SVOLTA NELLE INDAGINI PER IL DELITTO DI COPERTINO. TRE ARRESTI, TRE DENUNCE. SECONDO LE ACCUSE DEGLI INQUIRENTI, MOVENTE E MODALITA’ DI ESECUZIONE IN UNA DIFFUSA MENTALITA’ MAFIOSA

(Rdl) _________________ Svolta nelle indagini per l’omicidio di Salvatore Tomeo, 50 anni, di Copertino, assassinato l’11 aprile scorso davanti un locale ricreativo alla periferia del paese.
Questa mattina i Carabinieri hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip del Tribunale di Lecce, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
Le accuse sono di omicidio e di tentato omicidio in concorso, aggravati dalla premeditazione e dal metodo mafioso.
L’esecutore materiale è stato individuato in uno storico esponente della Sacra Corona Unita, condannato all’ergastolo, ma detenuto ai domiciliari, Giovanni Calasso, 61 anni,.
Ci sono inoltre altre tre persone indagate, denunciate a piede libero: una è l’uomo che si trovava con la vittima, accusato di tentata estorsione; le altre due dovranno rispondere di favoreggiamento personale.
Le indagini dei Carabinieri del Comando Provinciale di Lecce e della Compagnia di Gallipoli, pur dovendosi muovere in un contesto di omertà e di reticenza di molte delle persone presenti al momento dell’agguato, sono riuscite a ricostruire, passo dopo passo, la preparazione e l’esecuzione del delitto.
Secondo gli inquirenti, l’obiettivo dell’agguato non era Stefano Tomeo, ma l’umo che lo aveva accompagnato all’appuntamento, un uomo di 56 anni di Copertino.
Quest’ultimo – sempre secondo gli esiti delle indagini dei Carabinieri – alcuni mesi prima aveva concesso in locazione un’abitazione a un infermiere 53enne di Copertino. Anche dopo la cessazione del rapporto locativo avrebbe continuato a pretendere il pagamento di presunte somme di denaro relative a bollette di energia elettrica e acqua che riteneva insolute. Per ottenere il pagamento avrebbe fatto ricorso a reiterate minacce, arrivando più volte a prospettare la morte dell’infermiere con espressioni dal contenuto inequivocabilmente intimidatorio.
Esasperato dalle continue pressioni e convinto di non riuscire a liberarsi da quella situazione, l’infermiere, anziché rivolgersi alle Forze dell’Ordine, decideva di chiedere aiuto a uno storico esponente della Sacra Corona Unita, Giovanni Calasso, 61enne condannato all’ergastolo nel 1997, attualmente ai domiciliari, non più in carcere, per motivi di salute.
Da qui prendeva forma il piano criminoso. Pianificato un incontro con un appuntamento preciso per discutere della questione, a sparare sarebbe stato proprio l’ergastolano: Stefano Tomeo scendeva dal lato passeggero e dopo pochi passi veniva raggiunto al petto da un unico colpo d’arma da fuoco che lo uccideva; il conducente dell’auto che lo accompagnava, riusciva invece a scansare i due proiettili rivolti contro di lui e a dileguarsi.
Nella relazione degli inquirenti, viene messo in risalto il contesto mafioso in cui il deitto è maturato ed è stato eseguito:
“Le modalità dell’azione, compiuta a volto scoperto, utilizzando la propria autovettura e senza alcun tentativo di occultare la propria presenza, evidenziano la sicurezza con cui il 61enne riteneva di poter agire, confidando in un contesto caratterizzato da assoggettamento e omertà. Emblematico, in tal senso, il comportamento dei numerosi presenti: nonostante le disperate richieste di aiuto per soccorrere Stefano Tomeo, nessuno allertava tempestivamente il 118 o le Forze dell’Ordine. Alcuni testimoni, inoltre, rendevano dichiarazioni reticenti o non veritiere, nel tentativo di ostacolare la ricostruzione dei fatti”.

LA RICERCA nel nostro articolo del 12 aprile scorso
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l senatore Roberto Marti, esprime il proprio riconoscimento ai Carabinieri del Comando Provinciale di Lecce, alla Direzione Distrettuale Antimafia e a tutti gli investigatori coinvolti nell’operazione odierna che ha fatto luce sul grave omicidio avvenuto a Copertino.
“Desidero rivolgere un sentito ringraziamento a tutte le forze dell’ordine che hanno lavorato con impegno e dedizione per portare a termine questa operazione cruciale,” ha dichiarato Marti. “Questa azione dimostra chiaramente che lo Stato è presente e non arretra di fronte alla criminalità organizzata. È fondamentale assicurare alla giustizia i responsabili di atti così gravi, tutelando al contempo la sicurezza dei cittadini.”
Il senatore ha sottolineato che il Governo,ha posto il contrasto alle mafie tra le proprie priorità. “Stiamo rafforzando l’azione dello Stato contro ogni forma di criminalità organizzata, dimostrando così il nostro impegno per la legalità e la sicurezza dei cittadini,” ha aggiunto.
Questa operazione rappresenta un passo significativo nella lotta contro la criminalità organizzata e un chiaro messaggio che lo Stato non tollererà alcun rigurgito di illegalità. La collaborazione tra le Istituzioni e le forze dell’ordine è essenziale per garantire un futuro più sicuro per tutti.