UN TETTO, 6 KW E IL SOLE DEL SALENTO: QUANTA ENERGIA SI PRODUCE DAVVERO

Nel 2024 la provincia di Lecce è stata la prima in Italia per produzione fotovoltaica, con 1.143 GWh, secondo il Rapporto Statistico del GSE. Nello stesso anno la Puglia è risultata la prima regione per energia prodotta dal fotovoltaico, con 4.639 GWh, pari al 12,9% del totale nazionale.
Il dato racconta bene il territorio, ma dice poco di ciò che accade sul singolo tetto. Va chiarito anche un equivoco che circola spesso: la Puglia non è la prima regione per potenza installata, primato che spetta alla Lombardia. È però tra le più produttive, ed è su questo che conviene ragionare.
Per chi valuta oggi un impianto fotovoltaico residenziale nel Salento, il parametro utile è la producibilità specifica, cioè quanti kWh all’anno produce ogni kWp installato. Le stime basate su PVGIS, il simulatore del Joint Research Centre della Commissione europea, ridotte del 5% per prudenza, indicano circa 1.441 kWh/kWp a Lecce e 1.409 a Bari.
È un indicatore più utile della sola potenza nominale perché permette di tradurre la taglia dell’impianto in energia realmente producibile nel corso dell’anno. Due impianti entrambi da 6 kW, installati su tetti diversi, possono infatti avere risultati differenti se cambiano esposizione, inclinazione, ombreggiamenti o condizioni del sito.
Dalla taglia alla produzione
Tradotti in taglie, questi valori danno per un tetto ben esposto circa 4.200-4.400 kWh l’anno per un impianto da 3 kW, 8.500-8.650 kWh per uno da 6 kW e 12.600-13.000 kWh per uno da 9 kW. Sono stime realistiche e cautelative, con perdite standard di sistema.
Tra Bari, Lecce e Foggia le differenze esistono ma sono contenute, con un piccolo vantaggio per l’area salentina. Per una famiglia, contano di più il tetto e il progetto che pochi chilometri di distanza tra una provincia e l’altra.
La taglia, da sola, non dice quindi se un impianto sia adatto a una specifica abitazione. Un 6 kW può essere corretto per una casa molto elettrificata, con pompa di calore, climatizzazione e auto elettrica, ma risultare sovradimensionato in presenza di consumi più contenuti. La stima della produzione va sempre letta insieme ai consumi reali e alla loro distribuzione durante la giornata.
Che cosa fa la differenza
La regione conta, ma non basta. La resa dipende da radiazione solare, temperatura, orientamento, inclinazione, tecnologia dei moduli, ombreggiamenti e perdite di sistema, e per questo un impianto ben progettato a Bari può rendere più di uno mal posizionato a Lecce. I moduli più efficienti aiutano soprattutto a installare più potenza nello stesso spazio, ma non garantiscono automaticamente più kWh per ogni kWp.
Anche l’orientamento va letto in funzione dell’obiettivo. Una copertura perfettamente esposta può massimizzare la produzione complessiva, mentre in altri casi una disposizione differente può aiutare a distribuire meglio l’energia prodotta nelle diverse ore della giornata. Ombre di camini, edifici vicini o alberi, anche se limitate a una parte del giorno, possono incidere sulla resa e vanno considerate già nella fase di progettazione.
In Salento pesa anche la manutenzione. Polvere, sabbia e depositi superficiali possono ridurre la resa se restano a lungo sui moduli, soprattutto nei mesi estivi più secchi, e una pulizia periodica con il controllo delle prestazioni è una voce da non trascurare.
Produrre di giorno, consumare quando serve
Il vantaggio sul Nord Italia esiste, ma non va gonfiato: si nota soprattutto d’inverno, quando le giornate limpide del Sud mantengono la produzione più stabile. D’estate il picco è molto forte, e in Puglia il fotovoltaico è spesso un vero pilastro dell’autoconsumo domestico, soprattutto quando la casa ha anche pompa di calore, boiler elettrico o ricarica per auto elettrica.
Qui entra in gioco un secondo tema: non conta soltanto quanta energia l’impianto produce in un anno, ma quanta di quella produzione viene utilizzata direttamente in casa. Spostare alcuni consumi nelle ore di maggiore produzione, quando possibile, permette di aumentare l’autoconsumo senza modificare la taglia dell’impianto. Con un impianto da 6 kW si arriva indicativamente a 8.500-8.650 kWh l’anno, un livello che può coprire gran parte dei consumi di una famiglia moderna ben elettrificata. Il risultato dipende però dall’abitazione: orientamento, ombre, consumi e spazio disponibile cambiano molto. Per questo il punto di partenza resta una stima personalizzata, costruita sul tetto reale e sui consumi effettivi della famiglia.
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