo elessero all’unanimità, cioè i sodali del sistema calcio in Italia arrivato all’anno zero della distruzione, vale a dire i suoi complici responsabili del fallimento. Assurdo.
“Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio”, diceva Winston Churchill. Non aveva capito che in Italia, come forse solo in Brasile, ma anche meno che da noi, il calcio è tutto: l’Italia vive di calcio, di tifo, di passione, in cui ciascuno ritaglia e ricava motivi di partecipazione, di comunità e di identità.
A proposito di guerre: se esiste una logica nel calcio, ieri sera ne abbiamo avuto una dimostrazione. Quelli erano giovani di famiglie che hanno vissuto il dramma della guerra, i nostri sono giovani che vivono in famiglia fino a quarant’anni seduti su divano con telefonini e videogiochi. Ecco, altro che parlare di espulsioni e di rigori… Parlare di sfortuna e di episodi per la partita di ieri sera, è come se i naufraghi del Titanic mentre affondavano si fossero messi a parlare di cabine, mense e balli sul ponte.
Invece di parlare dei responsabili del sistema calcio in Italia.
Un sistema diretto da collusi, complici e sodali, per i propri interessi personali ed economici, un sistema esasperato e rovinato da valori che non hanno più niente di sportivo, ma solo di spettacolo televisivo e di soldi.
“La grande popolarità del calcio nel mondo non è dovuta alle farmacie, o agli uffici finanziari, bensì al fatto che in ogni piazza, in ogni angolo del mondo c’è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi. Ma il calcio oggi è sempre più un’industria e sempre meno un gioco” – ha detto Zdenek Zeman.
Oggi il gioco più bello del mondo, in maniera pressoché irreversibile, è stato rovinato dai signori del sistema. I bambini italiani di oggi non conoscono i valori dello sport, non sognano il Messico, notti magiche e ‘campioni del mondo!’ e chissà mai se pure un giorno prima o poi potranno in qualche modo ritrovarli.
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