LA SATIRA DI TIZIANA FRANZUTTI DIVERTE E FA PENSARE: ORA “Il Grande Calzino”

di Cristina Pipoli ____________
William, Bis nonna Teresa, Pablito e Vanessa: una galleria di personaggi che sembra uscita da un tribunale dell’assurdo. E allora la domanda è inevitabile: chi vogliamo mandare al Grande Fratello?
Ecco il link della pagina facebook “Le storie di William e Tiziana”:
https://www.facebook.com/share/r/18hwc2X4Mv
Ma che giornalismo stiamo facendo? E, soprattutto, che televisione stiamo costruendo?
La domanda non nasce da una dichiarazione politica, da uno scandalo finanziario o da una verità scomoda che qualcuno vorrebbe nascondere. Nasce da un paio di calzini. Sì, avete letto bene: calzini. Quelli di Tiziana Franzutti, che invita il pubblico a scegliere il proprio preferito in un’iniziativa legata all’universo del Grande Fratello.
E qui, prima di liquidare tutto con una risata, converrebbe fermarsi un momento. Perché dietro il gioco c’è una domanda che riguarda tutti: che cosa cerca oggi la televisione? Persone da raccontare o personaggi da esibire? Storie da approfondire o stranezze da trasformare in contenuto?
Franzutti, del resto, non arriva a questo appuntamento a mani vuote. Nel suo repertorio c’è già Natalina Di Pasquale, la giornalista arrivista che ho raccontato in un precedente articolo su LecceCronaca.it: una figura satirica che mette in scena le ambizioni, le vanità e le contraddizioni di chi sembra avere più a cuore la propria ascesa che il mestiere che dichiara di esercitare.
E proprio il giornalismo televisivo di Natalina sembra non lasciare mai spazio ai più semplici: a chi non ha agganci, pose studiate o ambizioni da passerella. La sua televisione pare preferire gli arrivisti della propria cerchia, mentre guarda con sospetto chi arriva dal basso, con una storia normale e senza il linguaggio patinato dei salotti. La scena è quasi già scritta: Natalina pronta a presentare il programma in un abito lussuoso, impeccabile e costoso, mentre osserva con sufficienza i nuovi volti approdati in TV. E chissà che, alla fine, non torni a definirli “incompetenti” soltanto perché sono persone semplici, estranee al suo giro e prive della spregiudicatezza necessaria per farsi largo a gomitate.
Ma Natalina non è sola. A farle compagnia c’è un’intera galleria di personaggi che, se presentata a un provino televisivo, potrebbe mettere in difficoltà persino il più navigato autore di reality.
Prendiamo William. In dieci giorni ha già collezionato tre note. Tre. Non sappiamo se sia un record, ma certamente è un curriculum che meriterebbe almeno una domanda al colloquio di ammissione. Che cosa combina questo calzino per finire continuamente nei guai? E soprattutto: qualcuno pensa davvero che sia pronto per la convivenza televisiva?
Poi arriva Bis nonna Teresa, protagonista di una vicenda surreale: una bomba fatta esplodere accanto a una RSA, sullo sfondo di una lite con la vicina per un albero di cachi. Una storia talmente paradossale da sembrare scritta apposta per ricordarci quanto il confine tra cronaca, caricatura e assurdo possa diventare sottile. Naturalmente, qui siamo nel territorio della satira: non una vicenda da prendere per buona cronaca, ma un personaggio da leggere per ciò che rappresenta.
C’è poi Pablito, che fuma. O almeno così sembra. Perché quella che appare una sigaretta è in realtà una molletta. Anche l’occhio, ormai, può essere ingannato: basta un’inquadratura e l’oggetto più innocente assume le sembianze di un piccolo scandalo.
E infine Vanessa, che spalleggia William nelle sue imprese. Perché nei pasticci, si sa, raramente si è soli: c’è sempre qualcuno pronto a sostenerti, a coprirti o, semplicemente, a rendere la situazione ancora più complicata.
E allora eccola, la compagnia. William, Bis nonna Teresa, Pablito, Vanessa. E i calzini da votare.
Ma chi vorremmo davvero vedere nella casa del Grande Fratello? È questa la domanda che Franzutti, con il suo gioco, finisce per consegnare al pubblico. Non tanto quale calzino sia più simpatico, ma quale personaggio possa raccontare qualcosa del nostro modo di stare al mondo.
Il punto, infatti, non è stabilire se questi protagonisti siano adatti alla televisione. Il punto è capire che cosa la televisione considera adatto a sé stessa.
Perché il Grande Fratello non è soltanto una casa, una telecamera e un gruppo di persone costrette a convivere. È anche un modello di spettacolo, un sistema che seleziona volti, costruisce attese e cerca reazioni. E quando tutto diventa potenzialmente televisivo, la domanda sulla qualità di ciò che guardiamo smette di essere una provocazione da salotto.
Chi decide chi merita uno schermo? Chi stabilisce che una storia sia interessante? E quale idea di pubblico si nasconde dietro la convinzione che ogni personaggio, purché riconoscibile e capace di far parlare di sé, possa diventare un protagonista?
Attenzione, però: non è il pubblico il colpevole per definizione. Gli spettatori partecipano, votano, ridono e commentano. Ma il sistema televisivo ha una responsabilità precisa: scegliere che cosa mostrare, come raccontarlo e quale spazio concedergli. Non può invocare continuamente il gusto del pubblico come se fosse una forza della natura, estranea a ogni decisione editoriale.
Ed è qui che i calzini diventano qualcosa di più di un gioco. Diventano una piccola lente deformante attraverso cui osservare il grande spettacolo della notorietà. Se William colleziona note, Pablito sembra fumare con una molletta e Bis nonna Teresa finisce al centro di una vicenda impossibile, la domanda non è soltanto se facciano ridere. È che cosa ci faccia ridere, e perché.
Tiziana Franzutti mette in circolazione personaggi che esasperano i vizi, le contraddizioni e le assurdità della vita quotidiana. La satira funziona proprio così: prende un dettaglio, lo ingrandisce e lo restituisce al pubblico sotto forma di specchio.
Resta, però, la questione iniziale. Chi sta mandando Tiziana Franzutti al Grande Fratello? È una candidatura reale? È un gioco social? È una provocazione rivolta alla produzione e agli spettatori? Sono domande alle quali occorre rispondere partendo dai fatti, non dalle supposizioni.
Perché se la televisione vuole trasformare tutto in spettacolo, il giornalismo dovrebbe almeno conservare il diritto di fare domande. Anche scomode. Anche ironiche. Anche davanti a un paio di calzini.
E allora, prima di votare il preferito, forse dovremmo votare un’altra cosa: l’idea di televisione che vogliamo. Quella che si accontenta di farci guardare, oppure quella che riesce ancora a farci pensare?
Category: Costume e società, Cultura



























