LA STORIA, IL SUCCESSO, I PROGETTI DEI CRIFIU. leccecronaca.it HA INCONTRATO ANDREA PASCA, SANDRO E LUIGI DE PAULI. ECCO QUELLO CHE CI HANNO RACCONTATO

| 28 dicembre 2017 | 0 Comments

di Roberto Molle______

Ci sono incontri che si possono rimandare più volte, ma poi, alla fine, sono inevitabili. In special modo se si devono incontrare dei musicisti che si stimano talmente tanto, da rendere inevitabile di chiedere loro un po’ di cose sulla loro musica e la loro storia.

I musicisti in questione vengono da Muro Leccese e fanno parte di un gruppo che è ormai nel cuore non solo dei Salentini, ma anche di un pubblico vastissimo disseminato un po’ in tutta Italia; si chiamano “Crifiu”, e hanno cominciato a muovere i primi passi verso la fine degli anni Novanta.

Il nucleo storico, attorno a cui – di volta in volta – ruotano altri musicisti, è costituito dai fratelli Luigi (ogni tipo di chitarra, bouzouky, ukulele, mandolino) e Sandro De Pauli (fiati e programmazioni), e Andrea Pasca (voce).

Poco meno che diciottenni, dopo aver assistito ad un concerto dei Modena City Ramblers, rimangono così colpiti da quella miscela di sonorità folk e rock, meglio conosciuta come combat-folk (che il gruppo emiliano aveva mutuato dalle sue scorribande in terra d’Irlanda), al punto di decidere di fondare una band. E il loro primo disco, pubblicato (“La strada del sogno” – 2001), non poteva non essere un omaggio a quei musicisti che, insieme ad altri, come “Gang”, Folkabbestia” e Tupamaros, orbitavano intorno a quella musica, a quelle parole e a quei messaggi, insiti in canzoni che affrontavano temi come: solidarietà, integrazione e interazione tra popoli di diverse culture.

Di lì a poco, l’incontro con Claudio “Cavallo” Giagnotti, loro concittadino, cantante e front-man dei Mascarimirì (gruppo di matrice popolare con forti connotazioni world-music, apprezzato in tutta Europa per la sua capacità di “tradi-innovare”, e con un repertorio che spazia dalla musica delle radici salentine alla sperimentazione elettronica), segna la nascita di Dilinò: un centro, struttura- associazione che in primo luogo è ufficio stampa e studio di registrazione, poi, punto di riferimento per la realizzazione, la produzione e la promozione di progetti artistico-musicali, con un particolare interesse rivolto alla world-music ed al rock di respiro “mediterraneo”.

È una sera di agosto del 2000, quando a Castiglione d’Otranto si presenta l’occasione per i Crifiu di suonare con due dei gruppi storici del movimento combat-folk: i Gang e i Tupamaros; quando arriva il loro turno, sono visibilmente emozionati e felici, e anche se ci sono alcune imperfezioni stilistiche nella loro performance, se la cavano benissimo eseguendo loro brani originali.

Dopo “La strada del sogno”, un altro disco di formazione: “Di periferia…” (pubblicato nel 2002), poi tanti concerti in giro per l’Italia, e nel 2006 è la volta di “Terra e mare”, accolto dalla critica come uno dei migliori dischi pubblicati in Italia negli ultimi dieci anni del periodo. L’album, una commistione di tradizione e sperimentazione (un mix tra rock, elettronica, world-music e melodie mediterranee) segna anche l’incontro, durante i tantissimi concerti, con alcune importati ensamble di musicisti, che in diverse occasioni non mancheranno di collaborare con i Crifiu cantando nelle loro canzoni.

A quel punto, il combat-folk delle origini è ormai solo un ricordo, le nuove sonorità sono un concentrato di generi e sottogeneri sonori che diventa complicato – e quasi superfluo – elencare, quello che è certo, è che, i ragazzi sono cresciuti, e per il loro successivo disco si affidano alla produzione di uno dei massimi esperti italiani: fonico, musicista, produttore, Arcangelo “Kaba” Cavazzuti, è l’uomo che ha smussato gli angoli e tolto il superfluo a “Cuori e Confini”, il disco che ha portato i Crifiu alle vette più alte della loro popolarità, oltre che al concerto del primo maggio 2014 e a mille altri festival prestigiosi in Italia e in Europa.

Con un brano (Rock & Rai) che è un manifesto alla tolleranza e alla pacifica convivenza tra i popoli, ma anche un atto d’amore nei confronti delle terre che “circondano” il Mediterraneo, e con altre dodici canzoni, una più bella dell’altra (solo per citarne alcune: “La mia terra”, “preghiera del clown”, “L’uomo al centro del mondo”), “Cuori e confini” segna il passaggio della linea d’ombra per tre ragazzi che sognavano solo di fare i musicisti, e mai avrebbero pensato di arrivare così lontano.

A seguire, ancora altre esperienze collaborative con musicisti italiani e stranieri: Cisco Bellotti, i fratelli Severini, Boomdabash, Claudio Prima, Massilia Sound System, e tanti altri. Poi il disco della conferma, ancora prodotto da Cavazzuti, con un andamento più pop, ma sempre con un respiro alto, “A un passo da te” (2015), aiuta i Crifiu a scrollarsi di dosso – se ce ne fosse ancora bisogno – qualsiasi aura che possa tenerli ingabbiati in un genere. Canzoni raffinate, suoni bilanciati, e testi che sfiorano i lidi della poesia. Ad oggi, i Crifiu stanno lavorando al prossimo disco.

 

Si diceva di quell’ incontro e delle possibili domande da porgere ai Crifiu…Quello che segue è il resoconto di una chiacchierata avvenuta ieri (nella foto) nello studio di Dilinò insieme ad Andrea Pasca, Luigi e Sandro De Pauli, in un mite pomeriggio invernale.

 

D.) – Tornando a quel famoso concerto di Castiglione di diciassette anni fa, di recente ho sentito Francesco Grillenzoni (cantante dei Tupamaros, altro gruppo modenese, all’epoca molto noto nel circuito combat-folk n.d.r.), in quell’occasione voi eravate un gruppo spalla, invece oggi siete sulla bocca di tutti, un po’ meno lui. Parlando di voi, mi ha detto che vi apprezza moltissimo. Come gestite il fatto di essere famosi, in qualche modo?

R.) – Luigi De Pauli: Mah, siamo abbastanza tranquilli. Da quando siamo partiti, abbiamo fatto delle scelte che ci hanno dato ragione, innanzitutto, non fare cover; poi, scrivendo in proprio musica e testi, lavorando con metodi artigianali. Le cose son venute pian piano, ovviamente ci fa molto piacere essere su un palco, avere un contatto speciale con il pubblico sapendo di essere apprezzati per il lavoro fatto.

 

D.) –  Scorrendo un po’ in giro nella rete, ho visto che nella vostra discografia ufficiale non compare il primo album “La strada del sogno”: sembrerebbe quasi un voler prendere le distanze da quel periodo, magari emozionante, ma un po’ imbarazzante, dato l’amore per certi suoni che il disco contiene, così lontani dalla line up dei Crifiu attuali. Come stanno le cose? È solo una mia impressione?

R.) – Luigi De Pauli: Essenzialmente, “La strada del sogno” è stato un disco fatto tra amici musicisti che poi hanno preso strade diverse. In sostanza, noi lo consideriamo un demo e poco più. Questo è il motivo per cui non è considerato un disco vero e proprio.

 

D.) – Una curiosità riguardo il vostro nome: Crifiu, è il nome di un quartiere (come Triciu, ad esempio), un acronimo, o cosa altro?

R.) – Andrea Pasca: Era un acronimo, ora non lo è più. Un acronimo che rappresentava la musica che facevamo alle origini, e voleva dire “Cricca folkloristica irlandese utopista”. Praticamente i germi di quello che eravamo. Poi, nel tempo, suonando fuori dalla Puglia ci siamo resi conto che Crifiu sembrava più una parola dialettale, proprio per il suono, così abbiamo tolto i punti dell’acronimo ed è diventata una parola nuova oltre che, il nome che ci identifica.

 

D.) – Perché nasce Dilinò?

R.) – Luigi De Pauli: Dilinò nasce dall’ esigenza di auto produrci; un luogo e uno spazio per pianificare, organizzare e registrare la nostra musica, dato che noi facciamo tutto da soli. Certo, oggi nello studio di Dilinò facciamo solo pre-produzione, poi, per registrare, ci affidiamo a situazioni più professionali.

 

D.) – Andrea, in “L’uomo al centro del mondo” (da “Terra e confini”) duetti con la potentissima e magnetica voce di Papet-j dei marsigliesi Massilia Sound System.  Come nascono collaborazioni di questo tipo?

R.) – Andrea Pasca: Ci sono state, grazie a Dilinò, una serie di collaborazioni con gruppi della scena marsigliese, sono passati da qui nomi importanti con cui si sono create situazioni di stima e collaborazione.

 

D.) – Come nasce il rapporto con Mascarimirì, e il conseguente consorzio che ha portato a Dilinò?

R.) – Luigi De Pauli: Fu Claudio “Cavallo” Giagnotti” che si accorse di noi e ci contattò. All’ epoca noi eravamo dei ragazzini e lui pensò di coinvolgerci nel progetto Dilinò. Oltre all’aspetto artistico, che è ben diverso dal nostro: i Mascarimirì fanno altro genere musicale, per il resto, a livello organizzativo e di produzione, siamo due identità che portano messaggi dal territorio e partono dallo stesso posto; e questo rafforza l’immagine che vogliamo dare.

 

D.) – I vostri ultimi due dischi (“Cuori e confini” e “A un passo da te”) vedono alla consolle uno dei produttori italiani più importanti, quell’Arcangelo “Kaba” Cavazzuti, già produttore e musicista con i Modena City Ramblers, fonico e chissà cos’altro. Come è stato lavorare con Kaba?

R.) – Luigi De Pauli: Ad un certo punto sentivamo l’esigenza di un parere esterno. Stavamo lavorando a “Cuori e confini” e conoscevamo il lavoro che Kaba aveva fatto con i Modena, così gli abbiamo mandato i nastri di pre-produzione, lui è venuto in Salento e ha fatto un lavoro “a togliere”, ad asciugare suoni, naturalmente senza snaturare la struttura delle canzoni. Ci è piaciuto quello che ne è venuto fuori e che; ha dato un valore aggiunto a “Cuori e confini” prima, e ad “A un passo da te” dopo.

 

D.) – Ho visto in giro delle locandine che vi riportano come trio e con la suggestiva sigla di “Als Project”. Di cosa si tratta?

R.) – Sandro De Pauli: È un progetto che ci vede suonare in acustico in piccoli locali. Andrea al canto, Luigi alla chitarra e io al flauto. Facciamo un repertorio che “saccheggia” il repertorio di musicisti che amiamo: dai Gang ai Nomadi, da Guccini a De Andrè, da De Gregori a Gaber, e a tanti altri. Questo in inverno, perché poi, riprenderemo i concerti, dove oltre a noi, ci saranno ancora Valerio Greco al basso e Antonio Donadeo alle percussioni: praticamente i Crifiu.

 

 

 

 

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