LA PRIMA, SUGGESTIVA PRESENTAZIONE A MELENDUGNO DEL LIBRO DI RAFFAELE POLO “Il pranzo della domenica”

| 9 Luglio 2026 | 1 Comment

(g.p.) ______________ “Si sente? Prova prova… Si sente?”. Il parroco don Salvatore Scardino, gentile organizzatore ed efficiente padrone di casa, guarda l’orologio della piazza e decide che dopo il quarto d’ora accademico di ritardo, si può cominciare.

Tenera è la notte, non fa nemmeno tanto caldo, sui presenti, molti e contenti di esserci, fatto insolito per una presentazione libraria, è sceso con un genius loci ovattato, vagamente retrò, un mix di attesa e curiosità.

E poi, ogni volta che nasce un libro nuovo, come in questo caso (Raffaele Polo, “Il pranzo della domenica”, Il Raggio Verde Edizioni, 350 pagg. 20 euro), per il suo autore, per il suo editore, la prima presentazione è sempre come un battesimo, e dunque un sacerdote ci sta benissimo.

Raffaele Polo, sornione, sorride, con lo stesso garbo, modestia e insostenibile leggerezza dell’essere che ha nello scrivere, ma dietro l’apparenza come sempre compiaciuto se non commosso, anche per essere diventato da dieci anni, lui che è “uno che è nato per caso a Piacenza” e che ha vissuto a Lecce città, residente a Melendugno. Ci mette un po’ dell’orgoglio di Quinto Ennio, quando sottolinea: “Civis Melendugnensis sum“.

Antonietta Fulvio dà il via alla tavola rotonda e quadrata, parlando di editoria (fra gli altri sempre attento al suo ruolo anche di animatore culturale, era presente anche Stefano Donno dei Quaderni del Bardo Edizioni), giornalismo e note di attualità varie ed eventuali, con cui sollecita uno dopo l’altro, come in una specie di voce plurale, gli interventi dei relatori, aggiungendo curiosità personali dedicate nell’occasione.

Apriamo il dibattito.

L’assessore alla Cultura del Comune di Melendugno Annaelisa Prete ha raccontato, fra le altre cose, con la sua suggestiva modalità di porgere anche visivamente e foneticamente, le argomentazioni, di come gli eventi culturali possano sfuggire agli stereotipi da accademia di addetti ai lavori e diventare occasione di partecipazione popolare, quindi di arricchimento interiore per ognuno

Io?

Beh diciamo che doverosamente ho fatto come da invito il padrino del battesimo. Poi, giacché c’ero, giacché mi avevano invitato, come il mio solito ho buttato qua e là qualche provocazione politicamente scorretta.

Così dai pranzi della domenica abbiamo finito col parlare, in una salutare, credo, forza di contaminazione, anche di famiglia vecchia e nuova, di intelligenza artificiale, di salvaguardia del territorio, di solitudine e solitudini, e di tante altre cose ancora.

L’orologio della piazza diceva che il tempo si era fermato. Ad un certo punto, dopo oltre un’ora, si è fermato anche l’impianto di amplificazione.

Don Salvatore, non si sente più! Tranquillo… Più tardi, magari a distanza di giorni, di mesi, magari di anni, arriverà a questo o quello che c’erano, l’eco suggestiva delle parole dette ‘stasera, rimbalzando direttamente sul loro cuore.

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Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Eventi, Libri

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Comments (1)

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  1. Pasquale Urso ha detto:

    Tanti auguri per l’ ultimo lavoro, maestro.

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